Aperture e chiusure

All’asilo di Giorgio quest’anno si è discusso spesso del portoncino d’ingresso. Chi lo frequenta sa come far scattare la serratura senza citofonare all’interno, evitando al personale di interrompere in continuazione il lavoro con i bimbi. Alcuni genitori, pochi invero, hanno manifestato disagio rispetto a questa pratica e hanno chiesto che il cancello fosse sempre chiuso a chiave quando la struttura è frequentata dai bambini. Soluzione del tutto inutile, poiché un malintenzionato che volesse nonostante tutto entrare non avrebbe che da scavalcare un metro e mezzo di comune e inoffensiva rete o un altrettanto inoffensivo cespuglio. Il compromesso è stato, almeno per un periodo, la chiusura a chiave del cancello durante le ore centrali della giornata, quando il via vai di genitori è ridotto al minimo. Rassicura chi deve essere rassicurato, non ostacola chi non ha senso che sia ostacolato, nei fatti non sposta di una virgola la situazione.

Da un punto di vista culturale la propensione vagamente paranoica a rinchiudersi a me sembra un errore importante e antistorico, che però replichiamo in tutti i contesti della vita comune e in modo particolarmente accentuato nell’ultimo decennio. Chiudiamo serrature, eleviamo muri, filtriamo gli accessi, proteggiamo dati, sorvegliamo comportamenti umani, spesso in modo talmente goffo e inefficace da lasciar pensare che il vero obiettivo sia stroncare il presunto nemico a risate. L’obiettivo è rassicurare noi stessi, prima ancora che chiederci con un briciolo di razionalità da che cosa abbiamo la necessità di difenderci, quale sia l’effettiva entità del pericolo, quanto siamo disposti a sacrificare in nome di una generica angoscia.

Mi pare che gran parte degli snodi della storia a cui imputiamo sostanziali scatti di progresso sociale, economico o tecnologico siano riconducibili a coraggiose aperture. Che cosa sono le brecce inferte vent’anni fa al Muro di Berlino se non l’apoteosi dell’apertura? E quanta chiusura rispetto al riconoscimento dell’altro c’è dentro la pretesa di esportare con la forza militare il proprio modello di governo democratico? Tutte le contrapposizioni decisive della nostra storia recente girano intorno alla dialettica tra apertura e chiusura. Destra e sinistra, Occidente e Islam, innovatori e conservatori, europeisti e antieuropeisti, e naturalmente la dialettica tra genitori prudenti e genitori sereni.

Così pensavo che raccontarci il mondo in questi termini forse ci può aiutare a scoprire un po’ di più le nostre carte, soprattutto in considerazione della necessità di aprire un nuovo ciclo politico che si lasci alle spalle i contenitori cinico-ideologici di oggi. Io non ho nulla contro chi oggi sostiene la necessità di alzare muri intorno ai caseggiati, installare telecamere a ogni angolo, organizzare ronde notturne, respingere con la forza i tentativi di immigrazione clandestina. Non ho nulla contro di loro, ma mi sento profondamente lontano dalle loro idee: penso che quello che stanno facendo in questi anni accondiscendenti ci stia rendendo tutti quanti un po’ peggiori, un po’ più vecchi, un po’ meno attenti alla vita che ci passa accanto e sono pronto a combatterli con ogni strumento democratico mi sia concesso.

Quanto a Giorgio, che probabilmente in questi due anni di asilo ho incoscientemente esposto a rischi inenarrabili di cui nemmeno mi rendo conto (Pordenone come Belsen? La Melarancia come Columbine?), vorrei far capire fin da piccolo che richiudersi nel proprio piccolo mondo non serve a nulla. Che chiudendo a chiave una serratura non scoraggia necessariamente chi ha cattive intenzioni, ma tiene lontano di sicuro chi ha buone intenzioni. Che i problemi che oggi prova a scacciare dalla porta molto probabilmente rientreranno domani dalla finestra, peggiori. Che non esiste altro modo di vivere al sicuro e in pace su questo mondo se non conoscendo e rispettando ogni suo abitante, il quale non ha minor titolo di lui a realizzare i propri sogni. E che la Storia, anche se spesso distratta o umiliata, è molto probabilmente dalla sua parte.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedintumblrmail

6 pensieri su “Aperture e chiusure”

  1. All’asilo di mia figlia qualche settimana fa per un motivo simile sono finiti tutti sui giornali. Il cancello dell’asilo e’ da sempre convenzionalmente accostato (almeno nelle ore di entrata e uscita) esattamente per le ragioni che dicevi. Cosi un bimbo di 4 anni se ne e’ uscito e se ne e’ andato a casa da solo attraversando strade ed incroci. La direzione didattica ha ovviamente scaricato tutta la responsabilita’ sulle maestre del piccolo dimenticandosi della nota “convenzione” e anzi negandola recisamente.

  2. Il discorso del cancello riguardava i momenti di lavoro all’interno della struttura, quando i bambini sono comunque protetti da loro stessi da due porte antipanico che non sono in grado (ancora) di spingere (oltre che dall’attenzione continua degli adulti). Quando giocano in giardino, sapendo i bambini benissimo far scattare la serratura del portoncino, c’è sempre un’educatrice nei paraggi oppure, in quel caso sì per necessità evidente, lo stesso portoncino viene chiuso a chiave.

  3. Grazie Sergio, che ci ricordi una volta di più che, a guardare i bambini, c’è tutto da imparare.

    Anche noi, che negli ultimi sei anni abbiamo frequentato un totale di sei nidi e due scuole materne, disponiamo di un notevole campionario di aneddoti sulla paranoia di istituzioni e famiglie: variazioni sul tema del confine, del limite (fisico e metaforico), del recinto; e poi di “noi” e degli “altri”, di “normale” (ovvero diffuso) e “strano” (cioè estraneo); e fin troppo facilmente di “giusto”, e “sbagliato”.
    Sopra ogni altro valore, c’è sempre la Sicurezza: e come non condividere?

    Purtroppo, a scuola e altrove, si dimentica facilmente che la Sicurezza va sempre a braccetto con il suo opposto mai nominato, il gemello oscuro, l’Insicurezza di chi chiude cancelli, alza muri, rispedisce al mittente barche di disperati, in barba a ogni norma del diritto internazionale, del buon senso, dell’umanità.

    Ed è per questo che non riesco ad essere d’accordo quando scrivi “Io non ho nulla contro chi oggi sostiene la necessità di alzare muri intorno ai caseggiati, installare telecamere a ogni angolo, organizzare ronde notturne, respingere con la forza i tentativi di immigrazione clandestina.”
    Io, qualcosa in contrario ce l’ho, perché questo mi sembra il nemico peggiore: non ladri, non scippatori, né lavavetri né immigrati, ma la Paura, l’insicurezza che rischiamo di trasmettere ai bambini e a noi stessi.

    Per fortuna, o forse (ottimisticamente) per l’impegno che ci mettiamo ogni giorno, rimane ancora uguale l’immediatezza dei bimbi. Stupiti delle sbarre comparse alle finestre della nuova vicina di casa, che dopo una vita in città torna tra le sue colline, e si condanna a vederle per sempre a strisce verticali, chiedono: “Perché, mamma?”

    …già, perché?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *