Ideazione e la rivoluzione dei blog
Segnalo che il numero di settembre-ottobre di Ideazione in edicola da qualche giorno, dedica la copertina e un vasto assortimento di articoli ai blog. Tra gli articoli in sommario compaiono:
Blog, il libero mercato delle idee, di Andrea Mancia
TocqueVille, liberi tutti, di Barbara Mennitti
Apologia del network relativamente stupido, di Giuseppe Granieri
Una Rete di opinioni pubbliche, di Davide Bennato
Blog e neo-democrazia. Semiotica del Web, di Paolo della Sala
I ragazzi in pigiama che stanno cambiando gli Stati Uniti, di Christian Rocca
L’altra faccia dell’Europa, di Enzo Reale
Un arsenale per la democrazia, di Federico Punzi
Il pezzo di Andrea Mancia, che apre la serie, è disponibile anche sul sito della rivista:
Sono almeno due le letture obbligatorie per chi voglia cercare di comprendere, anche se con un po’ in ritardo, la rivoluzione che sta scuotendo le fondamenta del sistema mondiale dell’informazione. Il primo libro è Blog, scritto all’inizio di quest’anno dall’americano Hugh Hewitt, commentatore radiofonico della destra repubblicana, blogger di successo e autore emergente della nuova editoria conservatrice. Il secondo è Blog Generation, dell’italiano Giuseppe Granieri, uno dei maggiori esperti italiani di comunicazione e culture digitali del nostro paese (scrive, tra l’altro, per il Sole24Ore) e blogger della prima ora che si dichiara “progressista ragionevole”. Si tratta di due libri molto diversi ma che – malgrado l’estrazione ideologica dei loro autori – giungono ad una conclusione sorprendentemente simile: la storia d’amore tra l’opinione pubblica e i tradizionali mezzi d’informazione è finita. E qualcos’altro – chiamatela blogosfera, se volete – sta gradualmente colmando questo vuoto di fiducia.
La spiegazione che Hewitt e Granieri danno al fenomeno è, naturalmente, differente. Guardando all’esempio statunitense (ma non si fa una gran fatica ad adattare il ragionamento anche al caso italiano), Hewitt sostiene che «il giornalismo d’élite è composto da persone che sono schierate in modo schiacciante all’estrema sinistra dello schieramento politico». Si tratta, secondo Hewitt, di una “ostilità” nei confronti delle idee conservatrici che viene da lontano e si è rafforzata generazione dopo generazione, prima durante la presidenza Nixon, poi durante quella Reagan, per esplodere definitivamente con l’elezione di Bush jr. alla Casa Bianca: «In privato gli esponenti più onesti dei mass media lo ammettono senza troppi problemi […] il 90 per centro dei loro colleghi ha votato per Gore o Nader nel 2000 e per Kerry nel 2004 […] ma è qualcosa che non ammetterebbero mai in pubblico».
[continua su Ideazione]
Domani a Radio E
Lettori di Bergamo e dintorni siete avvisati, domani pomeriggio si parla di blog a Radio E nel corso della trasmissione “CULT come Cinema Umorismo Letteratura Teatro” condotta da Danilo Ruocco:
Mercoledì 27 luglio 2005 dalle ore 17.30 alle ore 18.45 andrà onda in diretta su Radio E (a Bergamo FM 93.800) l’ultima puntata del primo ciclo di “CULT come Cinema Umorismo Letteratura Teatro”. Vari saranno gli argomenti trattati e in particolar modo il conduttore Danilo Ruocco intervisterà Sergio Maistrello autore del saggio “Come si fa un blog” edito da Tecniche Nuove, fortunato volume che è diventato anche un blog (www.comesifaunblog.it). Con Maistrello, il conduttore parlerà di quello che viene indicato come il nuovo fenomeno di massa: il blog.
Londra e i blog
Questa volta sembrano essersene accorti in tanti: una parte consistente degli utenti di Internet ha pensato che la miglior fonte di informazione per sapere quello che stava accadendo a Londra fossero i londinesi stessi. E ha cercato i loro blog (il che mi fa venire in mente alcune riflessioni sul giornalismo d’emergenza di cui parlava Antonio Sofi a Nuovo e Utile, un paio di mesi fa). Di questo parlano oggi quasi tutti i maggiori giornali, le testate online e i telegiornali. Tra tutti scelgo questo articolo di Repubblica, a firma di Alessio Balbi:
L’11 settembre 2001, quando i kamikaze di Al Qaeda buttarono giù le Twin Towers e una parte del Pentagono, i blog erano agli inizi della loro ascesa. Oggi sono parte integrante del panorama mediale, tanto che, appena saputo degli attacchi a Londra, molti si sono rivolti alle homepage personali degli abitanti della City per avere notizie di prima mano. E ai blog, in questi quattro anni, si sono affiancati i videofonini, i podcast, i wiki. Un vero e proprio diluvio di parole, immagini e suoni prodotti dal basso.
