Marco, che sta in Cina
Dalla Cina con Furore è il diario di viaggio di Marco Fabbri, che si trova in Oriente da alcuni settimane mesi. Attualmente dovrebbe trovarsi a Shanghai. Sul sito si trovano un impressioni di viaggio, fotografie e riflessioni varie di un italiano che guarda la realtà da una latitudine inconsueta. Dice Marco, che ha creato il sito da solo con Wordpress: «La cosa incredibile è che ricevo e-mail da ragazzi che verranno in Cina e che cercano informazioni. Il potere del Web mi stupisce tutti i giorni di piu’, ancora oggi».
Vuoi segnalare il tuo sito nella rubrica Un blog al giorno? Manda un’e-mail a questolhofattoio@comesifaunblog.it riportando l’indirizzo e un breve testo di presentazione. Ogni giorno (o giù di lì) sarà pubblicata la scheda di un sito particolarmente orginale.
Quel che si dice in giro
Il Los Angeles Time lancia un esperimento coraggioso di condivisione via wiki dei propri editoriali, ma è costretto a fare marcia indietro dopo pochi giorni. I commenti di Blogs4biz e Blog Notes.
Il processo a Christophe Grébert, autore del blog MonPuteaux.com dove sarebbe stato diffamato il sindaco della cittadina di Peteaux, è iniziato ieri a Parigi. L’udienza è stata subito aggiornata al 3 febbraio 2006. Sul sito, ampia documentazione sull’argomento. La vicenda sta avendo ampia risonanza a livello nazionale in Francia, come racconta Loic Le Meur.
La polemica sui link nata da un’intervento di Vittorio Zambardino riassunta post per post: la sintesi l’ha fatta Carlo Felice Dalla Pasqua.
La ricerca dello Iulm sui blog, lanciata qualche tempo fa con la collaborazione di Splinder, ha ora un blog autonomo, dove il dibattito prosegue.
Le blogstar sono tutte di sinistra? Un’opinione da Lapalisse.
La recensione di Computer Idea
Il numero 139 della rivista Computer Idea, datato 21 giugno 2005 e in edicola da qualche giorno, recensisce Come si fa un blog (a pagina 78, a cura di Lino Garbellini).
Palombi: «Così è nata Splinder»
Marco Palombi è il presidente di Tipic, la società italo-americana che dà vita a Splinder, il principale servizio commerciale per l’apertura di blog in Italia. Primi ad arrivare in questo mercato nel nostro Paese, i ragazzi di Splinder sono cresciuti molto in fretta. Tanto in fretta da avere avuto poco tempo per perdersi in chiacchiere, fa capire tra le righe il manager. E solo ora che i frutti di questo lavoro cominciano ad arrivare, pare che lo scollamento con l’ampia e chiacchierona comunità dei blog sia destinato a ridursi. Lo fanno pensare, tra l’altro, il bollettino Splinder Journal, inaugurato nel gennaio scorso, e il lento intensificarsi degli interventi pubblici. Quella che segue è forse una delle prime interviste concesse da Palombi, napoletano di origine e poco meno che quarantenne: ne approfittiamo per conoscere meglio ciò che sta alle spalle della piattaforma di blogging più diffusa in Italia e le prospettive per il futuro.
Marco, ci racconti la storia di Splinder?
La piattaforma Splinder per creare i blog è online da novembre 2002. Il progetto è partito nel 2001 quando è stata creata Tipic Inc. con l’idea di andare oltre il one-way-web che dominava in quegli anni e creare strumenti e servizi che permettessero alle persone di interagire ed esprimersi in maniera più completa su Internet. In quegli anni vigeva il concetto del sito (portale) che diffondeva informazioni, come se si trattasse di un broadcast, però fatto su Internet. Il massimo della personalizzazione erano i forum, i siti personali e le chat, attraverso cui però gli utenti non riuscivano a creare una presenza che rappresentasse realmente se stessi. Era difficile in quegli anni capire che cosa pensassero o dicessero altri utenti riguardo un certo argomento, conoscere persone che la pensassero come te e seguire i loro ragionamenti, e da loro conoscere altre persone e così via. Tipic nasce con l’idea di unire assieme il blog e l’instant messenger e tutti gli altri strumenti che permettono alle persone di esprimersi e conoscersi; questo è il nostro obbiettivo, e rimane valido anche adesso che stiamo lanciando i primi servizi voce e poi altri servizi multimediali.
