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Archive: agosto 2005

agosto 30 2005

Servisse mai un agriturismo in Umbria, nella zona a cavallo tra Terni e il Viterbese, io posso dare buone referenze di Piana delle Selve. Ben nascosto a tre quarti della strada che da Amelia porta a Giove e circondato soltanto da colline, boschi e campi coltivati, non brilla forse per segnaletica ma garantisce qualche notte nella più assoluta pace umbra, goglottii dei tacchini e chioccii delle galline compresi (dubbi sui versi degli animali? ecco il sito giusto).

L’ospitalità è genuinamente familiare, in due rustici composti da camere con bagno (oppure con bagno in comune, a scelta) e da alcuni appartamenti indipendenti. La cucina è ispirata ai gusti (saporiti) di quelle terre ed è impreziosita dalle materie prime a disposizione nell’azienda agricola, oltre che da quel tocco di dedizione ai propri ospiti che rende piacevole il pasto. La struttura è recente, restaurata senza risparmi e con il gusto dei particolari. Tutti i locali sono tenuti sempre molto puliti. Sono a disposizione degli ospiti biciclette per esplorare i dintorni, una piccola piscina, massaggi e corsi legati alla manualità (ceramica, in particolare).

Prezzi nella media della zona, semmai più convenienti, variabili in fuzione della tipologia di sistemazione, della durata della permanenza e dal tipo di soggiorno desiderato (indicativamente, tra 50 e 60 euro per camera doppia con colazione, pasti aggiuntivi intorno ai 20 euro).

agosto 19 2005

I libri-che-ti-rivoltano-come-un-calzino sono di due tipi. Ci sono quelli inaspettati e di rottura, che distruggono il tuo modo consolidato di vedere il mondo e te ne propongono un altro più complesso. E poi ci sono quelli che ti spintonano alle spalle lungo un sentiero sul quale già ti eri incamminato da qualche tempo con passo esitante. Un altro giro di giostra appartiene, per quanto mi riguarda, al secondo gruppo e va ad aggiungersi a una lunga serie di stimoli che mi stanno dando da pensare negli ultimi mesi.

C’è un tale condensato di esperienza, e ricerca, e abbozzi di risposte alle domande di qualsiasi uomo, che credo nessuno possa permettersi di ignorarlo. Tiziano Terzani parte da una malattia specifica – la sua, il suo cancro – e arriva alla radice della malattia dell’umanità. Che in fin dei conti, dice Terzani, è la mortalità, ma si manifesta in tutte le forme di disagio (medico, psicologico, sociale) che viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle. La medicina esiste e non è preclusa a nessuno: cambiare prospettiva, fare scelte, compiere un percorso, chiudere cerchi, trovare un seme di pace dentro di sé (per poi «farla germogliare ovunque», ma questa è un’altra storia).

Tengo così tanto a questo libro e all’idea che possano leggerlo quante più persone possibile, da temere le parole che potrei usare per descriverlo. Temo di rovinare il suo equilibrio così raro di emozione, di razionalità, di saggezza, di magia, di tragedia e di commedia. Anche perché se una cosa mi è chiara, più che mai dopo aver girato l’ultima pagina, è che non è importante il punto di arrivo (ovvero di che cosa parla il libro, l’argomento, il soggetto, l’indice, la quarta di copertina), ma il processo che porta a raggiungerlo (ovvero leggerlo come esperienza individuale, in quel momento e in quel luogo). Una faccenda, questa dei processi più che dei risultati [buon G., forse ho finalmente capito!], che Terzani usa molto spesso a sostegno delle sue riflessioni sulle diverse tradizioni mediche, sui rimedi miracolosi e, in ultima analisi, sulla mente come centro nevralgico di ogni possibile guarigione.