[continua a leggere su Repubblica.it]
Per una visione d’insieme di interventi e immagini pubblicati nei blog, consiglio ancora una volta di utilizzare i tag di Technorati.
Alla scoperta…
INTERNET: ‘NUOVO E UTILE’ ALLA SCOPERTA DEL FENOMENO BLOG
(ANSA) - FIRENZE, 12 MAG - Il fenomeno dei blog e le ultime tendenze in Internet saranno tra i temi affrontati in “Nuovo e utile”, festival dedicato alla creatività in programma a Firenze dal 18 al 22 maggio. Un ampio spazio riguarderà le tematiche la comunicazione all’interno del web.
Verrà esaminato il mondo dei blog e la loro interattività con i media tradizionali, l’influenza sul modo di fare giornalismo, il ruolo dell’autore e dell’arte nel contesto proprio della rete, le nuove tendenze giovanili e la costituzione di networks economici a capitale sociale.
Mercoledì 18 maggio Sergio Maistrello, giornalista e scrittore introdurrà il convegno su “La Rete, i media e la contaminazione”. Il dibattito verterà su compatibilità, interattività ed ibridazione fra nuovi media, radio e mondo dell’editoria. Previsti interventi di Iacopo De Michelis, Luca Sofri, Luca De Biase e Marco Ghezzi.
Giovedì 19 Antonio Sofi, docente di teorie e tecniche della comunicazione di massa all’università di Firenze, condurrà l’ incontro “We the media.
Weblog e giornalismo personale” sui rapporti fra Rete e grandi quotidiani.
Il convegno analizzerà il giornalismo personale ed il suo campo d’azione all’interno dei blog. Venerdì 20 il giornalista Antonio Montanaro introdurrà il dibattito “Giovani, idee, tendenze emergenti” in cui si approfondirà il tema delle recenti manifestazioni di musica e letteratura in rete. Alle nuove forme di network e d’impiego del capitale sociale è dedicato il convegno del 21 maggio “Reti sociali e capitale sociale”.
Introdurrà l’evento Paolo Valdemarin, fondatore di Evectors, weblog su cui è possibile inviare commenti on-line nel campo delle innovazioni tecnologiche. Nel pomeriggio, dalle ore 15, il blogger Akille condurrà “BlogRodeo”, competizione giocata sul terreno della fantasia e dedicata a tutti i bloggers che si sentono ispirati. Domenica 22 Loredana Lipperini, scrittrice e giornalista, modererà il convegno “Letteratura, arte e Rete”.
(ANSA).
COM-KOH/DLM
12-MAG-05 17:45
(via Blog Notes, Mappamondo)
Lo speciale del Sole 24 Ore
L’inserto @lfa del Sole 24 Ore di oggi propone un paio di pagine di approfondimento sui blog, con articoli di Beppe Caravita, Luca Tremolada, Luca De Biase, Vito Lops e Giuseppe Granieri. Si parla di stumenti, numeri, implicazioni e potenzialità, in un quadro onesto e a tratti prerfino entusiasta del fenomeno.
Luca De Biase pubblica oggi una riflessione molto approfondita in merito ai blog anche sul sito di Governare per, l’iniziativa editoriale di area ulivista che sostiene il progetto politico di Romano Prodi. Si chiede, De Biase, se i blog vadano considerati per la loro capacità di spostare i voti oppure abbiano anche scopi e altre funzioni. La risposta, che fa tesoro della riflessione collettiva che ha avuto luogo qualche tempo fa sul suo Braudel, è che i blog non sono affatto uno strumento di campagna elettorale:
La rete dei blog è piuttosto un modo per preparare nel lungo periodo una relazione di fiducia tra i cittadini e quelli che tra loro sentono la missione personale di rappresentarli nelle sedi politiche.
[leggi tutto su Governare per]
Da stampare e conservare.
L’articolo di Business Week
Già abbontantemente citato e rilanciato in numerosi siti, segnaliamo anche qui l’articolo di copertina che il settimanale americano Business Week ha dedicato ai blog. I blog cambieranno i tuoi affari, titola la prestigiosa testata, che non lesina entusiasmo sul ruolo che i sistemi di pubblicazione online stanno assumendo anche in campo aziendale.
