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Archive: novembre 2003

novembre 26 2003

In uno scambio di opinioni sul ruolo dei blog nato da un post di Granieri, Beppe Caravita si fa sfuggire una definizione illuminante per definire questo periodo strambo e allarmante:

«È in corso una trattativa geopolitica che è la vera ridefinizione del mondo dopo Yalta… e fa vittime, consapevoli e innocenti.»

Poi, nel suo blog, si lancia in un ballo memorabile nella tana del lupo, di quelli che terminano quasi sempre col passo del win-win e per cui è piuttosto noto e apprezzato da queste parti.

novembre 16 2003

Bologna, venerdì sera. Piazzale della stazione. Andirivieni nevrotico di autobus. Aspetto il 25, confuso in una folla di persone. Una donna attraversa la piazza con fare frettoloso e si avvicina nella mia direzione.
Lei (mi punta con l’indice): Trentasette?
Io (resistendo alla tentazione di rispondere “No: Sergio. Piacere”): È passato un attimo fa, ma non so dirle in quale angolo della piazza si fermi.
Lei: Perché, non ferma qui?
Io: No, signora. Vede: questa è la fermata “25 62”.
Lei: Appunto, scusi: qui fermano tutti i bus dal numero 25 al numero 62.
Io: … temo che si sbagli: significa che qui fermano il 25 e il 62. Lei deve cercare una fermata in cui compaia anche il numero “37”.
Lei: (mi guarda interdetta, quasi spazientita, non dice nulla e se ne va)

§

Bologna, sabato mattina presto. Ancora sul 25. Sedute davanti a me ci sono due donne, una di mezza età, l’altra più anziana: potrebbero essere madre e figlia. Sulla destra, cinque distinti uomini d’affari sono in piedi, ciascuno con la propria valigetta tra le gambe. Conversano pacatamente in arabo. I lineamenti fanno pensare che potrebbero essere egiziani. Le due donne parlano tra loro, poi notano gli stranieri e si fanno curiose.
Figlia: Vedi, questi sono brasiliani.
Madre: Ahhh…
Figlia: Eh, sì sì. Senti, parlano in brasiliano.
Madre: Ahhh…
Figlia: Chissà. Ma adesso glielo chiedo, eh.
Madre: Eh, sì.
Figlia (rivolta all’uomo a lei più vicino): Brasile?
L’uomo d’affari non coglie e risponde con una cortese occhiata interrogativa.
Figlia: Venite dal Brasile?
Lui: … no no… ehm… Fiera!
Madre e Figlia: Ahhh…

novembre 13 2003

Giusto per chiudere la questione e dare a Cesare quel che è di Cesare: ho sbagliato la previsione che avevo chiuso in una busta dieci giorni fa. FastWeb ha risolto il problema. Non si è fatta sentire, questo no, ma da stasera il servizio richiesto funziona e il telefono, come volevasi dimostrare, è perfettamente compatibile.

novembre 13 2003

L’uscita del doppio Cd con la registrazione del concerto in ricordo di Fabrizio De André tenuto al Carlo Felice di Genova il 12 marzo 2000 è una gran bella notizia (via Quattroeunquarto).

novembre 13 2003

A nome della rivista, desidero ringraziare la GNUacademy per il prestigioso GNUeconomy Weblog Award assegnato nella categoria Peggior Articolo sui Blog. Ho invitato sul palco con me anche gli altri nominati (Guia, non spingere però) perché vorremmo… siamo tutti d’accordo sul fatto che a noi giornalisti piace la realtà. Ci piace la realtà, ma viviamo in tempi fittizi. Viviamo in un momento in cui un consenso fittizio ha messo sul piedistallo della blogosfera una blogstar fittizia. Viviamo in un momento in cui un uomo sposta la data della BlogFest per ragioni fittizie. Che sia per lo scandalo delle votazioni o per aver distribuito password a destra e a manca, noi siamo contro questo stato di cose, Mr. Neri. Vergogna, Mr. Neri, vergogna! Quando ti trovi contro La Pizia e Ivo Forni, significa che il tuo tempo è finito. Grazie mille.

novembre 11 2003

Luca Conti segnala l’Earth Blog Summit, che si tiene il 22 novembre ad Ancona nell’ambito di Eco&Equo. I blog si danno all’ecologia, e mi sembra una bella cosa.

novembre 4 2003

Un paio di settimane fa me la prendevo con i call center, geniale difesa escogitata dai fornitori di servizi per difendersi dai propri clienti. Un’ora e un quarto è il tempo che ho impiegato stasera per non risolvere affatto un problema (piccolo, per giunta) con FastWeb.

