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Archive: marzo 2003

marzo 27 2003

Una scena di Io non ho pauraLeggo apprezzamenti quasi unanimi su Io non ho paura, il nuovo film di Gabriele Salvatores tratto dall’omonimo soggetto di Ammaniti. Bene: tra i titoli italiani della stagione in corso merita certo di essere visto.

Mi ha colpito in particolare la lunga serie di riferimenti che i critici hanno individuato nella pellicola. Qualche esempio: Alberto Crespi sull’Unità si richiama a I giorni del cielo di Terry Malick, ai sovietici La terra o La storia di Asja Kljacina, ai miti dell’antichità e della Bibbia, a ET. Roberto Nepoti su Repubblica cita Stephen King e sottolinea toni western, ingenui, romanzeschi e mitici. La Stampa ricorda le illustrazioni dei libri per l’infanzia e le immagini di Conrad L. Hall in Era mio padre di Mendes. Tullio Kezich sul Corriere della Sera richiama ancora King.

Ora io mi chiedo: non sarà un po’ troppo per un film solo?

Forse proprio quest’eccesso di regia e di ricerca mi ha messo un po’ a disagio. Perché non posso proprio dire che non mi siano piaciuti la strepitosa fotografia, la cura maniacale per i particolari, l’intuizione di girare ad altezza di bambino, la credibilità degli interpreti, la sensibilità per l’infanzia (fin troppo ostentata), l’assenza di sentimentalismo gratuito, la musica così indovinata. Singolarmente sono quanto di meglio abbia visto di recente. L’insieme, però, mi è sembrato tracotante e imperfetto, eccessivo nel tentare l’esercizio di stile piuttosto che mirare all’equilibrio complessivo.

Il sito del film, una volta tanto anche in Italia, è piuttosto originale.

marzo 26 2003

Mentre in Inghilterra torna la censura, artisti di tutto il modo usano i propri siti per mettere a disposizione canzoni per la pace, nuove o composte per l’occasione. Da noi si lancia Celentano. Tutti con dichiarazioni senza troppi compromessi. Sarà anche facile. Sarà anche marketing. Ma è un bel segnale.

This is the strongest voice I could think of to send out there. We had to send something out there now. We are praying and hoping for the lives of all people involved, the troops, the Iraqi civilians, refugees, pow’s, families of troops, the innocents, that they are safe and okay. Safe home, all. – Michael Stipe