Una curiosità: perché il nome Splinder?
Splinder nasce dalla ricerca fatta di una parola breve e facile da ricordare che trasmetta freschezza e immediatezza. È una parola inventata, non esiste nulla del genere in inglese.
Quante persone lavorano a questo progetto?
In Tipic Inc. lavorano 10 persone (oltre a vari collaboratori) divisi fra New York, dove ha sede la società, e l’Italia. Splinder e Motime (Motime è l’omologo servizio statunitense, ndr) sono i progetti che potremmo definire consumer, che adottano per primi le soluzioni sviluppate al nostro interno. È il caso del server di Instant Messaging TIMP che viene utilizzato da anni per Splinder e Motime. Tipic ha una focalizzazione molto tecnologica, perché da sempre crediamo che per essere competitivi (anche nel mondo dei blog) è necessario capire molto bene quello che si può e quello che non si può fare a livello tecnologico.
Che investimento c’è alle spalle?
Dalla creazione Tipic non ha ricevuto alcun tipo di finanziamento o investimento esterno; i soci (fra i quali un business angel) hanno finanziato il progetto. Le vendite dei prodotti di Instant Messaging hanno contribuito a far crescere la società e finanziato, nei primi anni, la crescita della parte consumer (Splinder e Motime). In questo periodo stiamo valutando forme e modalità per crescere con l’apporto di capitale esterno (siamo stati contattati in questo senso). La regola che ci siamo posti però, è quella di crescere in maniera organica, evitando gli eccessi della Internet Bubble; siamo convinti che oggi sia il momento giusto per investire in questo campo.
Quale è il modello di business?
Tipic ha un modello di business che è parte consumer e parte business; Splinder e Motime sono la parte consumer e si sostengono con la pubblicità e i servizi a pagamento, mentre la parte business vende prodotti di instant messaging, wireless e VoIp a medie e grandi società e enti in tutto il mondo (un nostro server di IM viene utilizzato anche dagli ingegneri della Nasa).
A quanto dici, Splinder sarebbe finanziariamente autosufficiente. È così?
A meno degli investimenti in sviluppi e nuove tecnologie, lo è.
Il numero di blog ospitati da Splinder sono su per giù noti. Motime, invece, su che cifre gira? Che differenze presenta il mercato statunitense?
Motime, pur essendo come funzionalità molto più avanzato delle altre piattaforme gratuite, non è ancora riconosciuto come un leader sul mercato statunitense; si è molto affermato nell’ambiente universitario dove il passaparola è molto rapido in circoli definiti. I numeri di Motime sono inferiori a quelli di Splinder, ma in crescita costante. Contiamo molto sulle nuove funzionalità Media che ne faranno, anche a livello statunitense, una piattaforma unica.
Qual è la vostra visione dello strumento blog?
Noi vediamo Splinder come una piattaforma di comunicazione. I blog, così come gli altri strumenti che abbiamo messo e metteremo a disposizione sono tecnologia facile per permettere alle persone di comunicare e interagire. Non vediamo alcun intervento editoriale o di organizzazione dei contenuti fatto da Tipic/Splinder. Se dovessimo fare un parallelo con il telefono, Tipic crea l’infrastruttura di comunicazione, gli utenti la utilizzano e autorganizzano se stessi e i loro contenuti in maniera completamente autonoma. In realtà la modalità di utilizzo del blog da parte degli utenti è completamente al di fuori del nostro controllo, né tanto meno crediamo sia importante dare alcun indirizzo particolare (di tipo editoriale) a quello che scrivono gli utenti. Quello che ci limitiamo a fare è dare sempre nuovi strumenti che possano permettere agli utenti di interagire meglio e fare conoscere quello che scrivono; i tag per esempio vanno in quella direzione, organizzazione dal basso dei contenuti.
In passato siete stati criticati, a maggior ragione in quanto principale operatore italiano, per aver disertato il dibattito sugli strumenti e sulle finalità di questo settore. Quali sono le vostre relazioni con la comunità blog?