C’è da dire che io con FastWeb ho una storia piuttosto travagliata. Non certo per la navigazione in fibra ottica, che va benone e dà le sue soddisfazioni. È la parte amministrativa che con me ha spesso fatto acqua. A volte non compaio, a volte compaio dove non dovrei essere, a volte compaio con un altro nome. Un anno sono nell’elenco abbonati, un anno no. Le bollette mi arrivano col nome storpiato, ma parlano di un servizio erogato al nome giusto. Ho provato a farlo notare, ma il risultato è che ho rischiato di far uniformare tutto al nome sbagliato. Persa la pazienza e considerata la difficoltà a farsi prendere sul serio, non mi arrischio più a segnalare errori che sarebbe nel loro solo interesse risolvere.

Il problema, questa volta, è stupido. Il modo di affrontarlo altrettanto, a quanto pare. Parte il servizio telefonico supplementare Chi chiama (il caller id sul display del telefono), rimandato per mesi e mesi. Lo attivo sul sito, come previsto, a fine settembre. Viene dato in attivazione sulla mia linea entro 12 ore. Dopo 384 ore di tolleranza mi scoccio e chiamo. Aspetto 25 minuti al telefono per passarne non più di tre in linea con l’operatore. Dice che a loro non risulta nessuna richiesta, che è strano: prende nota e assicura che mi richiameranno.

Oggi, dopo altre 412 ore passate senza un riscontro, mi scoccio un’altra volta e decido di investire ancora un po’ di tempo nella faccenda. Aspetto il mio turno per una buona mezzora, dopodiché l’addetta (molto cordiale) prende nota e conferma che a loro non risulta alcuna richiesta di attivazione per il servizio in questione e che, in effetti, è pendente per questo una segnalazione. Di fronte a una pacata presa d’atto sulla scarsa reattività dell’assistenza, mi risponde testualmente «Chi va piano va sano e va lontano». Siamo a cavallo. Impietosita, decide di «tentare» di mettermi in contatto direttamente con l’assistenza. Onore evidentemente negato ai più.

Mi preparo a un’altra attesa stimata in «oltre dieci minuti», con conto alla rovescia decantato da una voce preregistrata assai poco convinta e interrotta da loop musicali irritanti. Quando la coda di telefonate sembra essere esaurita, inspiegabilmente il conto ricomicia da dieci minuti. Poi resta in sospeso per un’eternità tra sei e sette minuti, avanti e indietro. Quando alla cornetta sento una voce umana è passata un’ora e cinque minuti dall’inizio della chiamata. Rispiego tutto dall’inizio. Il tecnico tace interdetto. Riflette, poi ha il colpo di genio: il telefono non è compatibile. Eccolo là, ci avrei giurato. Il telefono ha poco da essere compatibile finché non c’è un servizio attivo, gli faccio presente. Eh, ma non vuol dire, insiste. Gli chiedo: ma se la richiesta di attivazione non risulta nemmeno presentata, ed è questo l’unico problema, facciamo che me la fate partire da lì, ora, una volta per tutte, e festa finita. Poi tutte le belle ricerche sul perché non ha funzionato ve le fate per conto vostro, che a me non è che interessino così tanto. Ma il tecnico non è convinto, vuole gli estremi del modello di telefono, si premura di sapere come l’ho installato (guardi, una presa è nella corrente e una nella linea telefonica: sono stato bravo?), mi chiede se è dotato di display (no, pensavo che il numero del chiamante me lo venisse a dire il mio vicino, che diamine!). Neanche a dirlo, mi faranno sapere.

Io ho già messo in una busta sigillata la mia previsione sul prossimo sviluppo. Concedo il beneficio del dubbio e me la tengo per me. Vedremo se ho ragione.

novembre 3 2003

Un fotogramma di Monsieur Ibrahim e i fiori del CoranoPrendi quattro dosi di Kim, tre di Will Hunting e di Scoprendo Forrester, due di Karate Kid (ma può andare bene anche Il ragazzo dal kimono d’oro). Mescola il tutto a lungo e, dopo averlo versato in un bicchiere, aggiungi una scorza di Bagno Turco, una ciliegina alla 400 colpi e guarnisci il tutto con una spolverata di Thelma&Louise. Ecco fatto il cocktail Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano. Che non è niente male, soprattutto se lo prendi con leggerezza, se ti sei fatto depistare a sufficienza dal trailer, se non hai idea di che cosa tratti e se ignori dove vada a parare. Piccolo bignami senza pretese e piuttosto conciliante sulle differenze culturali tra le religioni, il film resta tutto sommato credibile anche quando da storia della formazione alla vita di un sedicenne ebreo preso sotto l’ala protettrice di un anziano commerciante sufi si trasforma in un road movie che parte dalla periferia parigina per arrivare agli sterrati del Corno d’Oro. Misurato nell’alternare elementi scontati a evoluzioni sorprendenti, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano regala piacevoli chicche, a cominciare dal viaggio raccontato per cieli e per odori. Ottimo il cast, notevoli i due protagonisti (Omar Sharif e il debuttante Pierre Boulanger), bravo il regista François Dupeyron a non farlo scadere in un intollerabile polpettone di buoni sentimenti.