Tecnicamente

Le leggi le fa il parlamento, giusto? E il parlamento è ancora nel pieno delle sue funzioni, esatto? Allora mi chiedevo: quanto ci vorrà a mettersi d’accordo su una legge elettorale semplice, chiara, senza giochetti, sufficiente a garantire stabilità di governo e quant’altro? Non è così difficile: si tratta di contare i voti dei cittadini e attribuire i seggi di conseguenza, il resto è sovrastruttura politica che avvantaggia l’uno o l’altro e rende precarie le maggioranze secondo convenienza. Diciamo due mesi di lavoro fitto fitto? Tre, ok, vada per tre. Fanno una sessantina di giorni lavorativi, che moltiplicati per il numero dei parlamentari dà qualcosa come 56.700 giorni uomo.

Per questo non serve un governo incaricato, più o meno temporaneo, mi pare: serve una maggioranza qualificata quanto basta per approvare la legge elettorale ai termini di costituzione. E quella, a quanto pare, ce l’abbiamo a prescindere: abbiamo eletto 945 persone apposta per votare a favore o contro i provvedimenti legislativi. Chiaro, non puoi lasciare un paese senza governo per tre mesi oltre ai tempi tecnici di convocazione dei comizi elettorali eccetera eccetera (diciamo altri tre mesi, con procedura d’urgenza? Li vogliamo moltiplicare per il numero di funzionari disponibili?). Ma se ci limitiamo all’ordinaria amministrazione, regime in cui già si trova il governo sfiduciato, magari possiamo tirare avanti quanto basta. Oppure potremmo fare un governicchio istituzionale di emergenza nazionale, snello snello, che copra questi sei mesi di sudori parlamentari e mandi avanti la baracca senza troppe implicazioni politiche.

Siamo quasi in febbraio. Sei mesi e arriviamo a luglio. Vuoi non fare le vacanze in agosto, dopo cotanta spremitura di meningi? Ok, vacanze concesse, intanto sciogliamo le camere e diamo una ripulita alla moquette. Il primo weekend di settembre elezioni. Entro due giorni risultati certi. Entro una settimana insediamento del nuovo parlamento. Entro altri dieci giorni incarico al nuovo presidente del consiglio, lista dei ministri, giuramento, fiducia del nuovo parlamento. A ottobre torniamo a essere un paese civile, nel pieno delle sue funzioni.

Tecnicamente: quanti dettati costituzionali ho infranto? Quali vincoli non strettamente politici/consuetudinari ho clamorosamente sottovalutato? A ottobre ne riparliamo, e vediamo a che punto – in realtà – saremo arrivati.

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