Il web l’ho visto nascere nel suo laboratorio, doveva essere la fine del 1994 o l’inizio del 1995. C’è questo Mosaic che sembra interessante, ha detto un giorno. Gli ipertesti multimediali su cui lavoravamo da qualche tempo improvvisamente uscivano dai floppy disk e prendevano vita. Franco Fileni è stato il mio professore di sociologia delle comunicazioni. Un corso di quelli che ti aprono la testa, mettono ordine alle tue idee e ti indicano una direzione.

Lui un incrocio tra un signore d’altri tempi e un provocatore senza troppi scrupoli. Una gran testa: in quegli anni infilò un paio di testi sul digitale che se la battevano alla pari con gli americani. Nel suo studio aveva installato una BBS con nodo Fidonet, poi un server, diversi computer alcuni dei quali connessi a internet. Mi fece avere un accesso telefonico alla rete dell’università molto prima che arrivasse Video On Line. Spalancò le porte del mondo in cui vivo e lavoro oggi. In quegli anni era decisamente troppo avanti per essere riconosciuto.

Frequentammo il suo studio per diverso tempo dopo l’esame, sfidando il suo carattere ben poco paziente. Tre anni ci sono rimasto, io. Lì mi sono appassionato alla comunicazione mediata dal computer, lì ho frequentato le prime “comunità virtuali”, lì ho capito che nel sistema operativo della nostra società stavano per cambiare diverse cose. Con lui feci la tesi e mi laureai. Non l’entusiasmava granché questo mio interesse per l’informazione in rete, nemmeno io in fondo gli andavo troppo a genio, ma mi lasciò fare. E alla fine mi dimostrò con la sua amicizia l’apprezzamento.

Mi richiamò in università a fare qualche seminario, poi un corso intero. Il Web 2, come lo chiamava lui, l’aveva preso un po’ in contropiede: la riorganizzazione universitaria, la stretta ai progetti di ricerca e alcuni incarichi organizzativi gli avevano assorbito gran parte dell’attenzione. Ho aspettato a lungo che si immergesse nei social media per rileggerli nelle sue parole. Credo che l’ultimo ventennio di vita pubblica e accademica l’abbia deluso parecchio negli ideali e nelle aspettative. Lo inserisco con grande rispetto nella lista dei meravigliosi sconfitti che hanno influenzato in modo determinante la mia vita.

Franco Fileni, mio professore, relatore, collega e amico, se n’è andato la notte scorsa, molto prima del dovuto. La gratitudine che provo per lui ingigantisce il vuoto che lascia.