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Archive: febbraio 2004

febbraio 26 2004

Quando passerà il monsone
dirò levate l’ancora
diritta avanti tutta
questa è la rotta
questa è la direzione
questa è la decisione.

febbraio 25 2004

A proposito del dibattito sul ticket per i libri dati in prestito nelle biblioteche pubbliche, di cui si parla da qualche giorno nei blog (a cominciare da Lorenzo De Tommaso e Manteblog) e contro il quale la Biblioteca Civica di Cologno Monzese ha aperto una petizione, ecco un comunicato diffuso oggi dall’Associazione Italiana Editori. Così, giusto per sapere come la pensano loro.

«Certo, la cultura è gratis. Ma il processo di elaborazione ed anche di necessaria selezione di ciò che vale la pena diffondere non è mai gratuito per nessuno, e per nessuna manifestazione culturale, ivi compreso il libro». Prende posizione il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Federico Motta, dopo il dibattito creatosi sulla direttiva comunitaria che prevede un ticket per i libri dati in prestito dalle biblioteche, e che fa insorgere proprio i bibliotecari con il monito “la cultura è gratis”.
«Certo la funzione delle biblioteche è soprattutto quella di agevolare l’accesso alla cultura – prosegue il presidente degli editori – E questa è anche la funzione dell’editoria, che raggiunge i propri potenziali destinatari anche per il tramite delle biblioteche. È però vero, se si pensa al sistema delle biblioteche, che senza un’editoria coraggiosa, intelligente, dotata di spirito imprenditoriale, che proponga con tempestività quanto la cultura, nel mondo, viene elaborando, il patrimonio culturale delle biblioteche stesse sarebbe condannato ad un progressivo, rapido invecchiamento. E questa non è una bella prospettiva per nessuno perché la cultura vive di continui apporti e si alimenta quotidianamente di nuove riflessioni, esperienze, ricerche espressive, conquiste».
«La politica di promozione della lettura, e quindi della cultura – chiarisce – è – o dovrebbe essere – una priorità per un Paese civile. E ciò equivale in concreto ad avere a cuore il destino dell’editoria e dei suoi autori da un lato e dei luoghi di diffusione del libro dall’altro. Ridurre la cultura a uno scontro, fra chi la vuole “gratis” e chi si rende conto che ha anch’essa un valore nella gamma dei beni disponibili, non le rende un buon servizio».
«Nel confronto con altre offerte culturali – conclude Motta – il libro resta un bene ragionevolmente accessibile e durevole, ma soprattutto molto meno pilotabile. L’azione politica e le leggi dovrebbero tener d’occhio questa sua peculiarità e con provvedimenti oculati testimoniarne il “valore”, che non è mai senza prezzo. Anche se ciò che può darci non ha davvero prezzo».

febbraio 23 2004

Venerdì pomeriggio, su un Intercity che non ha nessuna intenzione di lasciare la stazione centrale di Milano per raggiungere Venezia, nonostante siano passati 25 minuti dall’orario previsto. Accanto a me siede un tizio distinto e sportivo, sulla quarantina. È un po’ nervoso, si guarda intorno. Prende il cellulare e compone un numero.

“Sai, credo che non arriverò in tempo stasera. Devo aver sbagliato treno”, racconta all’interlocutore.

“Eh, sai, io non sono pratico di treni, non li prendo mai. Pensavo di essere salito sul treno per Venezia, ma poi non è partito e allora penso di essere su un altro treno. Chissà dove andrà”, continua.

“Sì, è ancora fermo. Non so dove va questo treno. Aspetta, che chiedo”, e chiude la chiamata.

Tace per un po’, poi mi guarda, mi tocca il braccio e cerca di attirare l’attenzione in modo un po’ goffo.
“Senta, scusi, ma questo treno dove va?”, fa lui.
“A Venezia”, gli rispondo.
“Ma il treno per Venezia non doveva partire alle 17.05?”, chiede.
“Sì, in effetti avrebbe dovuto. Ma è ancora fermo”, rispondo ammiccando da uomo vissuto che ha ormai fatto l’abitudine alle bizze ferroviarie.
“Quindi sono sul treno giusto per Venezia?”, ripete.
“Direi proprio di sì”, lo tranquillizzo.
“No perché, sa, non sono pratico di treni. Non li prendo mai”, si schernisce.

Prende il telefono e richiama l’interlocutore lasciato in sospeso.
“Sono sul treno giusto, sai?”

“Sì sì, ho chiesto e mi hanno detto che è proprio il treno che va a Venezia”

“Sì, era indicato alle 17 e qualcosa, ma credo che gli orari che scrivono sui tabelloni siano solo indicativi, giusto perché uno si sappia regolare, poi partono quando sono pronti. Quindi fra un po’ partiremo, credo.”

febbraio 20 2004

Un blogger diciannovenne trova il modo di craccare la promozione Pepsi-iTunes (100 milioni di canzoni in regalo, una ogni tre bottiglie – non correte: per ora vale solo negli Usa): è sufficiente inclinare la bottiglia e guardare il tappo attraverso la plastica trasparente per intravedere parte della scritta. Suppongo che ora i discografici, brillando in questi mesi per soluzioni economiche e risolutive, doteranno le bottiglie di allarme anti-ribaltamento oppure insedieranno un proprio incaricato presso ogni supermercato a sorvegliare la preziosa merce.

