Bill Gates e il mondo all’incontrario

Il fatto che Bill Gates scelga di uscire da Facebook per manifesta ingestibilità del suo profilo a me, con buona pace degli editorialisti oggi scatenati, conferma soltanto l’idea che questo strumento – non Facebook, internet – sta ridefinendo le priorità quantitative della società. È l’apologia dei piccoli numeri che scrivevo altrove. Sei una star? Fai il pieno di contatti? Bravo, non ti serve a nulla. Anzi, ti fa perdere qualcosa. Sei buono solo per far titoli sul giornale, per far la gara con Oprah e Ashton Kutcher. Ed è un problema, chiaro: ma non per i comuni mortali, che in barba alla compassione dei media stanno mettendo a frutto le loro insignificanti reti; quanto per le star, che rischiano di restar confinate nella loro realtà virtuale. Le relazioni mediate dalla rete premiano la normalità, il basso profilo, la quotidianità, i pochi ma buoni. Strano che ci si stia mettendo così tanto a comprenderlo.

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Non guardarmi non ti sento

Spedizione 05003838**** con data 09/07/2009
Accettato dal centro postale di PORDENONE S.CATERINA in data 09-LUG-2009
In lavorazione presso il centro postale di PORDENONE S.CATERINA in data 09-LUG-2009
Inviato dal centro postale di PORDENONE S.CATERINA a VENEZIA CMP WINDOWS in data 09-LUG-2009
In lavorazione presso il centro postale di VENEZIA CMP WINDOWS in data 09-LUG-2009
Inviato dal centro postale di VENEZIA CMP WINDOWS a TS CPO WINDOWS in data 09-LUG-2009
In lavorazione presso il centro postale di TS CPO WINDOWS in data 10-LUG-2009
Consegnato dal centro postale di UFF./ENTE (Prov. TS) in data 10-LUG-2009
Inviato con dispaccio manuale dal centro postale di TS CPO WINDOWS a UFF./ENTE (Prov. TS) in data 10-LUG-2009
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Io, il 14 luglio

Io non penso dovremmo protestare col silenzio. Al contrario, credo dovremmo parlare molto di più, spiegare molto di più, documentarci molto di più, facendoci forti dei fatti e guadagnando credibilità grazie alla laicità intellettuale dei nostri ragionamenti e alla rigorosa rinuncia all’emotività. Saranno i fatti a renderci liberi, non l’indulgere in proteste improvvisate, spesso isteriche e talvolta del tutto inconsapevoli. Nel caso delle leggi che in questo periodo lambiscono internet, in particolare, io credo che l’argomento “giù le mani dalla libertà d’espressione” abbia fatto un po’ il suo corso, tanto che spesso finisce per fare il gioco di chi un bavaglio alla rete magari vorrebbe metterlo davvero. Siamo autoreferenziali, reagiamo con argomenti che convincono chi è già dalla nostra parte e confondono o peggio irritano chi già ci vede con distanza e sospetto.

La maggior parte delle leggi per cui ci stiamo indignando in questi mesi sono destinate a non produrre effetti a causa dei limiti tecnici e giuridici dei testi proposti, ma questo non lo dice mai nessuno. Chi le scrive il più delle volte non sa di che cosa parla né ha idea di come raggiungere l’obiettivo. La casualità, l’improvvisazione, l’ignoranza su temi così strategici per il paese sono il vero scandalo. Su questo dobbiamo e possiamo lavorare molto di più. Abbiamo margini enormi di lavoro, se riusciamo a essere più forti, più coesi, più precisi e più saldi di nervi. Dovremmo essere così forti da imporre noi l’agenda legislativa in questo settore, piuttosto che subirla.

Un esempio? Credo che in rete esistano ampie convergenze sul fatto che la legge Pisanu faccia più danni di quanti ne abbia fin qui evitati e che in questi quattro anni abbia rappresentato un enorme freno alla diffusione della connettività in Italia. Bene, la legge Pisanu prevedeva una scadenza, che già due governi – peraltro di ispirazione politica opposta – hanno prorogato. A fine anno si porrà nuovamente il problema di che cosa farne e io scommetterei sul fatto che all’attuale governo non dispiacerà prorogarla per altri 12 mesi. Bene: abbiamo sei mesi per convincere l’opinione pubblica che la legge Pisanu va accantonata o per lo meno drasticamente ripensata. Prendiamo in mano noi l’iniziativa, organizziamoci, raccogliamo dati, alimentiamo un passaparola sano e vitale, guadagnamoci la fiducia di chi oggi non capisce e non capendo fa il gioco degli ignoranti e dei demagoghi.

Fin qui per dire il mio disagio, in termini generali. Il punto è ora che cosa fare il 14 luglio, giorno in cui molti blogger si uniranno ai giornalisti in una giornata di sciopero e protesta contro il decreto intercettazioni e il regime restrittivo sulle rettifiche esteso indiscriminatamente anche ai siti web. Sul testo Alfano valgono, per parte mia, le puntuali perplessità che Elvira Berlingieri ha espresso su Apogeonline: nei riferimenti a internet è talmente sconclusionato da non poter verosimilmente giungere ad alcun effetto reale. E tanto basterebbe, per conto mio. Dietro al tentativo generoso di Alessandro Gilioli e Guido Scorza vedo però in queste ore – lo dico usando le parole di Giuseppe Granieri – «il germe della società civile che in qualche modo può esserci e deve provare ad esserci». Allora se questo può essere un inizio, non mancherà la mia spinta.

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