Dal giornale ai blog, e ritorno
Le discussioni generate dall’articolo di sabato scorso di Gianluca Nicoletti su Tuttolibri de La Stampa non si placano. Da notare che oggi il quotidiano torinese torna sull’argomento con un articolo di Anna Masera in cui, fatto raro per un giornale, il dibattito viene riassuno con citazioni di post favorevoli e critici (anche molto critici). Un passo avanti nel feedback tra giornali e Rete, verrebbe da dire.
I blogger vorrebbero ignorarlo, l’articolo di copertina che Gianluca Nicoletti ha scritto su Ttl de La Stampa di sabato scorso, intitolato «Di tutto un Blog», dedicato alla cosiddetta «blogosfera» italiana, che ha definito con ovvio intento provocatorio «un universo piramidale elitario» dove «a dettar legge è qualche decina di fighetti». Vorrebbero non reagire, ma alla fine non ce la fanno. Sono centinaia i commenti incrociati sui siti Internet noti come blog (crasi di «web log», diari sul Web). E il sito de La Stampa (www.lastampa.it) ha registrato un’impennata di clic, al file digitale dell’inserto cartaceo. A dimostrazione che il fenomeno blog non è stato inventato dai media: esiste davvero. [Anna Masera su La Stampa]
Inoltre, lo stesso Nicoletti trae le conclusioni della vicenda, in una replica tra l’ironico e il deluso che chiude molte porte, ma apre qualche spiraglio.
Il problema è che ogni blogger si sente sovrano di un proprio universo e soffre a non vederlo rappresentato nelle mappe dell’ Impero. Anche «Blogosfera» non vuol dire assolutamente nulla, parliamo di una realtà talmente liquida da risultare inafferrabile e indescrivibile. Si tratta di migliaia e migliaia di persone che ogni giorno scrivono e si comunicano a vicenda quello che hanno scritto. Sono cose a volte belle a volte. brutte. A volte banali a volte profonde. [Gianluca Nicoletti su La Stampa]
I Re a nudo, secondo il Corriere
Un blog in ogni casa mette a nudo i nostri Re, dice un intervento dello scrittore Ian Buruma pubblicato sul sito del Corriere della Sera. Da un estremo all’altro nel giro di un weekend, il dibattito sui blog torna alto sui maggiori quotidiani italiani.
Dice Buruma:
I confini tra notizia e spettacolo si sono gradualmente assottigliati non solo per quanto riguarda la televisione, ma anche per la carta stampata. La trasformazione più rilevante consiste nel fatto che Internet, con i suoi milioni di blog personali, ha privatizzato le notizie, mentre i principali media («Msm» nel gergo dei blog) sono diventati giganti corporativi. Le conseguenze della privatizzazione, anche per gli Msm, sono state drammatiche. I grandi media hanno imboccato la strada della cautela e della mitezza. La compiaciuta certezza di essere parte dell’establishment non lascia molto spazio a condotte irresponsabili. Smascherare il volto del potere è un compito lasciato ai tabloid popolari o ai giornali satirici. Ora che chiunque può avere accesso a un pubblico sulla rete, i blogger sono diventati i principali oppositori dell’establishment. La maggior parte dei chiacchieroni, visionari e buffoni di Internet può tranquillamente essere ignorata, pochi sono emersi dalla cacofonia per raggiungere, oltre a centinaia di migliaia di lettori, lo stesso establishment. [leggi tutto su Corriere.it]
Universo piramidale non scalfibile ed elitario
Ormai noto ai più, l’articolo di Gianluca Nicoletti sull’inserto Tuttolibri del quotidiano La Stampa di sabato sta continuando a far parlare di sé tra i blog italiani. Scrive Nicoletti:
La blogosfera italiana si è costruita come un universo piramidale non scalfibile ed elitario. Altro che libertà espressiva e letteratura spontanea. A dettar legge sono qualche decina di fighetti, alcuni ben supportati e vellicati da amici con addentellati old mediatici e quindi ogni loro ruttino diventa sublime espressione di novità, porto ad esempio il partorir neologismi del calibro di “intelluguale” che in un’agape “galattica” è stata sancita come civettuola definizione dell’intellettuale che operi in rete. [l’articolo è online in versione in Pdf]
Una traccia del dibattito che questo articolo ha originato si può trovare utilizzando Technorati.