Insomma, il messaggio è leggetelo! Anche se Terzani vi è sempre stato sulle palle. Anche se siete diventati cinici. Anche se pensate che quelle robe là alternative – come la medicina orientale, le religioni dell’altro emisfero, la bizzarra ricerca d’altro nel nostro emisfero – abbiano poco da dirvi. Leggetelo anche se state benissimo e non avete persone care ammalate (e in quel caso, temo, non dovreste proprio farne a meno). Leggetelo anche se siete uomini di scienza, tutti d’un pezzo, e pensate che non sia rimasto molto, ormai, da spiegare. Non fatevi scoraggiare dalle premesse radicalmente pacifiste ed ecologiste, perché Terzani – col suo viaggio tra Oriente e Occidente alla ricerca della Cura – va molto oltre e ha il merito di aver lasciato un testamento spirituale che ha qualcosa da dire a chiunque viva oggi su questa Terra un po’ malconcia, benché bellissima.

[E a te, che mi hai dato questo libro e tante altre gioie, grazie.]

-°-

Qualche scorciatoia per invogliare gli incerti:
– il dvd Anam, il senzanome, ultima intervista a Terzani realizzata da Mario Zanot, è un buon bignami dei temi del libro e del percorso umano del suo autore.
– il sito storico dedicato a Terzani da alcuni dei suoi più appassionati estimatori (tizianoterzani.com) raccoglie ogni genere di testimonianza (testi, audio, video) su vita e opere del giornalista toscano, onorandone degnamente la memoria. Sullo stesso sito, in collaborazione con Longanesi, si possono leggere gratuitamente le prime cinque pagine di Un altro giro di giostra (in formato doc).

agosto 13 2005

È il principio dell’imbuto. Se il flusso è sostenuto, la strozzatura s’intasa. E allora, considerati i costi diretti, indiretti e sociali, considerato l’inquinamento generato dalle auto a passo d’uomo, considerati i disagi per chi viaggia e le scocciature per chi avrebbe dovuto andare altrove che in vacanza, considerato l’apparato di protezione civile che deve essere messo in piedi per ogni benedetto esodo d’estate, d’inverno, di ferragosto, di pasqua, di natale, del ponte, del rientro e quant’altro, mi chiedo: perché non rendere obbligatorio su tutta la rete autostradale italiana l’uso del telepass per chiunque transiti, magari dirottando tutti i soldi sprecati a pagare i vari impiegati dell’ingorgo per abolire l’inutile canone di 1 euro mensile per l’utilizzo dell’aggeggio? Assistere regolarmente alla conta dei chilometri di coda in presenza di possibili (parziali) soluzioni sembra solo un avvilente disprezzo del buon senso, ormai.

agosto 10 2005

Da Giuseppe, e poi da Jacopo e via via tanti altri (che qui è diventato l’argomento del giorno), leggo di Ivan Scalfarotto. Scalfarotto è l’uomo nuovo venuto da Londra che ha deciso di provare a candidarsi alle primarie del centrosinistra, puntando su una mobilitazione dal basso nel recinto a est di Berlusconi e facendo leva sulle energie disperse o fuggite. Si è presentato con un paio di articoli di peso (Repubblica e Corriere nel giro di due giorni) e punta molto sulle potenzialità offerte dalla Rete, a cominciare dal blog che ha aperto come sede virtuale del movimento Io Partecipo. Per accedere alle primarie ha bisogno di 10.000 firme entro poco più di un mese, impresa niente affatto scontata.

Mi sono letto tutto il sito. La prima impressione è stata di respirare finalmente una boccata d’aria fresca nella cantina stantia della politica italiana. Ha carattere, ha stile, ha il dono della sintesi, sa comunicare anche senza telecamere e microfoni, non sembra amare il parlarsi addosso. La seconda impressione è stata di condividere le fondamenta di quello che potrebbe diventare il suo programma, anche se per il momento sono poco più che dichiarazioni di principio. La terza impressione è che abbia amici influenti, se è arrivato in pochi giorni dove è arrivato, e apprezzo fino a un certo punto che sul suo blog restino sempre e soltanto “un gruppo di amici”: se stai per fare un triplo salto mortale carpiato con avvitamento dal trampolino più alto, sei più credibile in mutande che con l’impermeabile.