marzo 24 2003

Il cormorano del Golfo (dal Washington Post)– Ma tu credi che sia proprio tutto vero?
– Beh, proprio tutto no. Qualche eccesso di propaganda è evidente. Però le immagini in diretta… i collegamenti telefonici… Internet… insomma, questa volta ne sappiamo parecchio di più, no?
– Sarà. Però vedere non mi fa stare più tranquillo. Ti ricordi del cormorano?
– Quale cormorano?
– Quello impiastricciato di petrolio. Nel Golfo Persico. Dodici anni fa.
– Ah, sì. È stata una delle immagini simbolo della guerra del 1991, se non sbaglio.
– Esatto.
– Beh, che c’entra?
– Era falsa.
– Sì, vabbé. E magari Saddam non aveva nemmeno invaso il Kuwait.
– No, nel Kuwait era entrato davvero. Non stava per invadere l’Arabia Saudita, semmai, ma questa è un’altra storia.
– Beh, ma il cormorano che c’entra?
– Il cormorano era la dimostrazione che Saddam Hussein stava vendicandosi del mondo aprendo le pompe di petrolio e creando un disastro ambientale.
– Questo l’avevo capito.
– Lo scoop l’avevano girato lungo le coste del Kuwait le troupe di Itv e della Cnn. Fece impressione perché si trattava di una delle prime immagini reali degli effetti della guerra dopo giorni di traccianti verdi nel cielo di Baghdad.
– E perché sarebbe falsa?
– Perché quella zona era in pieno controllo irakeno, in quel momento. Ed era sottoposta a continui bombardamenti americani.
– Saranno stati giornalisti coraggiosi.
– Forse lo erano, ma è certo che non si trovavano sulle rive del mare in quei giorni.
– No?
– No. E la troupe della Cnn lo ammise qualche giorno dopo a un collega francese più curioso degli altri. Le immagini erano state girate altrove.
– Dove?
– Non è chiaro. Di sicuro c’è che in quella zona e in quel periodo dell’anno non ci sono cormorani. Del cormorano agonizzante esistono fotografie e riprese televisive. Solo che le foto risalirebbero addirittura al 1983, durante la guerra Iran-Iraq.
– Ma figurati!
– Aspetta, c’è di peggio. Le riprese televisive, a quanto si stabilì nei mesi successivi, sono state create ad hoc prelevando dei cormorani allo zoo e sporcandoli di petrolio.
– Ma non è possibile.
– Invece andò proprio così. È stato dimostrato che anche altri dei filmati più noti della Guerra del Golfo furono girati “in studio” e spacciati per veri. Alcuni hanno fatto a lungo bella mostra di se nel portafoglio della Hill & Knowlton.
– Se fosse davvero così sarebbe venuto fuori uno scandalo.
– Ci fu, ma non ebbe lo stesso risalto. A guerra finita non importava più nessuno. Ne parlano molti libri, comunque.
– E che cosa vorresti dimostrare con questo?
– Nulla. Non toglie nulla alla drammaticità della guerra. Non cancella le responsabilità di nessuno. Fa pensare, però.
– Che cosa dovrei fare, allora? Sentirmi tradito e non credere più a nulla? Non seguire più i telegiornali? Pensare che la Gruber non si trovi affatto a Baghdad, ma mi stia raccontando un sacco di balle da qualche isola tropicale?
– Ma no, credici pure. Anzi, segui la cronaca e informati il più possibile. Ma ricordati di dubitare. Non puoi fare altro, in questo momento. Puoi solo dubitare. E non mi pare poco.

marzo 20 2003

Ripensavo a una poesia che mi è rimasta nel cuore.

TESTAMENTO
di Kriton Athanasulis (1916-1979)

Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.

Ti lascio il sole che lasciò mio padre a me.
Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno le notti a dolce sonno,
il mare t’empirà di sogni.

Ti lascio il mio sorriso amareggiato:
fanne scialo, ma non tradirmi.
Il mondo è povero oggi.
S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando l’amore del mondo.

Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro
Il mondo ne ha bisogno.

Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del mio tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.

Non dire mai che sono stato indegno,
che disperazione m’ha portato avanti
e son rimasto indietro, al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine
hanno sepolto la mia voce.

Ti lascio la mia storia
vergata con la mano d’una qualche speranza.
A te finirla.

Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate, ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austera forma d’uomo,
madri vestite a bruno, fanciulle violentate.

Ti lascio la memoria di Belsen e di Auschwitz.
Fa presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo.

Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici: già! i nemici dell’odio.

Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri:
dicono sempre sì, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono, di fuori,
il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.

Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro.
Il pane è fatto pietra, l’acqua fango,
la verità un uccello che non canta.

É questo che ti lascio.
Io conquistai il coraggio d’essere fiero.
Sforzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. É questo che ti lascio.

marzo 19 2003

Mozzarella di BufalaNon ho mai nascosto di non provare simpatia per le catene che girano in Rete.

Non sono i messaggi in sé: mi fa piacere se un amico approfitta di un testo o un’immagine che ritiene divertente per mandarmi un saluto. Nella peggiore delle ipotesi lo metto da parte e lo leggo quando ho tempo. Quello che non tollero proprio sono le bufale, i messaggi falsi che diffondono presunti appelli umanitari e che in realtà si prendono gioco di chi li invia in buona fede. La maggior parte sono note da mesi, se non da anni: è quindi sufficiente un po’ di prudenza e spirito critico prima di contribuire alla sua diffusione.