Contrappunti su Liberoblog
Contrappunti, la rubrica di Massimo Mantellini su Punto Informatico, si occupa questa settimana del caso di Liberoblog, la discussa sezione del portale di Wind basata sui contenuti dei blog:
Mi dicono che Libero, dopo le prime polemiche stia rivedendo un po’ tutto il proprio lavoro di “interpretazione” della blogosfera. E questa è una buona cosa. Condivisione sembra insomma tornare a far rima con attenzione. La stessa attenzione che noi tutti ci attendiamo dagli altri come misura tangibile di civile convivenza. [da Punto Informatico]
A proposito di Galassia Gutenberg
A proposito di blog e di Galassia Gutenberg (che si apre domani), su L’Articolo di oggi c’è una presentazione con interviste ad alcuni protagonisti scritta da Antonio Montanaro:
Tra gli appuntamenti più attesi c’è, infatti, quello di sabato prossimo (ore 19), incentrato sui weblog. “Scrivere dentro o fuori la Rete?”: questa la domanda alla quale cercheranno di dare una risposta blogger, esperti di comunicazione digitale e giornalisti: «Se parliamo di rapporti tra Rete e scrittura - spiega Giuseppe Granieri (bookcafe.net/blog), autore del libro “Blog Generation”, in uscita per Laterza - occorre precisare bene alcuni aspetti. La tecnologia ha sempre cambiato il rapporto tra l’individuo e l’espressione. Pensiamo alla scrittura, che ha mutato modi e tempi del discorso, facendo nascere la filosofia, oppure pensiamo alla stampa, senza cui non avremmo il pensiero scientifico. Il passaggio dall’oralità alla scrittura ci ha fatto pensare in maniera diversa, la stampa ha permesso di creare tabelle, quadri sinottici, grafici e altri accessori che hanno dato forma a un’espressione scientifica del ragionamento. La Rete sta costruendo un processo simile. Tuttavia se questo, almeno oggi, ha impatto sociale, culturale e politico, non ha ancora un impatto artistico». [leggi I linguaggi della ‘blog generation’]
Blog Generation, la prefazione
Giuseppe Granieri ha scritto un libro per Laterza: si chiama - come molti già sanno - Blog Generation ed è previsto in uscita in marzo. Maddalena Mapelli pubblica in anteprima su Counterpoint, rubrica della rivista online di psichiatria Pol.it, la prefazione che Derrick De Kerckhove ha dedicato a Blog Generation. Da leggere, anche perché è un distillato della visione di De Kerckhove del blog come terza età e prima espressione psicologica del Web.
I weblog, naturalmente, sono molto più di questo. Rappresentano, a oggi, la creatura più matura del Web; si potrebbe addirittura definirli come una nuova tecnopsicologia. Punto di incontro tra network sociali e network tecnologici, la blogosfera è una rete di interazioni intellettuali dirette e navigabili, risultato dell’apporto gratuito, aperto e verificabile delle conoscenze e delle opinioni di molte persone su argomenti di interesse generale e in tempo pressoché reale. Il funzionamento dei weblog si basa interamente su queste connessioni. Come l’intelligenza, si sviluppano e crescono con l’uso. I weblog sono uno spazio per la riflessione condivisa. [leggi tutta la prefazione su Pol.it]
Benedetti blog
Nell’ultimo numero di La Civiltà Cattolica, il quindicinale dei gesuiti romani, c’è un articolo dedicato al «fenomeno blog». A quanto riporta l’Ansa, la rivista
benedice i blog, che possono ‘contribuire a riequilibrare il sistema mediatico’. Il periodico propone, nel prossimo numero, un’analisi del ‘fenomeno blog’: secondo lo studio, i blog integrano i ‘tradizionali broadcast media, che semplicemente ‘trasmettono’ informazioni, con il sistema dei ‘media di rete’, che valorizzano la comunicazione relazionale. Integrazione che dovrebbe portare un giovamento anche per i media tradizionali’. [Ansa del 3/2]
Aggiunge AdnKronos:
Ora che questo fenomeno si va sempre piu’ diffondendo tra gli internauti, per la Chiesa cattolica e’ giunto il tempo di agire per essere piu’ presente anche in questa sfera. E’ l’invito che arriva da ‘’La Civilta Cattolica'’, autorevole rivista della Compagnia di Gesu’, che affronta la questione con un articolo di padre Armando Spadaro. ‘’La visibilità dei pochi blog di esplicito significato cristiano non è affatto evidente e sviluppata: essa rimane un compito da svolgere'’, afferma il gesuita. [AdnKronos via Yahoo! del 3/2]
Aggiornamento: grazie a Gattostanco, che supplisce alla mia sbadataggine, trovo online la versione integrale dell’articolo, firmato da Antonio Spadaro. Il pezzo è un’ottima introduzione al mondo dei blog, un esame dettagliato dello strumento e un’analisi onesta di tutto ciò che intorno allo strumento si muove. La parte conclusiva, in cui l’autore si chiede se e come sia presente Dio nei blog, è uno spaccato inusuale ma altrettanto interessante del rapporto tra blogosfera e religione.