(Ne parlava ieri anche Quattroeunquarto)

febbraio 19 2004

«Sono sparite altre due anatre tra quelle che stazionano nei dintorni del ponte di Adamo ed Eva e le rive circostanti del fiume Noncello in centro a Pordenone. Nelle transenne provvisorie in legno sopra il ponte appare l’avviso del furto degli animali che erano state adottati dai passanti e alimentate ogni giorno, col risultato che avevano preso confidenza e si facevano avvicinare. Di questo fatto qualcuno ne ha approfittato per portarsene qualcuna a casa e poi, con tutta probabilità, fino dentro la pentola.» (Il Gazzettino)

febbraio 15 2004

Il fatto che a mezzogiorno suonato di oggi ancora nessuno dei blogger protagonisti del raduno di Napoli abbia postato una riga che sia una sulla festa di ieri sera mi fa pensare che, delle due l’una, o girava tanto alcool oppure sono stati interrotti i collegamenti telefonici tra Napoli e il resto del mondo.

(Contrordine: ne aveva parlato Aitan; inoltre ci sono un articolo sul Mattino e un lancio sgarbato dell’Ansa. Tutto ciò grazie a un perplesso Mappamondo)

febbraio 14 2004

Un po’ di orgoglio cittadino, che diamine! Quelli di Pordenonelegge.it, festival del libro organizzato ogni anno in settembre in riva al Noncello, hanno aperto un blog. Ma è un blog particolare, come spiega Giulio Mozzi nella presentazione: l’idea è spingere un gruppo di scrittori a esplorare lo specifico della scrittura immediata e confrontarsi con i blogger nel loro terreno quotidiano. Un autore alla settimana fino all’estate (più un blogger ogni sette giorni a redigere un diario dei diari in rete), poi un incontro del festival 2004 trarrà le conclusioni. Ha cominciato Mozzi, con lo stile navigato del suo bel blog personale (che a maggio compie un anno). Il bello, dunque, comincia ora: la parola ad Avoledo, Villalta, De Marchi e agli altri ardimentosi testimoni dell’immediato.

febbraio 14 2004

Ogni anno, in questa stagione, trovo nella cassetta della posta il depliant pubblicitario di una ditta che installa impianti di condizionamento. Classico esempio di spam all’antica e di marketing fatto in casa, quest’anno il volantino ha adottato una linea aggressiva, basata su un articolo di giornale della scorsa estate:

Il caldo record ha falciato 660 anziani.
A Milano le vittime sono state il 60% in più

Climatizzati ora

febbraio 10 2004

Se vi foste mai chiesti come canterebbe Roberto Vecchioni se si atteggiasse un po’ alla Fossati e un po’ alla Jannacci, Rotary Club of Malindi è la risposta. Ma è un buon Vecchioni, più ricco negli arrangiamenti e più ispirato che nel recente passato. Da prendere in considerazione anche solo per i brividi di Dimentica una cosa al giorno («Il peso dei dolori è un fardello troppo pesante per la vecchiaia e allora è necessaria una graduale opera di liberazione. Invece mia mamma ricordava sempre tutto», come spiegava l’autore sul Corriere della Sera del 6 febbraio).

febbraio 5 2004

Benedetti orari automatici di Trenitalia. Inserisci la stazione di partenza, inserisci la stazione di arrivo e in pochi istanti hai la tua bella lista di treni a disposizione. Comodi, eh, tanto che ho perso completamente l’abitudine di consultare gli orari cartacei. Però talvolta sono scorretti: non sbagliati, ma furbini.

Che ottimizzassero i risultati in caso di coincidenze tra più linee, selezionando arbitrariamente le combinazioni più veloci e più comode (e quindi più costose) mi era chiaro. C’era però qualche conto che non mi tornava, e finalmente lo scorso weekend ho capito. Intere soluzioni sono ignorate sia sull’orario pubblicato su Internet sia su quello accessibile tramite i distributori self service. Una piccola astuzia per incentivare l’uso degli Eurostar, si direbbe, almeno a dar retta ai viaggiatori più scafati e ai ferrovieri meno cuciti.

Un esempio. Tra l’Eurostar delle 16.55 (con cambio a Mestre) e l’Intercity delle 19.10 (diretto) che collegano Milano con Pordenone il venerdì sera, l’orario automatico fornisce la sola alternativa di una combinazione Interregionale più Regionale da quasi 5 ore in totale. Possibile? No: infatti, spulciando a mano gli orari (o, più semplicemente, impostando due ricerche separate: Milano-Mestre e Mestre-Pordenone) si scopre che ci sono almeno altre tre possibilità. Due di queste prevedono un orario di arrivo a destinazione addirittura successivo rispetto all’IC delle 19.10, dunque sono giustamente escluse. Ne resta una, ottima: l’Intercity delle 17.05 che, con la coincidenza a Mestre del Regionale delle 20.07 (10 minuti d’attesa, dunque in linea con altre soluzioni proposte da Trenitalia), ti porta a Pordenone entro le 21.03, appena un quarto d’ora più tardi di quando saresti arrivato prendendo l’ES+R delle 16.55.

L’ostinazione è tale che, se vuoi fare il biglietto per la soluzione fastasma via Internet o ai distributori self service, sei costretto a ripetere la procedura di acquisto due volte, una per ogni tratta. Libera Trenitalia di adottare le politiche commerciali che ritiene più redditizie, per carità, ma almeno un avviso sul fatto che gli orari automatici potrebbero escludere deliberatamente alcune soluzioni di viaggio me lo sarei aspettato. Il problema non sono, evidentemente, i dieci minuti tra un treno e l’altro, anche se nel mio caso possono fare la differenza tra una sera passata in treno e una cena in famiglia. Il problema è la fiducia riposta dall’utente nello strumento e non è bello che questo preferisca farti aspettare due ore in stazione mentre il treno giusto sta partendo sotto il tuo naso.

La caccia ai treni fantasma è cominciata.

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