La quarta e illuminante impressione è stata: ohibò, ma non era quello che volevamo? Stavamo aspettando da tempo un’alternativa, qualcuno che si rimboccasse le maniche e ci provasse, dimostrando nella pratica che ci sono modi nuovi di fare politica e che buona parte di questi modi partono dal basso, anche grazie alle reti di comunicazione. Per questo motivo, soprattutto, io resto in ascolto sono ben disposto a dargli una delle diecimila fiches di cui ha bisogno per giocare la sua mano al tavolo dei geronti.

agosto 9 2005

Da Haramlik (congratulazioni!) scopro una meravigliosa serie di link a cascata. Si comincia con una raccolta di storie rare o censurate di fumetti Disney, tra cui quella in cui Paperino sposa la sua dolce metà e mette su (numerosa) famiglia. Il sito è curato da Marco Barlotti, docente universitario con l’hobby dei fumetti (Disney e Jacovitti soprattutto), che partecipa al progetto I.N.D.U.C.K.S., il database mondiale dei fumetti Disney. Questo poderoso indice ha un’importante sezione italiana (non più aggiornatissima), dentro la quale si possono trovare utili approfondimenti sulla produzione locale. Da qui si arriva alla redazione del Papersera, che al progetto di catalogazione aggiunge interviste, articoli, bibliografie e interventi a tema. Un bello spettacolo, almeno chi come me custodisce gelosamente centinaia di albi di Topolino (buona parte dei numeri tra il 1100 e il 2000).

agosto 2 2005

Per carità, io detesto i fischi e penso che in certe occasioni si debba necessariamente essere superiori, anche se costa pena. Però, magari, se sei uno dei politici italiani meno bipartisan, meno miti e meno amati al di fuori del tuo ristretto cerchio di compari; se nonostante tutto accetti di presentarti in una piazza dichiaratamente ostile in una circostanza solenne a rappresentare un governo che magari non è considerato esattamente un fulgido esempio di limpidezza; e se, non bastasse ciò, alle prime difficoltà reagisci con una battutina sarcastica degna del più antipatico tra i primi della classe… beh, insomma, al diavolo lo sdegno unanime, io un sorriso sardonico me lo concedo.

agosto 1 2005

Da oggi questo sito cambia piattaforma, passando a WordPress.

Il cambiamento è per gran parte già avvenuto, anche se le modifiche del template (per ora) sono minime. È stata una decisione sofferta, perché tutto sommato sono ancora affezionato a Movable Type, ma la combinazione delle caratteristiche del software con quelle dello spazio in hosting non mi consentiva più di combattere efficacemente lo spam (spaventosamente aumentato nel giro di un anno). Il passaggio alla versione 3.2 di MT (benché solo in beta), alla prova dei fatti, non si è rivelato efficace come speravo.

Dopo aver cancellato l’ennesimo commento “buono” – e me ne scuso non senza imbarazzo con gli incolpevoli interessati – nel tentativo di debellare manualmente le ormai centinaia di commenti fasulli giornalieri, ho deciso di passare anche questo sito sotto la gestione del software su cui gira già il sito di Come si fa un blog. Con WordPress, bene o male, ho trovato una combinazione di plug-in che riduce i disagi al minimo e assicura una protezione pressoché totale dai commenti infestanti. Per chi commenta, l’unica differenza è che ora è necessario trascrivere un codice generato casualmente per permettere che il sistema accetti il messaggio.

Ovviamente in questa fase di rodaggio (e di cambiamenti all’organizzazione dei contenuti che metterò in pratica un po’ per volta, sfruttando le caratteristiche del nuovo software) si possono registrare malfunzionamenti e problemi vari, a cominciare dalla rottura degli eventuali collegamenti permanenti a post specifici presenti su altri siti. Sto studiando una soluzione, ma non sono sicuro che il gioco valga la candela. Per quanto riguarda i commenti, la soluzione è abbastanza collaudata, ma se doveste registrare inconvenienti, vi sarei grato se me li segnalaste (prima di pensare male dei miei metodi di moderazione).

Per il momento il photolog resta sotto la protezione di Movable Type, ma i commenti sono sospesi. Deciderò in seguito se e come evolverlo.

Chi utilizza i feed Rss e Atom di questo sito è pregato di aggiornare il link, dal momento che i precedenti non sono evidentemente più aggiornati.