I miei contributi alla causa anti-bufala sono due.

Uno. C’è chi si dedica con passione a smascherare i messaggi falsi. Ecco tre buoni indirizzi da consultare sempre prima di inoltrare un messaggio (anche quando non si nutrono molti dubbi sull’autenticità):

Due. Ogni volta che ricevo un messaggio di questo tipo, controllo di persona. Una volta li cancellavo e basta. Ora, se scopro che è una bufala nota (e succede nel 90% dei casi), rispondo al mittente facendoglielo notare e fornendogli documentazione utile. Il risultato, di solito, è: (a) il mittente s’arrabbia, la prende come un’offesa personale e mi cancella dalla sua rubrica; (b) risponde con un lungo messaggio, nel quale mi spiega le profonde motivazioni che lo hanno spinto a inoltrare la bufala, non senza sottolineare il suo senso di tradimento una volta scoperto l’inganno; (c) tace e si vergogna più del necessario; (d) tace e se ne frega.
Quella di oggi, per esempio, era una d.

Qualunque sia la reazione, sono sicuro che alla prossima occasione, l’incauto mittente ci penserà una volta di più prima di premere il tasto Invia. O, nella peggiore delle ipotesi, di scrivermi ancora.

L’importante, in fin dei conti, è prenderla con ironia.

marzo 16 2003

Arretrati

Vedere un dvd preso a noleggio è sempre più una questione di pazienza. La catena di incuria e maltrattamenti che porta quei pochi centimetri di plastica dalla fabbrica al lettore di casa è fuori dalla mia immaginazione. Sono mesi che non mi capita di vedere un film senza senza interruzioni o salti di interi minuti. Tornerò alle videocassette, credo. Ricordo quando i primi Cd arrivarono sul mercato: erano più pesanti e rifiniti. Incutevano rispetto. Forse un dvd è troppo leggero, non si fa prendere sul serio.

§

Complice l’influenza, ho recuperato un po’ di film che mi ero perso nei mesi passati. Sarà stata la scelta favorita dall’offerta 3×2, ma pare che sia sempre più difficile vedere una storia una storia raccontata sullo schermo: sempre più spesso una pellicola preferisce portare lo spettatore dentro un’atmosfera. Che non è sempre male, se il film riesce bene.

The Dangerous Lives of Altar Boys
Strampalato, imperfetto e visionario, l’opera prima di Peter Care entra come pochi altri titoli del recente passato nel vivo dell’adolescenza. Con il suo ingenuo mix tra fumetto e realtà e una storia portata alle estreme conseguenze, è lo Stand by me del 2000. Sprecata Jody Foster, bravo il giovane Kieran Culkin, che qui fa le prove da protagonista per Igby Goes Down, una sorta di trasposizione moderna del Giovane Holden molto apprezzata negli Stati Uniti e in arrivo in Italia.

Signs
Mi hanno sempre affascinato i crop circle e le teorie collegate a questi fenomeni. Le grandi produzioni hollywoodiane tendono a prendere due strade differenti per costruire una storia, in questi casi: la via “scientifica” (Jurassic Park, Twister, Deep Impact) e la via della fantascienza (Contact, Stargate). Signs imbocca la seconda strada per poi diventare un thriller psicologico tutto giocato fra le mura di una fattoria. Comincia benino, ma presto si perde nella fredda perfezione con cui tutti gli intrecci si risolvono e il bene trionfa sull’ignoto. Il percorso religioso del protagonista resta poco più di una discussione sul tempo. Mel Gibson è sempre uguale a se stesso, Joaquin Phoenix non che la polvere del talento del compianto fratello e il più giovane dei Culkin (Rory) rientra nello standard familiare di talento precoce.


