Fotografa la privacy

ZeusNews propone un concorso fotografico piuttosto sfizioso:

Abbiamo deciso di dedicare alla privacy la seconda sfida fotografica dell’Olimpo Informatico (vedi qui i vincitori della prima sfida, lo scorso anno). Raccontaci con una foto la tua visione della privacy, del Grande Fratello che ci spia, del Panopticon del terzo millennio. Immortala una scena di privacy (violata o meno), o che rappresenti il concetto di riservatezza, e partecipa anche tu alla sfida. E’ ammessa qualsiasi fotografia che rappresenti questo tema. 

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Cooperazione, un dato interessante

Ogni cittadino del mondo ricco, del primo mondo, versa in progetti di cooperazione una cifra equivalente a 105 dollari a testa all’anno. Si tratta di una cifra enorme, di una cifra che se fosse destinata in maniera corretta, in maniera equa, evidentemente avrebbe già garantito delle condizioni di sviluppo notevolissime.

Lo diceva stamattina (audio) Sandro Cappelletto ai microfoni di quella bellissima trasmissione radiofonica quotidiana che è Il pianeta dimenticato (Radio1 Rai, dal martedì al venerdì alle 8.40).

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Le notizie liberate, la coda lunga e Apogeonline

A proposito della scelta del New York Times di abolire gli abbonamenti a pagamento e, più in generale, del benemerito “movimento per la liberazione degli archivi dei giornali online” (sull’una e sull’altra cosa si trova ispirata documentazione su Webgol), aggiungo al dibattito un dato di prima mano.

Dal 2006 dirigo Apogeonline, la rivista online di informazione tecnologica della casa editrice Apogeo. Apogeonline sta per compiere il suo primo decennio: il sito è stato fondato nel 1998 da Salvatore Romagnolo. Il suo archivio è sempre stato aperto: migliaia di articoli – alcuni palesemente desueti, altri ancora d’attualità ad anni di distanza – sono lì, a disposizione di chi cerca documentazione recente e meno recente sulla Rete e sulla tecnologia in Italia. Stiamo parlando di un nodo della Rete che macina in media 200 mila utenti unici e 3 milioni di pagine viste al mese – per quel che può valere il dato puramente numerico. 

Bene, nei giorni scorsi ho avuto modo di incrociare diverse informazioni relative al suo traffico. Tra le altre cose, ho calcolato quante delle consultazioni complessive sono dovute all’archivio storico della testata e quante invece agli articoli più recenti. Gli approfondimenti, le rubriche e le notizie di attualità sono ovviamente le pagine più viste nei giorni in cui sono pubblicati. Ai singoli pezzi d’archivio arrivano invece poche manciate di visite, instradate da vecchi link, da improvvise riscoperte e (soprattutto) da interrogazioni di motori di ricerca. Ma questo traffico apparentemente residuale, se visto nell’ottica della coda lunga (pochi link moltiplicati per moltissime pagine), diventa invece a dir poco interessante.

 

Nell’intero periodo in cui finora ho gestito la testata, dunque considerando l’arco temporale gennaio 2006-agosto 2007 (e considerando “attualità”, per praticità di calcolo, tutto ciò che è stato pubblicato nello stesso periodo), l’archivio storico di Apogeonline ha generato da solo il 63% di tutti gli accessi. La mia ipotesi di partenza era che si avvicinasse alla metà, ma la misurazione reale è andata decisamente oltre ogni previsione.

Ora, Apogeonline ha rinunciato da tempo allo sfruttamento pubblicitario intensivo, vuoi per coerenza con la propria vocazione editoriale, vuoi perché con Metafora AD Network sta scommettendo sulla valorizzazione dell’influenza più che su quella dei dati quantitativi di traffico. E magari quel 60% abbondante è dovuto a una serie di contingenze più uniche che rare. Ma se in media fosse anche soltanto un 40% in più della produzione corrente (e non credo) – posto che il materiale esiste già e che la gestione editoriale delle pagine va pressoché in automatico – adesso mi riesce molto più facile comprendere le valutazioni alla base delle scelte dei maggiori giornali online statunitensi. Contando su un mercato della pubblicità in forte crescita e su una logica dell’accesso a pagamento probabilmente già vicina alla saturazione, liberare gli archivi dovrebbe essere una scelta commercialmente vincente nel giro di pochi mesi.

Perfino ai nostri Repubblica.it, Corriere.it, LaStampa.it, che tanti meriti hanno ma non certo quello di averci risparmiato finora qualsivoglia declinazione della pubblicità online, non dovrebbe mancare poi molto per convincersi. Senza contare che qui da noi si festeggia ogni nuovo centinaio di migliaia di lettori, ma non si è sentito ancora mai nessuno vantarsi del numero di abbonati o degli incassi delle edicole a pagamento. Se fosse così semplice come appare a me in questo momento, la definitiva liberazione degli archivi delle notizie non solo farebbe contenti tanto gli editori quanti lettori. Ma probabilmente metterebbe in circolo un patrimonio di storia contemporanea pre-digerita tale da attivare un bel cortocircuito di contenuti, in una Rete che di connessioni e relazioni fa il suo motivo di esistere.

