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Archive: 2017

ottobre 15 2017

C’è questa cosa che si tiene ogni inizio autunno a Pordenone: il grande mercatino dei bambini. Il gran giorno, fin dalle tre di notte, la piazza deputata si riempie di nugoli di padri, madri, nonni, nonne, variamente ecreativamente attrezzati, tutti alla rincorsa dei posti migliori. Già alle cinque sei relegato ai posti di minor passaggio e destinato a riportare a casa gran parte della mercanzia.

Verso le 8:30, sbadiglianti e con gli occhi a dollaro, arrivano i giovani titolari dei banchetti, pronti a vendere i propri regali reietti, ma soprattutto ad acquistare i reietti regali altrui. Magari pedagogicamente non proprio una faccenda a prova di bomba, ma rivendendola come utile infarinatura commerciale per i figli e pensando allo spazio che ti si libera in casa finisci per chiudere un occhio.

Due cose tuttavia non capisco, giunti alla settordicesima edizione: come non sia possibile assegnare/estrarre/distribuire i posti in modo preventivo, automatico e umano, evitando ai genitori meno entusiasti l’assurdo rito della notte in bianco.

E soprattutto: come mai nessun bar della zona interessata abbia ancora compreso il potenziale economico di far trovare brioches calde e caffè bollenti già a notte fonda a questo esercito di esseri umani degno di miglior causa.

agosto 12 2017

Pordenone ha salutato oggi uno dei suoi padri più recenti e discreti, monsignor Felice Bozzet. Non un capitano d’industria o un campione della politica, ma un umile tessitore di comunità, un incantatore di giovani, colui che forse più di chiunque altro ha saputo illuminare l’adolescenza e la via verso le responsabilità adulte di qualche migliaio di uomini e donne che oggi hanno tra i trenta e i sessant’anni.

Don Felice è stato un prete di strada in centro città, un mistico alla guida di una parrocchia più grande di lui, un gioioso innovatore del messaggio cristiano in un’epoca di grandi aperture e altrettanto rapide chiusure, un sant’uomo senza superpoteri che pure ha saputo compiere opere straordinarie impastando umanità, prossimità e condivisione al volgere di decenni in cui sembrava improvvisamente più semplice procedere da soli.

La sua impronta sociale è riconoscibile oggi in gran parte delle reti che innervano l’economia, la cultura, la politica e la società della Destra Tagliamento. Le testimonianze, addolorate ma al tempo stesso gioiose e grate, che i suoi ragazzi di ogni età gli stanno tributando in queste ore sono il miglior testamento possibile.

Don Felice è stato una presenza ricorrente anche nella mia vita, fin dai banchi di scuola. L’ultimo suo regalo, di certo quello più inaspettato ed emozionante, è stato chiedermi di mettere ordine agli appunti di una vita e distillare una testimonianza di ciò che gli era a cuore. Non ho mai capito perché avesse voluto chiederlo proprio a me, tra tanti che avrebbero potuto rendergli un servizio di certo più ortodosso, ma so che immergermi in quella storia, nelle sue illuminazioni e nelle sue delusioni, nei suoi successi e nelle sue sconfitte, è stata una delle esperienze più coinvolgenti che mi siano capitate. La storia di una vita, di cui pure ero stato almeno in parte testimone, ricostruita nel pieno nella sua complessità. Oggi, più che mai, è un dono che va condiviso.