Top

Archive: novembre 2004

novembre 30 2004

Dunque ora so che Celine e Jesse non s’incontrarono affatto a Vienna sei mesi dopo essersi conosciuti su un treno diretto a Parigi da Budapest. Immaginavo che andare a vedere Prima del tramonto (Before Sunset) nove anni dopo Prima dell’alba (Before Sunrise) avrebbe rovinato in parte la poesia che il film di Linklater mi ha trasmesso ogni volta che l’ho rivisto (non poche). Meraviglioso: un film in cui i protagonisti non fanno altro che blaterare dal primo all’ultimo minuto, senza che succeda mai nulla per davvero. Ha ragione Pietro, probabilmente, quando dice che il primo film parla ai ventenni come oggi il secondo parla ai trentenni; sta di fatto che a me Prima dell’alba in qualche modo ha continuato a parlare.

Quello che penso di Prima del tramonto è condizionato per i primi 10 minuti dall’effetto “ah, ecco come andò poi a finire”, seguito da sguardo ebete e tentativo di riprendere faticosamente il filo della storia. Per i successivi 20 minuti mi sono lasciato distrarre dall’impressione di riconoscere riferimenti visivi a uso e consumo di chi conosce a memoria i primi 105 minuti: il risultato, nel mio caso, è stato fastidio più che complicità. Quando finalmente la pellicola entra nel vivo, i protagonisti riprendono a blaterare amabilmente da dove si erano interrotti. Dice Louga di Bamboo che i dialoghi sono a volte più banali a volte più interessanti, ma mai noiosi; e io sono d’accordo con lui. Questa volta, però, i protagonisti sembrano andare di fretta e manca un pizzico della magia che teneva viva la storia: è scomparsa l’illusione di una meta da scoprire passo dopo passo del primo film, e l’impressione è semmai di trovarsi davanti a un percorso tracciato a tavolino su una piantina di Parigi.

Nella seconda metà il film trova il suo perché e diventa più coinvolgente, ben interpretato da Ethan Hawke e Julie Delpy. Il finale, neanche a dirlo, resta sospeso. Nel complesso niente male, ma mi appunto di rividerlo a mente lucida tra qualche mese per giudicarlo in modo più obiettivo.

novembre 29 2004

Oggi ho scoperto che da una settimana in tv è cominciato un programma piuttosto affascinante. Si chiama Che sarà sarà e, non fosse che va in onda quando in genere metto su la pastasciutta (alle 13.10 su RaiTre), sarebbe un perfetto formato da seconda serata. L’idea è semplice:

Uno show dedicato allo spettacolo della vita. Le interviste del passato, le immagini del presente. I bambini di ieri che uomini sono oggi? Negli archivi della Rai esistono decine di interviste straordinarie a bambini. Quei bambini oggi sono adulti, quei figli sono padri, sono nonni. Che sarà sarà va a cercare quei ragazzini per intervistarli nuovamente, mettendo a confronto i bambini di ieri con gli adulti di oggi, per vedere come si sono trasformati nel tempo i loro visi, i loro occhi, i loro sogni. Immagini ed emozioni assolutamente inedite per raccontare il destino di tanti “piccoli” italiani. [continua a leggere la presentazione sul sito di RaiTre]

Potrebbe scadere con facilità nella porcheria, se non fosse che: il programma non è affatto uno “show”, ma al contrario è un collage d’autore confezionato con molto stile; non esiste un conduttore, ma sono i protagonisti di ieri e di oggi a passarsi inconsapevolmente il microfono; le interviste scovate negli archivi Rai sono strepitose testimonianze di un altro tempo e di un’altra Italia; i bambini di allora erano semplicemente uomini ancora poco cresciuti e avevano storie da raccontare (bene); c’è l’ospite vip, ma se ha sempre l’eleganza dell’Ottavia Piccolo di oggi glielo si perdona anche; il modo in cui si faceva tv cinquant’anni fa, con tutto che s’improvvisava e il politicamente corretto era lontano da venire, avrebbe molto da insegnare a quello di oggi.

novembre 16 2004

La prossima volta che qualcuno mi chiede perché mai le caselle di posta elettronica o i commenti dei blog sono infestati da messaggi pubblicitari non richiesti, mal scritti ed evidentemente al di là di ogni tentazione commerciale, io gli giro questi numeri:

