Davanti al computer con Giorgio

giorgio_macbookQualche giorno fa mio figlio Giorgio, che ha sette anni e va in seconda elementare, è tornato a casa eccitato perché a scuola era stato nell’aula di informatica e la maestra gli aveva spiegato che cos’è, com’è fatto e da dove viene il computer. L’hanno presa un po’ classica – unità centrale, tastiera, mouse, schermo, stampante, videoscrittura – ma ha fatto subito breccia nella sua immaginazione.

Giorgio mi ha sempre visto lavorare su computer, tablet e smartphone, ma finora non ha manifestato in modo evidente i comportamenti precoci che si è soliti attribuire ai nativi digitali. Il suo unico interesse ricorrente sono stati i giochi e le applicazioni ludiche dell’iPhone di sua madre, quando sta con i suoi amici e perché li vede usare ai suoi amici. Io finora non ho promosso alcuna interazione con questi strumenti che non nascesse da una sua richiesta e dal suo percorso di scoperta del mondo.

Quel giorno Giorgio ha unito vari puntini isolati negli anni e ha capito che il pc di suo padre e di suo nonno gli potevano servire, oltre che per vedere cartoni animati a richiesta, per fare delle cose. Per creare lui, prima che per godere delle creazioni altrui. Così quello stesso pomeriggio ha scritto frasi, ha stampato su carta e poi ha mostrato orgoglioso a tutti il risultato. Visto l’improvviso entusiasmo, nei giorni seguenti gli ho proposto di continuare i suoi esperimenti su un vecchio iBook che non ero mai riuscito a dare via e che stava vivendo la sua obsolescenza programmata nell’imballo originale. In un certo senso lo tenevo lì per lui, e lui ne è stato felice.

Dopo aver preso le misure, Giorgio si è chiesto che cosa poteva farne, che cosa poteva scrivere. Gli ho suggerito che invece di scrivere qualcosa, poteva scrivere a qualcuno. Anzi, poiché gli era appena nata l’urgenza di chiedere un’informazione a una persona che non avrebbe incontrato presto di persona, gli ho spiegato che poteva mandargli un messaggio di posta elettronica. La prospettiva l’ha ulteriormente appassionato e in un paio d’ore aveva il suo primo indirizzo email, la prima password da ricordare e un messaggio nella casella della posta inviata. È stato un gran pomeriggio, altroché. Che è proseguito, nei ritagli di tempo dei giorni seguenti, e ha generato nuove conversazioni in rete con amici e parenti lontani.

Riflettevo stasera su quello che sto facendo con Giorgio. Cercavo di guardare questa esperienza con gli occhi di un settenne e di provare a decodificare l’affastellamento di stimoli, le azioni che gli venivano semplici e quelle che invece lo mettevano in difficoltà. Mettevo in discussione la piega che ha preso per me l’accompagnarlo in questa scoperta. Per noi è stato così diverso, ci siamo cresciuti dentro poco alla volta, molto lentamente. Per loro lo stato dell’arte sono aggeggi che stanno in tasca, che si toccano e che hanno imparato a nascondere buona parte della loro complessità, facendoti fare cose complicate senza preoccuparti di che cosa succede sotto quello schermo. Discussioni che, tra genitori nerd, abbiamo già fatto molte volte, esaminandone i pro e i contro.

Alla fine ho capito che stavo impostando male il mio ragionamento. Perché, più o meno consapevolmente, io non stavo già più insegnando a mio figlio a usare il computer. A capire come funziona il computer. Quello verrà da sé, un po’ per volta, assecondando curiosità e opportunità, con me o a scuola o con gli amici geek. In realtà in questi giorni noi due stiamo già facendo tutt’altro: stiamo imparando insieme a costruire e ad estendere la sua rete di relazioni, solo in un modo diverso da quelli che già conosceva. Non lo strumento, ma l’azione sociale. Non tecnologia, ma cultura e umanità. Non il computer: le relazioni.

Che poi è lo stesso scarto mentale che è chiamata a fare la nostra società, e intorno al quale s’è aggrovigliato in questi anni il mio lavoro. Solo che questa sera, grazie a Giorgio, ci sono arrivato attraverso un sentiero nuovo.

 

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3 pensieri su “Davanti al computer con Giorgio”

  1. Caspita, notevole. Leggendo queste righe, memorie lontane e flashback più vividi sono riemersi da chissà dove.
    Anch’io mi son avvicinata al computer più o meno alla stessa età di suo figlio e principalmente per gli stessi scopi: giocare a prato fiorito o a solitario, piuttosto che a flipper o a qualche altro passatempo ludico in cd o floppy (dio, i floppy) prestati da amici con fratelli maggiori decisamente più tech di me.
    Avrei voluto avere anch’io una sorta di “guida” che mi invitasse, più che insegnasse, a usare questo strumento incredibile da cui oggi, ahimé, mi separo con fatica.
    Mi chiedo se il programma ministeriale preveda, oltre alla componistica e alla storia, anche qualche lezione sulle implicazioni socio-culturali cui l’uso (o abuso?) del pc (e simili) ha portato. Chissà come li spiegherebbe la maestra di suo figlio. E chissà quali perplessità o curiosità avrebbero i giovanissimi settenni. Oso solo immaginare la reazione di una classe di seconda elementare alla fase: “Bene bambini, oggi invieremo una richiesta di amicizia a…”. Curioso, davvero curioso.

  2. Anna
    Purtroppo non tutti i bambini hanno la stessa curiosità “positiva” di suo figlio che certo è stato facilitato e stimolato in modo vario e intelligente alla vita da cotanta famiglia nei 7 anni precedenti all’approccio. La scuola DEVE usare pc, tablet e smartphone per una serie infinita di attivita’ intelligenti e utili. Speriamo resti il tempo per la scrittura autografa e il movimento…grazie

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