La Regjon par furlàn

Come previodût dal articul 6, come 5, de leç costituzionâl 31 di Zenâr dal 2001, al sît Web de Regjon Autonome Friûl-Vignesie Julie al è a disposizion par furlân. «La valorizazion des comunitâts linguistichis, de lôr storie, culture e lenghe al è un obietîf fissât tes declarazions programatichis che o ai presentât al Consei regjonâl sul tacâ di cheste legjislature», dis il President de Regjon Riccardo Illy. (La modulistiche e la documentazion che si puedin tirâ jù dal sît a son in formât PDF. Par visualizâlis al covente doprâ il program Adobe Acrobat Reader. Se no tu âs chel program tu puedis tirâlu jù a gratis dal sît di Adobe cricant chi sot.)

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La coscienza del messo

Lungi da me l’idea di mettere becco nella faccenda del crocifisso sfrattato, che se ne sentono già abbastanza in questi giorni. Però mi chiedevo: può un messo notarile rifiutarsi di consegnare la comunicazione di una sentenza? Così è, almeno a sentire il telegiornale – che deve parlare semplice e in fretta, sennò annoia. Nessuno fiata e la notizia passa ovvia almeno quanto il fatto che a Milano, nelle stesse ore, piove.

Seguendo il ragionamento, dunque, il mio postino potrebbe boicottare il recapito di una raccomandata perché suppone che il contenuto non corrisponda ai propri valori. Il messo questo è, mi spiegano: il postino del tribunale, l’anello di congiunzione tra l’ordinanza del giudice e la sua esecuzione. Del contenuto di una sentenza, a rigor di logica, non dovrebbe neppure essere informato (come del resto il postino delle mie raccomandate).

Poi, a spulciare i giornali (link a breve conservazione dal Corriere della Sera), si scopre che non di vera obiezione di coscienza si è trattato, perché evidentemente inammissibile nella fattispecie, ma di opportuno scambio di cortesie tra colleghi di fronte alle remore dell’incaricata. Con buona pace del crocefisso, che a questo punto della vicenda io immagino arrossito d’imbarazzo. E pure dell’obiezione di coscienza, rassicurante baluardo della dignità abusato come un estintore per spegnere una pipa.

(Intanto i bimbi di Ofena sono costretti a casa per una settimana e la scuola italiana va a rotoli, ma di questo nessuno si cura davvero: le campagne di civiltà non concedono tempo.)

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Voci che possono

Dave Matthews' Band in concerto Ci sono voci che possono permettersi di essere credibili in qualunque contesto: per esempio, quelle di Michael Stipe (clip: WM, RA) o Tracy Chapman (WM, RA). Anche quella di Dave Matthews. Ho scoperto il repertorio della Dave Matthews’ Band ai tempi dell’università: mi folgorò Let You Down (WM) e un po’ per volta mi sono appassionato all’affascinante mix di acustico ed elettrico imbastito da quella voce calda e piena di personalità. Crash è ancora uno dei cd che più mi rilassano.

Oggi Dave Matthews si è preso una vacanza dalla Band che porta il suo nome e prova a esaltare la sua vena di cantautore. L’incursione da solista (Some devil) ha un sapore vagamente più commerciale rispetto alla consueta produzione collettiva, ma il risultato è quanto meno piacevole. E no, checché ne dicano i giornali, il cd è lungo ma affatto noioso. Un po’ funebre al primo ascolto, magari, con tutto quel parlare di cimiteri (Gravedigger) e vite complicate. Poi, però, emergono le piccole immagini azzeccate di cui è infarcito l’album (A hundred and three is forever when you’re just a little kid, So Cyrus Jones lived forever), gli arrangiamenti raffinati, l’alternarsi di violini e chitarre elettriche, di ballate dolci (Oh) ed escursioni raggae (Up and Away, più John Lennon che Bob Marley), e l’album acquista spessore. Un cd forse meno speziato del solito, ma per nulla insipido.