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Pordenone 2.0

Pordenonelegge.it, la parte abitata della Rete/1

Rubo il titolo a Paolo, che ha condiviso con me una felice mattina di fine estate a Pordenonelegge.it. L’incontro che, col prestesto del libro, voleva parlare di opportunità in Internet per città e cittadini è stato soprendentemente intenso e decisamente piacevole. Come quasi sempre accade in questi casi, la differenza non la fa chi sta sul palco, ma chi ascolta. E poche volte mi è capitato un pubblico così attento, non facile all’entusiasmo, ma pronto a capire e a discutere. Sono piacevolmente sorpreso che questo sia accaduto nella mia città e nella cornice di quell’evento bibliofilo e tecnologicamente timido che per tante edizioni mi ha visto seduto nella platea delle stesse sale.

Difficile riportare tutto quello che è stato detto. Anche perché molto aveva a che fare con i progetti che il Comune di Pordenone sta cercando di realizzare nella parte abitata della Rete (rete WiFi gratuita e social networking, benedetti e finanziati dalla giunta Illy – di questo riparleremo, prima o poi). Ma due passaggi mi sono rimasti bene impressi.

Il primo è stata la risposta oltremodo franca che l’assessore comunale Gianni Zanolin, nostro ospite e motore della locale e-democracy, ha riservato a chi gli chiedeva del destino dei partiti in questo nuovo scenario internettoso e partecipato. Non hanno molto futuro, ha detto a titolo del tutto personale, e non tanto perché si voglia rinnegare la rappresentanza nelle sue manifestazioni tradizionali, ma perché la rappresentanza sta assumendo forme e tempi e interazioni del tutto nuove. Come a dire: non puoi più vivere cinque anni del voto di un momento, è necessario condividere le scelte più importanti, così come è possibile negoziare giorno per giorno la distribuzione delle responsabilità.

A volte, sulla via dell’innovazione digitale, quel che aspetti di sentir dire ai vertici istituzionali nazionali  succede invece di ascoltarlo nell’assessorato sotto casa.

Il secondo passaggio è stato l’intervento con cui una persona del pubblico ha, inconsapevolmente, tirato le conclusioni di quanto andavamo dicendo da un paio d’ore. E, su per giù, suonava così: dunque qui stiamo parlando di responsabilità. Finora potevamo addurre alibi per la nostra inattività, per il nostro lasciare che le cose andassero come andavano. Oggi no, abbiamo l’occasione e abbiamo lo strumento. Abbiamo la responsabilità – come prima, ma senza più alcuna scusa – del modo in cui vanno le cose.

Non c’era molto altro da aggiungere, no?

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Chi viene a Pordenonelegge?

Di rientro dal rilassante RomagnaCamp, già si profila all’orizzonte lo sportivo GhiradaCamp. Benché straordinariamente vicino a casa, difficilmente potrò essere a Treviso in quei giorni (22/23 settembre). Le date infatti coincidono malauguratamente col weekend di Pordenonelegge.it, la festa del libro con gli autori, che è diventata uno dei pochi momenti dell’anno in cui vivere a Pordenone pone l’imbarazzo nello scegliere come riempire il proprio tempo libero. Dopo aver saltato le ultime tre edizioni a causa di trasferte di lavoro, quest’anno non solo sono intenzionato a seguire tutto il seguibile, ma mi è stato pure offerto un angolino di festa per presentare in patria La parte abitata della Rete.

Dunque per chi fosse interessato, l’appuntamento è per sabato 22 settembre alle 11.30 a Palazzo Gregoris (corso Vittorio Emanuele II 44, nel centro storico della città). Ospiti dell’assessorato alle politiche sociali, con cui ho collaborato di recente alla definizione di alcune strategie locali di e-democracy, approfondiremo in particolare le opportunità che Internet offre alle città e ai cittadini, beninteso che essere cittadini della Rete mal si presta al banale rispetto dei tradizionali confini territoriali.

Mi farà compagnia, insieme all’assessore comunale Giovanni Zanolin, il buon Paolo Valdemarin, che io insisto a indicare non solo tra gli sviluppatori di idee digitali fra i più aggiornati e collaborativi al mondo, ma soprattutto come divulgatore di opportunità in Rete come ne abbiamo pochi in Italia. Benché l’evento che ci concede spazio tenda a stritolare gli argomenti meno letterari (e di Internet in particolare non si parla più da quando ci si mise d’impegno Giulio Mozzi, credo), potrebbe essere quanto meno una piacevole occasione per aprire un dibattito con chi in zona si occupa di reti sociali e dintorni.

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