Qualcuno era blogger perché non aveva padroni
Quando tutti sono media, nessuno lo è davvero. Inoltre, media e tecnologia ormai coincidono (negli Usa; in Italia: sostituire con politica, magari). Nessun giornalista parlerà mai male del proprio datore di lavoro. Nessun giornalista criticherà i concorrenti del proprio datore di lavoro, perché un giorno potrebbero diventare i suoi datori di lavoro. Di fatto, un giornalista può criticare solo chi non gli darà mai un lavoro. Alla fine saremo tutti blogger, perché l’idea di una società di comunicazione (partito politico?) sembrerà stupida come lo saranno le compagnie telefoniche tra qualche anno o come una linea aerea lo è oggi. Questo in sintesi il post, da leggere, che Dave Winer ha pubblicato ieri su Scripting News.
(via Leibniz)
Il dossier partenopeo
Antonio Montanaro (Mappamondo) segnala un articolo pubblicato domenica scorsa su L’Articolo, il quotidiano di Napoli allegato a L’Unità. A un pezzo introduttivo dello stesso Montanaro sono allegati cinque approfondimenti su politica, cinema, musica, letteratura e stili di vista scritti da blogger (prevalentemente) campani. Tutti gli articoli sono consultabili sul sito del quotidiano.
Un semplice diario online? Forse, ma non basta. Una piazza telematica dove si confrontano idee, opinioni, “spicchi di vita”? Certo, ma è ancora poco. Non è semplice definire un blog (o weblog). Ne ho attivato uno da quasi tre anni. E non sono ancora riuscito a scoprire tutte le potenzialità di uno strumento che – almeno di questo sono sicuro – rappresenta un incredibile veicolo di conoscenza. Attraverso i blog, ad esempio, scovo libri, dischi, film, che spesso sfuggono al circuito ufficiale dei media. [Antonio Montanaro su L’Articolo]
Vizi, virtù e luoghi comuni
Francesca Ferrara segnala due articoli dai giornali di questi giorni. Sul Corriere della Sera di sabato 8 gennaio Alessandro Trocino parlava di Giocare a Blogrodeo, una panoramica su vizi virtù (e luoghi comuni) sui blog in cui, peraltro, vengono citati tutti i libri dedicati all’argomento tranne questo (neanche a farlo apposta):
In fondo i blogger sono innocui. Non sporcano, non bruciano foreste, non evadono il fisco. Sono narcisisti e autoreferenziali, questo sì. Ma te ne puoi liberare con un click. Se invece ti viene la curiosità e provi a chiedere cosa diavolo sono questi blog - diari personali, forum, circoli sovversivi, centri di autoanalisi - ti puoi sentir rispondere con un post (testo) chilometrico che cita De Saussure e Perec, oppure, come i Lapalissiani (lapalissianiblog.splinder.com), con la miglior definizione possibile: «Un blog è un blog se è un blog».
L’articolo completo è disponibile per qualche giorno gratuitamente nell’archivio della testata.
Si è parlato di blog anche su D, la Repubblica delle Donne allegata al quotidiano La Repubblica sabato scorso. L’articolo di Claudio Castellani si intola E adesso svelati (registrandosi al sito della rivista si possono sfogliare gratuitamente i contenuti), ed è a sua volta una panoramica su vizi, virtù e luoghi comuni sui blog (visti soprattutto come piccole autobiografie personali), condita da numerose da diverse interviste.