Insomma, a me è piaciuto parecchio (a parte i fastidiosi vincoli del sistema anticopia BMG). Se volete ascoltarne un po’, trovate il suggestivo ma didascalico video di Gravedigger sul sito di MTV e un breve preascolto di tutte le tracce sul sito ufficiale.

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Il test dello spam

A proposito di misure: un originale affissione colta quest'estate ad Anversa
Se ogni casella di posta elettronica rintracciabile online è meta frequente e non sollecitata di e-mail che decantano le virtù di pillole, creme e medicinali a dir poco improbabili, è segno che il mercato delle pozioni miracolose è quanto meno fiorente. Qualcuno a New York sta provando a rispondere alla domanda che tutti, prima o poi, si sono posti a proposito di spam: Do Penis Enlargement Pills Work?

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La voce del treno

C’è voluto un po’, tipo qualche anno, ma ora anche i treni Eurostar hanno i loro annunci automatici (almeno sulla linea Milano-Roma, su cui ho viaggiato più di quanto avrei voluto nelle ultime 48 ore). Basta boffonchiamenti, avvisi incomprensibili, inspiegabili silenzi o incontenibili chiacchieroni. Basta anche agli approssimativi e divertenti tentativi di comunicare l’essenziale ai clienti stranieri in un numero di lingue variabile tra zero e quattro, in base all’ispirazione. Ora le informazioni le dà una voce femminile preregistrata, che oltre alla precisione ha dalla sua dizione italiana e accento inglese quasi perfetti. Poco invadente, suadente quanto basta, riesce a essere terribilmente cortese perfino nel ricordare di parlare piano, abbassare la suoneria del cellulare, non fumare e non dimenticare il giornale. Per un attimo ho avuto l’impressione che qualcuno le avesse addirittura dato retta, a proposito di voce alta, telefonini e fumo negli spazi di interconnessione, ma dev’essere stata una suggestione passeggera. Ci ha tenuti pure allegri: uscendo da Firenze e col muso già sugli appennini tosco-emiliani, la Voce ha annunciato trionfante di prepararsi per l’imminente arrivo a Santa Maria Novella, tra le risate dei passeggeri. Ma secondo me è perché non voleva fare quella monotona e prevedibile fin dal primo appuntamento.

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Nient’altro che Allen

Mi chiedo se sia un buon segno il fatto che non ho molto da dire su Anything Else. È il solito Woody Allen d’annata. Un buon Allen d’annata, questa volta. Stile raffinato, cast indovinato, dialoghi serrati, ironia intelligente, improvvise e folgoranti battute (che non sono mai quelle che hai letto sui giornali). Insomma, un film piacevole che riempie con dignità due ore del tempo dello spettatore. Anything else?

(Beh, volendo qualche riflessione tra psicologia e cinema sull’evoluzione del cineasta Woody Allen, ma altri l’hanno già fatta meglio.)

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Invettiva di un consumatore

Sono stanco di lamentarmi di disservizi. Sarà l’autunno, ma non ho più voglia di lottare. Non ho la forza di attendere altri minuti con la cornetta in mano, tormentato da musiche frastornanti. Mi manca il coraggio di ricominciare da capo ogni volta che un filtro automatico mi indirizza all’operatore sbagliato. Mi sfugge il tempo da dedicare ai mille piccoli problemi tecnici e amministrativi che avrebbero buon diritto a una soluzione. Ho perso la pazienza di adattarmi a procedure prive di logica. Ho finito la comprensione per le difficoltà che non si spiegano. Non trovo la tolleranza per dimostrare ancora una volta di essere cliente. Peggio di tutto: non sono più capace di indignarmi.

Quindi così sia. Che i servizi continuino a degradare. Avete vinto voi, multinazionali della mediocrità e dei grandi numeri. Prendetemi per sfinimento, ignorate le mie richieste, continuate ad ascoltare lo stesso problema ogni volta per la prima volta. L’avrete vinta. Mi limiterò a subire, pagherò intero per ottenere frazioni, mi accontenterò di farmi compatire quando un incauto interlocutore mi chiederà nei cinque minuti sbagliati da chi mi faccio fornire un servizio. Sono l’anello debole della catena fallimentare.

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