il blog di Sergio Maistrello

Archivio mensile per dicembre 2003Pagina 2 di 2

Un bel tacer non fu mai scritto

Il relitto della gloriosa nave Elettra nel golfo di MuggiaPoiché sul Ddl Gasparri «la malafede è stata totale», spazio alle parole del ministro, così come riportate fedelmente nei numerosi comunicati stampa pubblicati dal ministero delle Comunicazioni negli ultimi tre giorni.

Comma se piovesse
«In meno di due anni e mezzo abbiamo approvato il codice della comunicazione e la legge. In pratica se fossi il ministro della Giustizia, è come se avessi riscritto il codice penale e civile.»

Avrei preferito Risiko!
«Trovo un po’ stucchevole questo modo di aggredire alcune istituzioni con inviti, appelli e manifestazioni: vedo tanti sostituti presidenti che “girotondano”, ballano e saltano. Io non entro in questa gara, non mi unisco a iniziative di segno diverso, anche se il mio stile sarebbe un altro.»

Pluralismo: meno editori, più canali
«È stata approvata una legge che garantirà più pluralismo al mercato e alla fruizione televisiva»: «con questa legge non ci saranno più divieti a incroci tra proprietà di reti televisive e giornali», «ci sarà una accelerazione ed una agevolazione del digitale non solo in riferimento alla dimensione satellitare della televisione, ma anche a quella terrestre; tutti infatti potranno scegliere il proprio canale tematico.»

Fra tutte le virtù la più indecente
«Quanto alle norme antitrust, servono a evitare il formarsi di posizioni dominanti, ma nello stesso tempo consentono alle imprese di crescere e di poter competere con gli altri soggetti presenti sul mercato internazionale, evitando il ”nanismo” imprenditoriale che può rivelarsi dannoso per le aziende.»

Poi vi mancherebbe il cane della Tim
«Chi dice che la legge serve a non far andare Retequattro sul satellite, dovrebbe anche ricordare che la terza rete Rai perderebbe contestualmente 150 milioni di euro di pubblicità.»

Tempo scaduto
«Il provvedimento è stato ampiamente discusso e analizzato.»

Sventrrrare spazio con un accordo ZZZANG TUMB TUM (appendice futurista)
«Il mio ministero si occupa principalmente di riqualificare e riorganizzare le infrastrutture per creare nuove reti di collegamento virtuale del nostro patrimonio artistico-culturale, per ampliare la conoscenza anche solo virtualmente dei nostri siti museali per supportare tecnologicamente la conoscenza culturale del turista fruitore. Inoltre è importante creare nuove metodologie e nuovi strumenti di ”visitazione” del patrimonio culturale delle nostre città d’arte.»

Legge Gasparri, rassegna stampa

Questa legge viola la Costituzione, aggira le sentenze della Corte e dell’Antitrust, irride il messaggio del presidente della Repubblica sul pluralismo informativo, toglie ogni tetto allo strapotere economico e informativo di Mediaset, dirotta nuove risorse sulle televisioni indebolendo gravemente la carta stampata.
Ezio Mauro, la Repubblica

Parafrasando Talleyrand, potremmo dire che approvare la Gasparri è stato peggio che un crimine: è stato un (grave) errore.
Salvatore Bragantini, Corriere della Sera

La precedente legge Maccanico ratificò, in sostanza, l’assetto che il passato aveva determinato nel settore. Questa, presentata dal ministro Gasparri, si preoccupa di regolamentare il futuro, quando il segnale digitale avrà definitivamente sconfitto l’attuale, l’analogico. Peccato che non sia mai possibile, in questo campo, occuparsi del presente o, magari, del futuro prossimo e che, nel frattempo, le conseguenze per il pluralismo dell’informazione e per le garanzie di equilibrio democratico, in un settore così delicato, siano tutt’altro che rassicuranti.
Luigi La Spina, La Stampa

Il copione che va in scena è figlio di una carenza inescusabile da parte della Casa delle libertà e del suo leader: non aver presentato e fatto approvare per tempo un meccanismo adeguato per la risoluzione del conflitto di interessi, vera palla al piede per l’immagine e l’azione dell’inquilino di Palazzo Chigi.
Carlo Fusi, Il Messaggero

Dossier: la Repubblica, Il Sole 24 Ore

La rassegna stampa di Palazzo Chigi

Particelle di sodio

Svegliato per l’ennesima mattina dalla vocina stridula della particella di sodio alla radio – e penso per fortuna che a me quella pubblicità non dispiace, altrimenti a quest’ora avrei già sradicato lo stereo – ho annegato il caffé con una ricerca catartica: la particella di sodio ha (aveva) un blog, un sito e un funclub su Yahoo!. Inoltre ha inciso sul linguaggio (non si contano le espressioni “mi sento solo come una particella di sodio” nei testi online) quanto basta per dare vita a una campagna per zittire la particella di sodio. Quanto a me, credo che per qualche giorno cambierò frequenza per il risveglio.

