Leggo apprezzamenti quasi unanimi su Io non ho paura, il nuovo film di Gabriele Salvatores tratto dall’omonimo soggetto di Ammaniti. Bene: tra i titoli italiani della stagione in corso merita certo di essere visto.
Mi ha colpito in particolare la lunga serie di riferimenti che i critici hanno individuato nella pellicola. Qualche esempio: Alberto Crespi sull’Unità si richiama a I giorni del cielo di Terry Malick, ai sovietici La terra o La storia di Asja Kljacina, ai miti dell’antichità e della Bibbia, a ET. Roberto Nepoti su Repubblica cita Stephen King e sottolinea toni western, ingenui, romanzeschi e mitici. La Stampa ricorda le illustrazioni dei libri per l’infanzia e le immagini di Conrad L. Hall in Era mio padre di Mendes. Tullio Kezich sul Corriere della Sera richiama ancora King.
Ora io mi chiedo: non sarà un po’ troppo per un film solo?
Forse proprio quest’eccesso di regia e di ricerca mi ha messo un po’ a disagio. Perché non posso proprio dire che non mi siano piaciuti la strepitosa fotografia, la cura maniacale per i particolari, l’intuizione di girare ad altezza di bambino, la credibilità degli interpreti, la sensibilità per l’infanzia (fin troppo ostentata), l’assenza di sentimentalismo gratuito, la musica così indovinata. Singolarmente sono quanto di meglio abbia visto di recente. L’insieme, però, mi è sembrato tracotante e imperfetto, eccessivo nel tentare l’esercizio di stile piuttosto che mirare all’equilibrio complessivo.
Il sito del film, una volta tanto anche in Italia, è piuttosto originale.
- Ma tu credi che sia proprio tutto vero?
Non ho mai nascosto di non provare simpatia per le catene che girano in Rete.
Che cosa c’è dietro gli attentati dell’11 settembre 2001? Secondo
Di questa vicenda incuriosiscono due cose: la costante assenza di dubbi da parte dei detrattori (è davvero così fuori di discussione che possa essere accaduto altro, quel giorno?) e, per contro, la capacità di provocare dubbi che è la forza del protagonista di questo caso editoriale. Per questo attira l’attenzione l’uscita de
Incurante degli attacchi, quasi sempre personali e raramente portati alla sostanza delle sue accuse, Thierry Meyssan rilancia con 








