Mi piace, questo NetMonitor. Dicevo ieri sera in unAcademy, nel corso dell’incontro con Mario Tedeschini Lalli, di come le imminenti elezioni potrebbero essere un bel momento per far dialogare di più e meglio i vari ambiti della Rete. Quest’iniziativa di Repubblica.it mi sembra un bel segnale proprio in questa direzione. Nulla di innovativo nel formato, magari: la digestione e il rilancio dei contenuti emersi spontaneamente in Rete è una pratica che Giuseppe Granieri inaugurò sul vecchio sito di Internet Pro (teneva la rubrica un giovane Luca Conti), che oggi esercitiamo ancora su Apogeonline grazie al lavoro puntuale di Federico Fasce e che viene utilizzata in declinazioni e contesti peculiari tutte le volte che si cerchi di costruire ponti tra diversi arcipelaghi di Internet.

Ma sarebbe sciocco non percepire come questo passo contenuto per la Rete sia in realtà un salto enorme per un grande giornale online in Italia, dove il racconto di massa dell’attualità spesso non sa riconoscere e altrettanto di frequente fraintende le voci libere delle persone che si esprimono attraverso la Rete. Di più, secondo me, ed è questa è la sfida più difficile che dovrà affrontare Vittorio Zambardino nel gestire i contenuti di NetMonitor: Repubblica.it ha scelto di adottare un registro ancora non usuale nel linguaggio giornalistico, intercettando questi segnali in un formato e in un contesto che da quelle stesse voci libere assimila molto. Mi sembra una bella contaminazione, positiva, contagiosa – peraltro strillata con coraggio in prima pagina da ieri pomeriggio e non imboscata tra le rubriche di secondo piano tanto per vedere che effetto fa.

Se funzionerà, se il giornale saprà farne tesoro, se i lettori sapranno intravederne l’utilità – e il mio consiglio è stato solo uno: allargate il più possibile il campo di osservazione, superate ogni steccato o divisione tradizionale (destra-centro-sinistra, ma anche amici fidati-nemici impenitenti) – potrebbe diventare un bello strumento per il rilancio nell’agenda elettorale di opinioni e di percezioni di nicchia, così come uno specchio utile a valutare come sono assimilate e magari rigettate le badilate di marketing politico unidirezionale su cui da qualche anno di troppo si decidono i destini della nazione. Buon lavoro, dunque.

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Sempre in tema di risorse utili per decifrare tutte le campagne che ci circondano (e ancora abbiamo visto poco), ne approfitto per recuperare una citazione orgogliosa dell’ottimo lavoro che stanno facendo Antonio Sofi e soci su Spindoc. Ma diverse iniziative, in questo momento, attirano la mia attenzione e cerco di approfondire. Wikidemocracy, per esempio, di cui intuisco le buone intenzioni, ma del quale per il momento subisco molto la rigida frammentazione secondo schieramenti tradizionali. Il circolo online del Partito Democratico, impegnato per ora soprattutto a farsi ascoltare dai propri vertici romani, ma ottima pista da aprire ed esplorare per un partito politico. E poi ancora i titubanti Cittadini Digitali, l’analitico OpenPolis e tutti i fermenti che in tanti provano a modo loro a raccogliere e ordinare. Curioso come fin qui, se perfino l’elefantiaca informazione di massa sembra essersi data una scossa, proprio gli obsoleti apparati di partito non abbiano dimostrato la benché minima intenzione di sperimentare alcunché.