1° dicembre

Niente fiocchi o lustrini, non amo i gagliardetti. Ma mi fa piacere ricordare che oggi è stata la giornata dedicata alla lotta contro l’Aids. E siccome credo che sia non un singolo giorno di attività, ma l’inizio di un nuovo anno di iniziative, ecco un po’ di link per informarsi su che cosa si fa, che cosa si potrebbe fare e che cosa è il caso di sapere: LiLa, Anlaids, Ministero della Salute, Italia contro l’Aids… e chi vuole segnalare altre risorse interessanti si dia da fare nei commenti.

Le foto del Che

Ernesto Che Guevara, autoritratto, 1959Sabato ho visto la mostra di Ernesto Guevara Lynch de la Serna, un fotografo poco conosciuto, più noto come rivoluzionario cubano: sono esposte un centinaio di immagini scattate negli anni ’50 in occasione dei viaggi del Che da studente di medicina in Asia e Sud America e quindi agli inizi dell’attività politica in Guatemala e Messico. La raccolta nasce sulla base di un lavoro di recupero e conservazione avviato al Centro de Estudios Che Guevara dell’Havana e da un paio d’anni sta girando tra Spagna, Cuba, Messico, Uruguay, Francia, Nicaragua e Germania. A Milano si ferma fino al 20 dicembre nello spazio Solferino 19 (di fronte al Corriere della Sera), con dettagli riassunti qui.

Mettete un appassionato di fotografia davanti a reperti storici in bianco e nero e a qualche precoce esperimento di colore e farete di lui una persona felice. Lo stesso vale per chi in Che Guevara ha amato un’ideale politico e vuole approfondire la conoscenza dell’uomo. Tuttavia la mostra non offre molto più di questo e vien da pensare che difficilmente, non fosse diventato un’icona del XX secolo altrimenti, Che Guevara avrebbe guadagnato tanto interesse come fotografo, nonostante le sue opere dimostrino indubbia umanità e sensibilità nel fissare momenti, sguardi e architetture. Tra gli scatti più sorprendenti, le intuizioni di alcuni autoritratti, la serie di testimonianze dall’India e i panorami messicani.

Ernesto Che Guevara, autoritratto, Cuba, 1959Della mostra, almeno per come è arrivata a Milano, delude più di tutto l’allestimento scarno. Troppo impegnati a celebrare un improbabile Che Guevara grande artista, i quattro o cinque pannelli introduttivi perdono completamente l’opportunità di entrare nel vivo del percorso fotografico, che attira interesse soprattutto in quanto percorso di vita del suo autore. Perfino le didascalie delle immagini non vanno oltre descrizioni generiche e imprecise: dietro Ciminiere, Cuba, 1961 e alle curiose immagini di fabbriche sudamericane, per esempio, c’è un universo di senso che l’occhio contemporaneo fatica a cogliere e che qualche studioso avrebbe potuto aiutare a comporre. Laddove non è pura espressione d’arte, la fotografia è documentazione e ricordo, pertanto vive soprattutto di contesti.

Per chi se ne vuole fare un’idea più precisa, un’ampia introduzione è disponibile in inglese sul sito del Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo, che ha ospitato la retrospettiva nel 2001. Dodici fotografie in mostra sono pubblicate da Virgilio.

Consolazioni

Dopo una giornata come quella di oggi, non resta che darsi alla preparazione dei muffin (la spiega Pietro).

Poteva essere peggio…

…poteva piovere. Dichiarazione rilasciata dal sottoscritto al suo arrivo a Quarto Oggiaro, dopo essersela fatta a piedi dall’Arco della Pace sopravvivendo a folle inferocite armate di ombrelli, il tutto perché all’Atm hanno pensato bene di anticipare lo sciopero totale dei mezzi pubblici dalle 8.45 alle 5.30 senza preavviso. Che se non la si butta in ridere, per dirla con l’eleganza di un monologo di Paolini, finisce che uno si mette a pensar male delle mamme che li han fatti e questo non è bello.