Chi non avesse voglia di leggersi il testo originale in inglese, può fare un salto da Luca De Biase, che ha riassunto in modo analitico temi trattati e posizioni del settimanale:
1. I blog cambiano il business.
2. Quello che conta non è che ogni blog sia più o meno interessante: conta che sono 9 milioni e formano una gigantesca conversazione, nella quale tutti partecipano donando le loro idee o il loro tempo
3. I blog mettono in discussione il modello dei mass media (msm) fondato sul sistema “da pochi a molti” perché creano un medium nel quale ciascun nodo “da pochi a pochi” si collega agli altri formando una rete che finisce per consentire un flusso “da molti a molti”
4. Quello che si vede oggi è solo l’inizio
5. Alcuni opinion leader emergenti sui blog possono diventare personaggi molto influenti per tutto il sistema dei media
[continua sul blog di Luca De Biase]
Il dialogo alla riscossa, dice l’Unità
Quasi dimenticavo di segnalare l’impegnativa intervista che Lello Voce ha fatto a Giuseppe Granieri, pubblicata sull’Unità del 30 marzo. L’articolo, disponibile in versione testuale sul sito di Lello Voce, parte dalle polemiche più recenti comparse sulla carta stampata in merito ai blog e arriva al libro Blog generation.
La tesi di fondo del libro mi pare essere quella secondo la quale nulla è più lo stesso in Rete dopo l’avvento dei weblog. E’ davvero così?
Se vogliamo usare una formula di comunicazione che si opponga in qualche modo alle semplificazioni utilizzate per descrivere Internet dell’immaginario new economy, possiamo dire di sì. In realtà non stiamo parlando di un interruttore on/off che illumina o toglie la luce. Quello che sta accadendo oggi in Rete è un processo sociale, quindi per sua natura è un cambiamento lento ed è più vicino al concetto di evoluzione e di work in progress che a quello di rivoluzione. Il dato sostanziale è che, per la prima volta nella storia delle comunicazioni umane, oggi milioni di persone hanno un canale per esprimersi e questo canale è pubblico, quindi ha un suo ascolto.
[continua a leggere da Lello Voce]
Prodi e i blog sul Corriere
Dunque Romano Prodi ha deciso di sospendere il Blog del Presidente, dando appuntamento a dopo le elezioni regionali. Il 26 marzo sul Corriere della Sera è comparso un bell’articolo di Alessandro Trocino che riassume la vicenda e cita con dovizia di particolari critiche, sberleffi e apprezzamenti (pochi, gli ultimi) emersi in queste settimane dal mondo dei blog:
Un blogger (Paolo Valdemarin), dopo aver visionato quell’ «unico tristissimo post in una settimana», aveva avvisato: «Prodi è stato mal consigliato, ma ora non può far finta di niente: in rete questo è un comportamento suicida. La regola è: se hai un blog e non hai niente da dire, chiudilo». Sicuramente Romano Prodi di cose da dire ne aveva molte, ma il risultato — dopo 38 giorni di «Blog del Presidente » (come pomposamente era stato battezzato) e di altrettanti sberleffi e ironie dei blogger — è questo messaggio, laconico e tombale, comparso ieri sul sito: «Lavori in corso. Blog temporaneamente sospeso fino alle Regionali ». [continua a leggere sul Corriere della Sera]
Su Webgol, infine, Antonio Sofi ricostruisce e mette la parola fine (per ora) al Prodi Blog Watch.
Oggi a 2024 (Radio 24)
La puntata di questo pomeriggio (alle 14) di 2024, la trasmissione di Radio 24 dedicata alle novità del mondo dell’informatica e della Rete, si occupa di blog. Conduce Enrico Pagliarini con Marta Cagnola. Al telefono Giuseppe Granieri e, purtroppo per voi, il sottoscritto. I programmi di Radio 24 si possono ascoltare in diretta in streaming online.
A proposito di Blog Generation
Quando esci dal reparto maternità dei libri belli sei facile preda delle emozioni. Non chiederesti mai a un parente orgoglioso un parere onesto sulle doti del neonato rampollo di famiglia, no? Ecco, da giorni volevo dire due parole su Blog generation di Giuseppe Granieri, ma da lontano congiunto ancora provato dal lieto evento mi sono fatto trattenere dall’imbarazzo. Vuoi perché Giuseppe è una persona di quelle che si incontrano di rado in una vita e devo a lui alcune delle cose migliori che mi hanno riservato gli ultimi mesi: mica facile essere distaccati. Vuoi perché la gestazione di Blog Generation e quella di Come si fa un blog in buona parte hanno coinciso, e da brave mamme in cinta ci trovavamo la sera sul messenger a scambiarci le impressioni sui nostri pancioni: «Quante pagine oggi?» «Poche, troppo poche.» «Una birra?» «Meglio un Fernet.».