Nel primo periodo di vita di Splinder, alcuni operatori del settore hanno considerato Splinder una piattaforma poco aperta a relazioni con altri operatori, questo perché non offrivamo i feed Rss; come abbiamo cercato di spiegare più volte, la scelta di non offrirli ci ha permesso di crescere in maniera veloce senza avere problemi di carico e banda causati dall’utilizzo improprio che dei feed fanno gli aggregatori personali. Appena abbiamo raggiunto un’architettura tecnologica completamente scalabile abbiamo incluso i feed Rss fra i servizi offerti. Non bisogna dimenticare che la piattaforma Splinder è una delle più avanzate per il blogging; le pagine vengono servite in maniera dinamica senza bisogno di dover ripubblicare l’intero blog (come fanno tante alte piattaforme). Questo vantaggio tecnologico è stato costruito passo dopo passo e ora è uno dei valori più grandi che abbiamo e che giustifica la leadership in Italia. Tipic, inoltre, ha relazioni di collaborazione con varie comunità di sviluppo Open Source, fra le quali Drupal (che finanziamo e sul quale è stato costruito Splinder) e Jabber (personalmente sono stato sul Board della Jabber SW Foundation). In generale, possiamo affermare che le scelte tecnologiche che abbiamo fatto fino a oggi si sono rivelate molto corrette; abbiamo puntato su progetti che erano poco conosciuti ma che già avevano tutte le caratteristiche che cercavamo. Inoltre, ora che il progetto inizia a maturare, abbiamo iniziato a investire più tempo nei contatti con la comunità dei blogger.
Quali prospettive vedete dal vostro punto di osservazione per i blog nel prossimo futuro?
Il blog, come strumento di comunicazione personale, non rimarrà in forma testuale ma evolverà arricchendosi di contenuti multimediali, come foto e audio (già oggi disponibili) e poi video. Il nostro compito è quello di fornire strumenti semplici per creare, pubblicare e trovare contenuti multimediali.
Come cambia questo sito
Compiuto il suo decimo mese di attività, questo sito si interroga sul futuro.
Il bilancio è certamente buono: lo dimostrano soprattutto le decine e decine di persone che lo frequentano e scrivono di apprezzarlo senza sapere - e senza che sia importante sapere - che nasce come estensione online di un libro cartaceo prima che come bizzarro sito monografico. Poco male - anzi: proprio bene - visto che l’obiettivo dichiarato è sempre stato quello di contribuire un po’ alla diffusione di una cultura dei blog più consapevole e più informata, ben prima che fare pubblicità indiretta a un prodotto commerciale.
Ho un rammarico: che il tentativo di farne un punto di raccolta collettivo di idee e suggerimenti non sia mai decollato, fatte salve un paio di persone che si sono messe in gioco e che hanno la mia gratitudine. Del resto forse è logico così: ognuno ha il suo blog per esprimersi, io stesso non amo affatto disperdermi su più di uno o due siti per volta. Anche la segnalazione libera di siti personali, il piccolo recinto Clicca qui, che poteva solleticare il narcisismo di blogger in cerca di visibilità, non ha mai preso davvero piede.
Dunque la decisione è questa: a partire da oggi l’iscrizione libera viene chiusa e tutte le registrazioni (la maggior parte delle quali inutilizzate) sono azzerate. Chi ha idee e voglia di sostenerle può continuare a pubblicare contenuti, ma è pregato di richiedermi una nuova registrazione e l’abilitazione al software di gestione di questo sito via e-mail.
La sostanza resterà uguale: notizie di attualità e segnalazioni di idee, articoli, siti e approfondimenti per chi si interessa di blog. Ma farò progressivamente un po’ d’ordine nelle categorie e nell’impostazione dei contenuti, per rendere più semplice raccogliere le mille luci quotidiane accese dai blog e più frequente la possibilità di approfondire argomenti più interessanti. Compatibilmente con il tipo di impegno richiesto da un sito di questo tipo, del tutto volontario e volutamente privo di pubblicità, spero in futuro di poter intensificare i contributi editoriali originali.
Che la navigazione continui. Chi vuole salire in barca è sempre il benvenuto.