Monster’s Ball

La storia drammatica che è valsa un Oscar a Halle Berry è, in realtà, l’occasione per una nuova ottima
interpretazione
di Billy Bob Thornton. Il silenzioso barbiere de L’uomo che non c’era è qui un uomo a cui la vita scivola addosso, tra drammi e incontri casuali. Si spreca un po’ di tempo nel tentativo di capire dove voglia arrivare la vicenda (che parte da una condanna a morte, passa per il razzismo vissuto in una cittadina del Sud degli Stati Uniti e s’interrompe in un distributore di benzina). Solo dopo una buona metà ci si rende conto che in realtà tutto è marginale e che al centro ci sono solo due persone in balia del destino. Un film che riesce a essere spesso sgradevole, ma con una classe e due interpreti che valgono la pena. Nella sua genericità, forse una volta tanto il (sotto)titolo italiano è più azzeccato dell’originale.

The Mothman Profecies
Atmosfera, ancora atmosfera. E di nuovo incentrata sul soprannaturale, con in più qualche inquietante e non del tutto chiarito collegamento alla realtà. La storia scorre rapida, poi si perde nell’attesa degli eventi e indugia in modo un po’ ridondante nei risvolti psicologici. Buona la tensione (era da Le verità nascoste che un film non riusciva a spaventarmi), ottima la fotografia.

Magdalene
Dopo tanto parlare, avevo perso l’occasione e la voglia di vedere il film di Peter Mullan che tanto ha fatto discutere a Venezia (sarà anche merito del funereo manifesto italiano, che ne anticipa i toni più brutali, al contrario della più conciliante locandina angloamericana?) . Mi aspettavo un film più ruvido e duro. Ma è proprio l’apparente distacco del regista rispetto alle vicende delle sue protagoniste a rendere il film credibile e dignitoso nel denunciare una pagina di storia recente che non si fatica a credere vera. Tra gli interpreti, Geraldine McEwan eccelle nei panni della direttrice dell’istituto.

marzo 6 2003

L’Ansa lascia cadere una buccia di banana, qualche giornale serio ci scivola sopra. L’effetto è divertente, per chi ha un minimo di familiarità con Internet.

(ANSA) – NAPOLI, 5 MAR -Sono gia’ tutti disponibili in internet i brani dell’edizione 2003 del festival di Sanremo. Le canzoni, in formato MP3, sono scaricabili direttamente agli indirizzi dei siti gestiti dagli hacker. La corsa alla riproduzione clandestina e’ stata vinta quest’anno dai pirati della rete internet che hanno anticipato il commercio clandestino delle cassette e dei cd. Gettonatissime le canzoni di Alex Britti, di Alexia e di Cammariere.
2003-03-06 – 14:04:00

Complice un’agenzia ancora più divertente girata in mattinata (e della quale non ho ancora trovato l’originale), la notizia prende presto forma sui quotidiani online. E non solo nei rulli di agenzia, che entrano in circolo in modo quasi automatico. Così scrive il Corriere ancora a metà pomeriggio nel suo speciale Sanremo (prima che Paolo Ottolina intervenisse con un pezzo ben più sensato):

TUTTI I BRANI SUL WEB – I nuovi brani infatti sono già tutti disponibili sul Web. Le canzoni, in formato Mp3, si possono scaricare agli indirizzi dei siti gestiti dagli hacker. Basta far parte di un gruppo informatico, come quello denominato WinMX, e scaricare il software che permette l’accesso dell’utente in una comunità informatica (file sharing) dove ognuno mette a disposizione degli altri materiale di diverso genere e, a volte, come in questo caso, brani musicali. Una volta entrati nel sito, basta mettersi in coda ed aspettare il proprio turno per scaricare i pezzi scelti. Gettonatissime le canzoni di Alex Britti, di Alexia e di Cammariere. Il sistema, che si basa sulla suddivisione dei dati su innumerevoli computer che li convogliano in un unico sito, rende impossibile la localizzazione e l’oscuramento della banca dati raggirando così ogni tipo di controllo.

