Momenti in cui amo Milano

Periferia nord di Milano. Sera, nebbia, freddo, cantieri. Aspetto l’autobus.
Un’auto accosta in corrispondenza della fermata in modo brusco, tra le proteste dei mezzi che seguono. Alla guida c’è un uomo; accanto a lui una donna mi guarda in modo insistente. Tento di fare l’indifferente, ma osservo la scena perplesso. Lei, sempre fissandomi, comincia a parlare.

Lei:

Mi avvicino e a gesti faccio notare che non è facile comunicare con un finestrino di mezzo. Come risposta comincia ad agitarsi, a premere bottoni, a guardarsi intorno. Dalla coda che si è formata dietro l’auto partono nuovi clacson di protesta. L’uomo allunga il braccio verso la portiera del lato passeggero e riesce ad aprirla.

Lei (urla): Dove ferma la 40?
Io: Temo di non saperglielo dire. Forse nella via che trova poco più avanti.
Lei: Ma lo sai dove ferma?
Io: Come le dicevo, non lo so con precisione. Mi sembra che il 40 passi nella via che incrocia sulla destra alla rotonda qui davanti.
Lei: E allora?
Io: Allora, se crede, potrebbe procedere fino alla rotonda, imboccare la prima strada a destra, continuare per alcune decine di metri e alla prima fermata che vede controlla quali mezzi pubblici passano.
Lei (visibilmente interdetta): Oh…

Volta lo sguardo verso la strada, sbatte la portiera, torna a fissarmi e con un gesto poco meno che deciso mi manda a quel paese. Ricordo solo di aver assunto un’espressione incredula, tra il pesce lesso e il cane bastonato. E di aver ricambiato il saluto.

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Oscar, Felix e gli acari

Credo si tratti di sdoppiamento della personalità. Come temevo, troppe tensioni cominciano a far danni. Dopo settimane di dominio assoluto del mio lato Oscar Madison, stasera il Felix Ungar che c’è in me si è ribellato, ha fatto una scenata, è corso giù per le scale urlando come un pazzo, è entrato nel negozio di elettrodomestici sotto casa ed è tornato con questo aggeggio infernale che produce vapore e poi se lo rimangia insieme a schifezze, polveri e ai maledettissimi acari che non danno una notte di tregua alla mia allergia. Due ore di fsssssssssss!, vrrrrrrrrrrr!, traaaaaaaaa!, glopidaglopida! e altri cigolii sospetti. Il risultato è che il 10% della casa ora è perfettamente sterilizzato; il resto, arnesi e acari compresi, sono ancora lì che aspettano di conoscere la propria sorte. Perché nel frattempo ha ripreso il sopravvento Oscar, che si è piazzato sul divano con i piedi sul puff appena ripulito, ha aperto una birra appoggiandola sul mobile, ha acceso la tv e ha cominciato a sbraitare che con tutta questa confusione non si sentiva nulla.

PA PAP PAP PA PAAAA RAPPAPA PAP PA PA PAAA… (siamo al delirio, temo)

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Oscar va di fretta

Il manifesto ufficiale della 76. edizione degli Oscar Entro le 17 di oggi (ora di Los Angeles, le 2 di notte in Italia), i giurati dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences avranno espresso le proprie preferenze in merito ai film della stagione cinematografica 2003. Le cinquine selezionate per gli Oscar saranno annunciate fra 10 giorni, all’alba di martedì 27 gennaio. La 76.a cerimonia di assegnazione delle statuette si terrà il 29 febbraio, con quasi un mese di anticipo rispetto alle precedenti edizioni, e sarà presentata da Billy Crystal. Per la categoria miglior film sono in concorso 254 lungometraggi. Più numerose che mai, 54, le nazioni che hanno presentato un film nella categoria riservata al miglior film straniero. Rappresenta l’Italia, come noto, Io non ho paura di Gabriele Salvatores.

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Il concerto inaspettato

(Avrebbe potuto essere) un'immagine del concertoCi sono giornate dalle quali non ti aspetti nulla e che puntualmente sono avare di emozioni. Poi decidi di fare un salto in centro per sbrigare due commissioni e ti ritrovi per caso alla Fnac proprio mentre sta per iniziare un concerto promozionale di Eugenio Finardi (con Cosma, Porciello e Parisi) per il lancio di Il Silenzio & lo Spirito, complice la festa per il centesimo numero della rivista Jam. Il disco è davvero bello, più completo e rifinito del concerto natalizio da cui ha avuto origine: lo consiglio a chiunque abbia la pazienza di avvicinarsi a un percorso musicale insolito, tra canzone d’autore, spiritualità e qualche cornamusa. Le interpretazioni di Hallelujah (tra blues e gospel) e The Land of Plenty (una rivelazione) di Leonard Cohen e di Motherless Child (da brividi) valgono da sole lo sforzo dei più scettici. Dal vivo, e nonostante l’audio da garage della saletta insolitamente stipata, Finardi regala sempre qualche sfumatura in più.

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Odiose censure

Barney
Una settimana a letto con la sciatalgia e qualche ora di ritrovata teledipendenza mi hanno aperto gli occhi: su Italia 1 hanno censurato i rutti dai Simpson. Niente biiip; solo un penoso e inspiegabile attimo di silenzio. Penso tre cose: che questo non salverà affatto le giovani generazioni dalla corruzione sonora; che chi deve tagliuzzare l’audio puntata per puntata si sta facendo due scatole così (o tante risate, a scelta); che chi non ha la capacità di distinguere la volgarità dalla parodia della volgarità non dovrebbe poter disporre di un palinsesto.

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