Il Podcast, questo sconosciuto
Dopo aver pubblicato un paio di podcast jazz molti mi hanno chiesto che cos’è ’sto podcast. Cercherò di spiergarlo usando termini meno tecnici possibile. Immaginate di avere una radio con la quale potete ascoltare quello che volete, quando volete e dove volete. Impossibile? no, è possibilissimo grazie al Podcast. Alcuni l’hanno definito la naturale evoluzione audio dei blog a cui seguirà a breve quella video. Questa può essere una buona chiave di lettura ma più che una evoluzione dei blog vedo il podcast come una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’intrattenimento radiofonico. La gente infatti è stanca di ascoltare radio tutte con lo stasso identico contenuto “piatto” e con le playlist imposte dalle case discografiche che diffondono solo musica commericiale assolutamente inascoltabile.
Podcast è una parola composta che deriva da Ipod, il lettore Mp3 della Apple, e Broadcast (= Trasmettere). Un Podcast è un semplice file Mp3 che contiene una trasmissione radiofonica, molte volte “fatta in casa” con microfoni da pochi euro collegati al PC. Caricando il file sul nostro lettore Mp3 portatile possiamo portarci in giro il nostro programma radio senza dover stare attaccato davanti al computer per ascoltarlo. Caricando più file possiamo anche crearci un nostro palinsesto personalizzato.
La procedura di scaricare il file e inviarlo al lettore Mp3 però può risulatare scomoda, ma ecco che ci vengono in aiuto dei programmi che eseguono questa operazione in modo automatico. Ogni Podcast infatti ha un “feed” che grazie a un particolare programma ci consenttirà di scaricare in modo automatico i file Mp3 ogni volta che viene pubblicato un nuovo episodio.
Esistono già diversi programmi per questo scopo, il più popolare è Ipodder (per Win, Mac e Linux)
Nelle pagine web (o blog) dei podcast che vi interessano cercate l’iconcina arancione RSS o XML o qualcosa come “Podcast feed”, poi fate clic col destro, copiate l’indirizzo e inseritelo in Ipodder che provvederà allo scaricamento automatico di tutti i vostri podcast. Ipodder può essere anche programmato per scaricare i file durante la notte in modo che quando vi alzate trovate il vostro lettore Mp3 già carico con i vostri podcast preferiti che potete ascoltare mentre andate al lavoro in metropolitana, in auto o anche in bicicletta.
Esistono migliaia di podcast che trattano praticamente tutto lo scibile umano. Potete scegliere quelli preferiti in diverse directory come http://www.podcast.net o http://www.podcastalley.com, mentre su http://audio.weblogs.com trovate quelli aggiornati più di recente.
Realizzare un podcast è semplice, basta usare un programma che permette di registrare la voce o missarla con la musica. Il più usato è l’editor audio Audacity (per Win, Mac e Linux) che è gratuito. Ma stanno uscendo programmi interessanti pensati appositamente per il podcast come ad esempio Pod Producer.
Molti mi hanno chiesto perché ho realizzato il mio podcast in inglese. Per vari motivi, primo in Italia non è ancora diffuso come in USA, sono ancora pochi i podcast e soprattutto i potenziali “ascoltatori” e poi perché mi piace l’idea di avere un pubblico internazionale, e dalle prime mail che ho ricevuto, è affascinante sapere che il mio podcast artigianale è ascoltato nel Michigan, in India, in Australia e in chissà quali altri posti.
Comunque in futuro non è affatto esclusa una versione del mio podcast in italiano.
Quel che mi sono perso in queste settimane…
Kataweb ha lanciato Feedo, un aggregatore di feed Rss in versione ancora sperimentale.
È uscito un nuovo aggiornamento di Movable Type, versione 3.17. Risolve alcuni problemucci minori, come spiegato nell’usuale pagina di Six Apart. È uscito pure un plug-in che aiuta a inserire i tag nei post creati con questa piattaforma.
Electronic Frontier Foundation ha rilasciato un utile vademecum legale a uso e consumo dei blogger. Utile e da leggere.
È nato TgBlog, un videonotiziario quotidiano a cura di Marco Montemagno.
Lycos starebbe lavorando a una piattaforma di blogging rivoluzionaria.
SiFossiFoco ha scritto un bellissimo decalogo del blogging, nel quale sono raccolti molti dei principi a cui è ispirato anche Come si fa un blog.
Qualcos’altro?
(tempo qualche giorno e qui si torna alla normalità)