In serata, La Stampa online andava ancora fiera di una versione pressoché identica, nonostante l’attenzione solitamente superiore alla media con cui questa testata segue le vicende della Rete.
Con maggiore prudenza, invece, e senza stravolgere il senso dell’originale, News2000 aveva gestito il lancio d’agenzia tra le brevi della mattinata:

12:43 Tutto il festival in mp3
Le canzoni di Sanremo sono già disponibili sul web
ROMA, 6 mar – Sono già disponibili su internet tutti i brani proposti al Festival di Sanremo. Gli hacker, ma anche normalissimi utenti, stanno scambiando una grandissima quantità di file mp3 grazie ai programmi di file sharing come WinMx. La riproduzione clandestina delle canzoni, che avveniva di solito nei giorni seguenti al Festival con cassette è cd, è stata dunque superata dalla tecnologia digitale e dal web. (News2000)

Tralasciando la confusione nata intorno ai concetti di pirateria, hacker, peer-to-peer e comunità online, nessuno sembra essersi accorto di un aspetto non trascurabile: buona parte delle canzoni presenti su WinMX al momento in cui si è gridato allo scandalo – che scandalo è fino a un certo punto: sono registrazioni prese dalla radio o dalla tv, con tutti i conseguenti limiti di qualità – sono completamente false. All’etichetta, infatti, non corrisponde la canzone richiesta. Un vecchio scherzetto delle reti P2P. Che riesce tutti gli anni.

Poi la pirateria esiste, per carità: fra una settimana la notizia sarà verissima.

marzo 4 2003

Comincia il Festival Delle Persone Che Si Prendono Molto Sul Serio.
Alternative (musicali) per le cinque sere:

marzo 3 2003

La finestra di fronte
Ozpetec è bravo. Ho amato tanto Il bagno turco e Le fate ignoranti. Per questo mi suona quanto meno stonato definire La finestra di fronte un film carino.

Dei lavori precedenti conserva la capacità non comune di arrivare con le immagini oltre il punto in cui si fermano le parole. Nonostante il regista lo definisca un film molto personale, però, ho trovato solo tracce dell’intimità che accompagnava lo spettatore attraverso i vicoli di Istanbul o alla scoperta di una Roma inaspettata. Erano percorsi lievissimi dentro storie e dentro paesaggi, dei quali spesso si prendeva coscienza solo al termine della proiezione. Erano sottointesi, indizi appena accennati, sensazioni che il più delle volte non avevano necessità di scoprirsi.

Nella Finestra di  fronte, invece, c’è un disegno narrativo che sembra avere fretta di mostrarsi: (quasi) irruento nel mettere carne al fuoco, (quasi) frettoloso nel dare spessore ai personaggi con risultati non sempre coerenti, (quasi) compiaciuto nel momento in cui tutto si svela. Ci sono momenti di poesia visiva: quando presente e passato si fondono nella memoria confusa di Davide per le strade del ghetto ebraico, nel luccichio della sigaretta di Giovanna nel buio della cucina o nel primo piano finale di Giovanna. Da soli valgono il film, ma non tolgono l’impressione di un cast non completamente amalgamato, nonostante un commovente Massimo Girotti, una Giovanna Mezzogiorno all’altezza e una simpaticissima Serra Yilmaz (perfetta caratterista per le atmosfere di Ozpetec). Raoul Bova non delude nei panni dell’anonimo vicino, ma nemmeno rende completamente giustizia al suo personaggio. Non basta un paio di occhiali.

Detto questo, definire La finestra di fronte la versione proletaria dell’ultimo film di Muccino mi sembra appena un po’ azzardato.

marzo 1 2003

Il Barbiere della Sera spiega con la consueta irriverenza tutto quello che c’è da sapere sulle elezioni di aprile in Friuli Venezia Giulia. A cominciare dal perché se ne parla tanto a livello nazionale. E dai protagonisti, compresi quelli occulti.