Segnalo con piacere il generoso speciale che il bimestrale di cultura, filosofia e costume Silmarillon ha dedicato ai blog nel suo numero di luglio/agosto. Non tanto per l’intervista che mi ha fatto Alida Padawan, quanto perché Francesca Pacini e i suoi collaboratori hanno provato a capire quello che sta succedendo in Rete e a raccontarlo al di fuori dei soliti ambienti della Rete con garbo e dedizione non comuni.
Di là dalle idee, di là da ciò che è giusto e ingiusto, c'è un luogo. Incontriamoci là (G. al-Din Rumi) »
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Che palle… Ancora gli speciali sui blog, come se fossero una novita’?
Ciao, Fabio.
dipende da che cosa c’è scritto dentro, tutto sommato
Lo sfogo di Metitieri per (noi) addetti ai lavori è sostanzialmente condivisibile. Eppure, quando lho letto, ho provato una punta di inconscio fastidio
Ci ho pensato durante la nuotata mattutina, e alla fine mi pare di aver colto un barlume di ragione per la mia epidermica irritazione.
Tempo fa un nugolo di intellettuali nostrani ha costruito il suo scampolo di fama (e di business) scrivendo libri che si limitavano a descrivere per lo più traducendo dallinglese i fenomeni più alla moda della rivoluzione digitale in atto. E i provinciali come me correvano a comperare i loro libri per sentirsi parte della storia in cammino.
Ora, anche chi come me vive alla periferia dellimpero e se la cava assai male con linglese, grazie al nuovo corso del web (e a Babylon) riesce ad aggiornarsi in tempo reale senza correre ogni mese a comperare lultimo manualetto sulle ultime novità delluniverso tecnologico.
Più che di intellettuali che anticipano le mode, abbiamo oggi bisogno di intellettuali (senza virgolette) che ci aiutano a riflettere sulle mode. Più che di informazione digitale, abbiamo bisogno di cultura digitale.
Ben venga dunque unaltra rivista un altro libro – che si occupa di blog se il contenuto va, appunto, nella direzione dellapprofondimento critico e non del semplice sfoggio di conoscenze conosciute.
Concordo con quanto scrive Mario
“Più che di intellettuali che anticipano le mode, abbiamo oggi bisogno di intellettuali (senza virgolette) che ci aiutano a riflettere sulle mode. Più che di informazione digitale, abbiamo bisogno di cultura digitale.”
Una cultura digitale, come qualsiasi cultura valida, credo che la si genera insieme, in un circolo di lavoro continuo e via via più ‘raffinato’: riflessione personale sul vissuto proprio e altrui (letture incluse), condivisione con qualsiasi mezzo utile, rielaborazione della riflessione sul contributo dell’interazione suscitata e nuovo confronto con la vita, ricondivisione…
Un purezza da interessi di parte e una attenzione a non costringere il ‘diverso’da noi a rientrare nelle nostre categorie di pensiero, lasciando piuttosto che le interroghi e magari le metta in crisi, arricchiscono il processo.
In ogni caso è richiesto impegno e costanza a ‘stare nel giro’, continuo mettersi in gioco… un impegno da blogger insomma