Ok, questa è un’idea vecchia e scontata, che si scontra con una lunga serie di ostacoli imprenditoriali (perché invece la tecnologia è matura quanto basta), ma che ciononostante io aspetto con impazienza. Voglio un’edicola online. Non sto parlando degli inflazionatissimi elenchi di link a fonti giornalistiche su Internet, non sto parlando di aggregatori di feed di giornali online, non sto parlando degli abbonamenti scontati alle riviste, non sto parlando nemmeno di vetrine online per edicole (ne esisteva almeno una, che ora non trovo più), né tanto meno di rassegne stampa sul web. Sto parlando dei buoni vecchi giornali di carta, quelli che qualcuno vorrebbe estinti entro pochi anni, soltanto nella loro versione digitale.

Quello che vorrei è un servizio web che si ponesse come intermediario in Rete tra editori e lettori. Tra tutti gli editori e i lettori. A me è capitato abbastanza spesso di abbonarmi per qualche mese alla volta alle versioni digitali di Corriere della Sera, La Repubblica, Messaggero Veneto, Internazionale, L’Espresso. Significa che pago un tot (parecchio: un anno dei maggiori quotidiani in questa versione costa 120-140 euro, comunque meno che se acquistassi tutti i giorni la loro versione cartacea in edicola) per accedere a un servizio in cui posso sfogliare rappresentazioni digitali del giornale in edicola oppure scaricarne direttamente il pdf. Ogni giornale significa un abbonamento diverso, una piattaforma diversa da cui ogni volta farsi riconoscere, una gestione diversa del servizio. Farsi una mazzetta dignitosa significa pagare molte centinaia di euro all’anno, entrare e uscire in continuazione da siti differenti e stare dietro ogni volta a un certo numero di scadenze e pratiche amministrative.

È troppo presto per pensare che qualche operatore indipendente offra bouquet a prezzi ragionevoli di quanti più giornali in versione digitale sia possibile? Ok, mettere d’accordo tutti gli editori rispetto a una piattaforma comune è inverosimile, ma quasi tutti prevedono la distribuzione del giornale in pdf, è già una buona base di partenza. Scegli il tuo abbonamento, costruisci la rassegna quotidiana con le fonti che desideri, versi una quota annuale proporzionale al numero e al tipo di testate selezionate et voilà. Ogni mattina entri in quell’unico servizio e trovi tutti i tuoi pdf belli e aggiornati che ti aspettano – i pdf di quel giorno e di tutti i giorni precedenti, naturalmente. Un po’ quello che già fa Kataweb Extra per i giornali nazionali e locali del proprio gruppo editoriale, ma allargato a tutti i giornali e con significativi sconti progressivi.

Questo non ha nulla a che vedere né rinnega le varie frontiere dell’informazione su Internet che pure seguo e auspico, come la “liberazione” degli archivi, l’evoluzione polimediale della testata o le forme di informazione partecipata. È un fronte differente, molto più pratico e contingente. Vorrei fare una cosa che farei comunque – leggere quanti più giornali e riviste possibile – nel modo più pratico, economico ed ecologico oggi possibile, tutto qui. Quanto sarei disposto a pagare per un servizio del genere? Qualche centinaio di euro all’anno, credo. Per un accesso illimitato a tutte le edizioni disponibili (ma penso a qualche sostanziosa decina, magari anche a qualche testata internazionale) non riterrei fuori luogo un forfait annuale intorno ai 500/700 euro all’anno. Diciamo 50 euro al mese, toh. In fondo una piattaforma satellitare come Sky, che pure nel rivendere contenuti altrui ha i suoi bei costi industriali, con 50 euro al mese dà accesso a una bella quantità di canali specializzati, no?

Più che a un servizio commerciale, io che come al solito imprenditore non sono, penso a qualcosa tipo un gruppo d’acquisto o un marketplace dell’editoria periodica: un soggetto collettivo (che riunisce giornalisti, addetti ai lavori, freelance, blogger e assimilabili) scende sul mercato e tratta le migliori condizioni possibili per fornire ai suoi aderenti il servizio più pratico ed economico oggi possibile. Sogno? Beh, allora magari quell’altra teoria che la distribuzione gratuita sarebbe addirittura il futuro del commercio – cavallo di battaglia dell’imminente nuovo saggio di Chris Anderson, ripreso a fondo sull’ultimo numero di Wired – me la tengo per un’altra occasione, mi sa che è meglio.