Mio figlio Giorgio è tornato entusiasta anche questa volta, la seconda. Guidato da Gianpiero, volontario del CoderDojo Friuli Venezia Giulia, nel giro di un paio d’ore ha creato un gioco basato su una ranocchia che deve far scoppiare dei palloncini. Un gioco semplice e spartano, con cui però avrebbe giocato tutta la sera, come succede quando inventa nuove costruzioni con i Lego.

Un coder dojo è una palestra di programmazione: non una scuola di coding in senso stretto, ma un’esperienza di avviamento alla logica algoritmica per ragazzi dai 7 anni in su. Si sceglie uno scenario, si introducono personaggi e oggetti, si attribuiscono caratteristiche e azioni e si generano le relazioni che animano il gioco. Il tutto avviene dentro un ambiente di sviluppo amichevole e visuale, Scratch, sviluppato e distribuito gratuitamente dal Massachusetts Institute of Technology.

I coder dojo sono nati in Irlanda nel 2011 e da allora si sono diffusi in tutto il mondo, dando vita a un network globale di volontari ed eventi. L’Italia, per una volta, è uno dei paesi più attivi, con club informali presenti su tutto il territorio e decine di occasioni di incontro ogni mese. Centinaia i mentor, ovvero gli appassionati di programmazione che dedicano alcune ore alle attività di divulgazione. Si moltiplicano anche le occasioni per portare i coder dojo a scuola, coinvolgendo insegnanti e studenti in esperienze didattiche innovative.