La prima cosa che ho detto a Giuseppe, da lontano parente invadente, è stata: per carità, cambiagli il nome! Questo qui ha la faccia da Aristotele e tu lo chiami Mario? Pazzo visionario che non sei altro, tu vuoi uscire con un saggio teorico sui blog e lo vuoi intitolare come il caporedattore di un quotidiano riassumerebbe un articolo di colore su una nuova moda per adolescenti? Ti presenti a un manipolo di blogger che ti aspettano al varco col dente avvelentato - quelli che a-cosa-serve-un-libro-sui-blog e mai un dubbio, beati loro - e lo fai senza nemmeno attrezzarti di piedistallo per galleggiare sopra le polemiche da cortile? Che so, chiamalo piuttosto “La metafisica dello spazio sociale tra blogosfera e mediasfera” o altro pippone analogo… Giuseppe non mi ha mai risposto, e a dirla tutta a quel nome ho finito per affezionarmi, come accade quando poi il pargolo ti ispira simpatia, perché alla prova dei fatti è semplice, diretto, facile da identificare e da ricordare. Sicuramente poco pretenzioso, e in questo molto vicino al carattere dell’autore.
Ora, che cosa ne penso io di Blog generation? Ne penso un gran bene, com’è scontato. Penso che raccogliere in un testo agile, comprensibile e ben documentato i tanti spunti emersi in questi anni riguardo ai blog e alla loro incidenza sulle dinamiche dell’informazione e della politica fosse un dovere, soprattutto per una testa che ragiona molto veloce (a dispetto del metabolismo lento) come quella di Giuseppe. Se si crede alla portata storica degli strumenti che ci ritroviamo per le mani, e va da sé io tendo a crederci, mettere insieme gli indizi e rilanciarli oltre la nutrita nicchia di persone già abituate a leggere Giuseppe sul suo sito e sulle riviste di settore era, per come la vedo io, un dovere etico e sociale.
Derrick De Kerckhove chiude con una frase molto bella la prefazione a Blog generation: «Il libro di Granieri è ispirato da una visione della democrazia e dell’organizzazione sociale in movimento. La sua è una vera vocazione politica, non di partito, ma di umanità». Io sorrido quando leggo certe critiche mosse alle tesi di Giuseppe per il fatto stesso di essere teoria, ragionamento, combinazione di logiche applicate a uno strumento limitato ed effimero come il blog. Perché ha ragione De Kerckhove: Blog generation, come quasi tutti gli interventi di Granieri, non parla affatto di strumenti e di esperienze d’uso: parla di persone e di democrazia, aggiornando il discorso alla dotazione tecnologica che quest’epoca mette a disposizione. Giuseppe, uomo in realtà assai mite, è rivoluzionario più che altro nella misura in cui gli scenari che lui traccia stridono con le aberrazioni della politica e della democrazia (pure dell’informazione, certo) che siamo abituati ad avere sotto gli occhi, spesso grazie alla nostra stessa complicità.
Ciascuno di noi ha formato il nocciolo duro della propria visione del mondo per lo più in quello che a me piace chiamare il “periodo spugna”, un momento di massima apertura mentale (in genere una fase avanzata dell’adolescenza, per molti il periodo universitario) in cui si è particolarmente predisposti a cogliere le vibrazioni profonde che un autore è capace di nascondere tra le pagine. Gli scrittori preferiti, soprattutto in fatto di saggi, te li scegli non soltanto per il libro in sé, ma per quel misto di contenuti, stile e coincidenza d’intenti che per qualche istante dà l’impressione che le due sensibilità, quella del lettore e quella dell’autore, vibrino all’unisono. Io, per esempio, sento di dovere molto di quello che sono oggi alla capacità di andare oltre alle categorie acquisite di autori come Furio Colombo, Franco Fileni, Pierre Lévy, Howard Rheingold, Gregory Bateson, Roland Barthes e vari altri, oltre che per le intuizioni di Justin Hall, un ragazzino (oggi giornalista e divulgatore) che nel 1995 metteva nero su bianco molte delle conquiste a cui i blog sarebbero giunti una decina di anni dopo.
Ecco, l’augurio che mi piace fare a Giuseppe Granieri e al suo Blog generation non è tanto di vendere molte copie, ma di trovare tutte le giovani spugne a cui è predestinato.