Jeremy Jaynes spediva 10 milioni di messaggi al giorno usando 16 connessioni ad alta velocità. Stando agli atti Jaynes poteva ricevere da 10.000 a 17.000 ordini con carta di credito al mese, cioè un ordine ogni 30.000 email. Guadagnando in media $40 a ordine riusciva a fare da $400.000 a $750.000 al mese, sostenendo spese per circa $50.000.
[da Paolo Valdemarin, via Boing Boing, LinkMachineGo, Tampa Bay Online]

Uno su trentamila: mi piacerebbe vedere che faccia ha.

novembre 6 2004

Come tante

Benvenuto a chi arriva da Asphalto.

novembre 6 2004

Se i videogame sulle gang trasformano i ragazzini in criminali, allora io – che sul Pc ho giocato quasi soltanto a SimCity – a quest’ora dovrei già essere per lo meno consigliere comunale.

novembre 5 2004

Chi l’ha detto che l’informatica è arida e noiosa? (No, mamma, non parlavo con te). Tecnofeticisti e utenti imprudenti, questa è la storia che fa per voi: su Zeus News, da Riccardo Canaro.

C’era una volta un pacchetto di dati chiamato Cappuccetto Rosso. [..] Un giorno Scheda Madre disse a Cappuccetto Rosso:
– Cappuccetto Rosso, prendi questo codice di carta di credito e portalo al server della Nonna, che si trova dall’altra parte della foresta di Internet.
– Subito, Madre! – rispose Cappuccetto Rosso e, preso con sé il codice di carta di credito, fece per avviarsi, ma Scheda Madre lo trattenne.
– Cappuccetto Rosso! – disse
– Sì, Madre?
– Mi raccomando, quando sarai in viaggio, vai dritto per la tua strada e non dare retta agli sconosciuti. Soprattutto, guardati dal Router Cattivo.
[continua a leggere la fiaba su Zeus News]

novembre 5 2004

L’Insonnia

Ho finalmente finito Insonnia, di Stephen King. Me lo sono trascinato dietro per mesi: credo di averlo cominiciato durante il trasloco, mentre ancora cercavo di chiudere in tempo il libro sui blog. Credo sia stata un’associazione poco conscia, all’epoca, ma in effetti in quel periodo riuscivo a dormire ben poco.

Ora, non sono sicuro che mi sia piaciuto. Adoro King per il suo stile, sempre così vivo e stimolante, e amo i suoi racconti più marginali, ovvero quelli non necessariamente horror (genere di cui non subisco il fascino), tipo Stagioni diverse per intenderci. Insonnia è poco horror, ma la tira terribilmente in lungo (oltre 700 pagine, nella mia edizione supereconomica), a momenti è noioso e – soprattutto nella prima parte – richiede più di un atto di fede al lettore. Però non sono mai riuscito a metterlo da parte.

Il motivo, credo, è che il libro ha il pregio non così frequente di farti entrare in un mondo diverso. Sbagliato: Il Signore degli Anelli ti porta in un mondo diverso. Questo libro di King ti porta dentro il tuo stesso mondo, ma ti dà due occhi diversi per guardarlo e interpretarlo. Utilizza il pretesto di una storia di tensioni antiabortiste in una cittadina americana per introdurre passo per passo il lettore in una dimensione progressivamente dilatata nelle percezioni sensoriali. A metà libro è tutto un parlare di aure, energie e dimensioni superiori: forse non rigoroso come uno studio sulla materia, ma documentato e coerente nel disegno narrativo.

Il risultato è affascinante, e quel che è più divertente condiziona anche il tuo modo di interpretare la realtà: per strada finisci irrimediabilmente per scrutare le persone con maggiore curiosità, i sensi sono pronti a cogliere alterazioni intorno al corpo, interpreti perfino gli stati d’animo sotto forma di colori. Qualcosa di simile mi aveva colpito nel bizzarro Al di là dei sogni, il film di Vincent Ward con Robin Williams.

Il che probabilmente fa di me un gonzo ideale per la vendita porta a porta di prodotti new age di terza mano, ma poco male. Evviva chi ha la mente abbastanza curiosa da non chiudersi a riccio quando arriva ai confini della realtà scientificamente misurabile.

novembre 5 2004

Alessandro Longo è forse il giornalista che di questi tempi più sta andando al cuore dei problemi della connettività a Internet in Italia (che non sono pochi). Da non perdere oggi la nuova inchiesta sugli scheletri dell’Adsl, pubblicata su Punto Informatico. E, per chi l’avesse mancata, ecco quella di un mese fa, quella che lancio il dibattito sulle differenze di costi tra l’Italia e altri Paesi europei.

novembre 3 2004

L’inverno si preannuncia ancora lungo e freddo.

(8:53 – La pensa così anche Wittgenstein)