Poco fa ascoltavo al telegiornale regionale un consigliere leghista difendere la posizione estrema del proprio partito in merito ai requisiti di cittadinanza richiesti agli extracomunitari per accedere ai bandi di assegnazione degli alloggi popolari in Friuli Venezia Giulia. Non entro nel merito di una questione riguardo alla quale non sono competente quanto serve per evitare di dire banalità o sciocchezze. Ma per una frase sono grato a quel politico. Diceva, in soldoni: è una questione di giustizia guardare prima ai propri figli e poi, se rimane, a quelli degli altri. Ecco, se è vero che siamo definiti da noi stessi, ma anche dal confronto con gli altri, devo dire che i leghisti mi sono sempre di grande aiuto per decifrare il mio rapporto col mondo. E se una cosa mi è chiara, riguardo a quello che avrà un giorno mio figlio, questa è che non sarà affatto indipendente da quello che resterà ai figli degli altri. E se questo non è abbastanza chiaro oggi, che ancora ci illudiamo di poter tenere per legge la complessità fuori dai confini della nostra città o regione o nazione o continente, temo sarà lampante quando quei figli per il cui benessere materiale tanto ci preoccupiamo dovranno effettivamente spartirsi la ricchezza, gli spazi, le abitazioni e i lavori su cui oggi proviamo a ipotizzare riserve.
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Un grado di separazione
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Ho ascoltato anch’io quel ragionamento agghiacciante. Mi stavo semplicemente chiedendo quali siano i requisiti per definire i figli “nostri”.
C’è poca distanza tra le parole e il razzismo.
No?
Purtroppo i Padani (?!?) dimenticano che nel secondo dopoguerra anche gli Italiani (del Nord e del Sud) erano migranti per il mondo, grazie alle scelte scellerate e razziste di un fascismo arrogante e foriero di danni materiali e civili per l’intera nazione… ma, come si può ben desumere, la Storia non è conosciuta, né studiata dai neo-leghisti, ex-democristiani e/o ex-socialisti della Prima Repubblica.
Saluti
Luciano Bubbola
i leghisti hanno il pregio di essere un valido metro di giudizio su ciò che non si conosce.
)
Se lo dicono loro, già si è quasi sicuri che possa esser sbagliato (tutti sempre a diffidare dei pregiudizi, tzè
La canzone mica era “qualcuno era leghista” (per fortuna)
A margine di questi commenti, leggo oggi sul giornale che il figlio di Bossi, Renzo Bossi, è stato bocciato per la terza volta consecutiva (nonostante il ricorso al TAR del padre) all’Esame di Stato (la cultura non è acqua, neppure con l’aiuto del dio-PO!): allora esiste una giustizia divina… o una nemesi umana!
Con gran godimento
Luciano Bubbola