Fact checking, una visione d’insieme

Sta uscendo in questi giorni nelle principali librerie digitali il mio nuovo ebook dedicato al fact checking. Il fact checking non è altro che la verifica puntigliosa dei fatti, un rinforzo al metodo giornalistico, messo a punto negli Stati Uniti intorno al 1920 per migliorare l’accuratezza dei  prodotti editoriali e poi progressivamente abbandonato nelle case editrici. Oggi il fact checking torna di attualità grazie alla moltiplicazione di servizi indipendenti specializzati nella verifica delle affermazioni dei politici (come Politifact in America o Pagella Politica in Italia), ma è interessante, e per questo me ne sono appassionato, soprattutto come proposta di metodo diffuso e collaborativo nel fragile ecosistema della rete, frontiera su cui una piattaforma come Factchecking di Fondazione Ahref è all’avanguardia.

Il libro fa parte della nuova collana digitale Sushi di Apogeo, dentro la quale si trovano anche titoli tra gli altri di Daniele Chieffi, Antonella Napolitano, Marco Massarotto, Alessandra Farabegoli. Il mio libro, in particolare, è disponibile in versione epub senza alcuna forma di Digital Right Management (nemmeno social Drm, per intenderci). Significa che può essere caricato sul proprio lettore digitale o prestato agli amici senza restrizioni particolari (discorso che non vale nel caso di Amazon/Kindle, Apple/iBooks e Mondadori/Kobo, perché le loro politiche commerciali impongono restrizioni alla circolazione).

Di seguito l’introduzione del libro, per mettere a fuoco l’argomento.

 

Quella del fact checking è una storia americana che arriva in Italia sull’onda del successo di alcuni servizi web specializzati nel fare le pulci alle dichiarazioni dei politici. È una storia americana perché connaturata a una concezione del giornalismo molto più tecnica della nostra e a un’industria dell’informazione assai più strutturata e parcellizzata nelle sue funzioni di quanto mai sarà dalle nostre parti. Per una questione di dimensioni del mercato, banalmente.

Il fact checking racconta dell’espulsione da quell’industria del sovrappiù di procedure di controllo della qualità che faceva la differenza, ma costava troppo, e del suo rientrare in gioco prepotentemente sotto forma di servizi indipendenti a valle del processo, grazie a Internet. È dunque la storia di una rovina e di una possibile rinascita nella qualità del servizio che i giornalisti prestano alla società. Come tale non è più soltanto una storia di rilevanza americana, ma ha una portata universale.

Fact checking sta per verificare i fatti. Dicono spesso: e allora non potevi dirlo in italiano? Ma è talmente scontata e apparentemente anonima, come pratica, che se non le dai nemmeno quella sovrastruttura linguistica sembra tu stia parlando di nulla. Perché verificare i fatti è un’attività editoriale connaturata al metodo giornalistico. Di più: ne è costitutiva. Il giornalista cerca le notizie e verifica i fatti e, soltanto dopo che ha trovato abbastanza fonti attendibili, la racconta. Fin qui la teoria. Non deve essere stato sempre così semplice, se guardiamo alla qualità dell’informazione degli ultimi decenni. Di certo non è facile oggi, che la sfera pubblica si va arricchendo di milioni di voci spontanee e incontrollabili.

Ma proprio questo è il passaggio chiave, per cui è più che mai opportuno approfondire che cosa è stato e che cosa può diventare il fact checking. Con la Rete, com’è ormai evidente, salta ogni filtro editoriale all’origine dei contenuti e tutto diventa disponibile subito e ovunque, per il fatto stesso che qualcuno, da qualche parte nel mondo, ha ritenuto opportuno che così fosse. Il meccanismo del filtro, su Internet, opera a posteriori ed è diffuso, collaborativo, imperfetto e creativo. I giornalisti possono essere ancora utili nell’affiancare e rinforzare questo filtro con l’esperienza della loro professione, ma serve soprattutto che il loro metodo, a cominciare proprio dalla verifica dei fatti, contagi i milioni di nuovi artigiani dell’informazione ed elevi la qualità del loro contributo alla comunità.

Nel Capitolo 1 ricostruiremo la storia e le caratteristiche del fact checking classico, come è stato in principio e fino all’altro ieri. Nel Capitolo 2 capiremo che fine ha fatto il fact checking dopo essere stato espulso dalla maggior parte dei grandi gruppi editoriali e quali forme indipendenti e innovative abbia assunto. Nel Capitolo 3 inseguiremo il fact checking in Paesi e in situazioni meno scontati. Nel Capitolo 4 scopriremo che cosa succede quando il fact checking cessa di essere soltanto una questione tra giornalisti e comincia ad attingere alle competenze delle persone e a servire l’intelligenza collettiva interconnessa. Nel Capitolo 5 faremo il punto sulla situazione italiana, al termine di una campagna elettorale che ha risvegliato un’insospettabile voglia di fatti. In conclusione rifletteremo sulla possibilità che la parabola del fact checking, nel suo incontro con l’ecosistema caotico e fecondo della Rete, diventi veicolo per un metodo condiviso e suggerisca un inedito ribaltamento di ruoli tra gli attori del processo di comunicazione.

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4 pensieri su “Fact checking, una visione d’insieme”

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