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Bilancio decennale di un innovatore di provincia

Martedì sera, con un voto del Consiglio comunale, per me si è chiuso di fatto un lungo periodo di lavoro e sperimentazione tra informazione, comunicazione digitale e partecipazione civica nella mia Pordenone. È stato un periodo straordinariamente stimolante e di cui un giorno mi piacerebbe scrivere in modo più approfondito, perché Pordenone è soltanto una delle migliaia di comunità locali che potrebbero imparare a usare le reti in modo più maturo per generare innovazione e valore.

Siamo partiti nel 2007 pensando a come il wifi civico avrebbe potuto sostenere la connessione tra competenze e idee. Nel 2010 abbiamo trasformato il formato assai liso degli stati generali tra portatori di interessi in un racconto aperto e multicanale, aggregando reti dentro e fuori la città per mettere a fuoco nuovi volani di sviluppo. Nel 2011 abbiamo provato a pensare a come la presenza in rete del municipio avrebbe potuto favorire queste logiche, un progetto premiato da fondi europei ma non ancora decollato per complicazioni amministrative.

Inseguendo un metodo smart, nel 2012 abbiamo aperto un grande laboratorio civico al servizio dell’analisi e della pianificazione strategica del territorio, arrivato proprio in questi giorni al capolinea. Nel 2014 abbiamo usato il web e i social network per accelerare la diffusione di informazioni di servizio in occasione di un enorme evento di massa che ha stravolto la routine cittadina per diversi giorni. Quell’evento è stato anche il pretesto per connettere i nodi più attivi della rete cittadina in un social media team diffuso per la promozione del territorio.

Allo stesso modo, abbiamo proposto il conforto della documentazione e dei dati oggettivi quando lo scontro tra opposti interessi rischiava di distrarre la comunità dalla necessità di comprendere di che cosa si stava parlando. Abbiamo incrociato gli hashtag e aggregato flussi di informazione spontanea, cercando di distillare nuove forme di racconto di una città mentre vive. Ci siamo interrogati sulle regole del gioco da inseguire dentro ambienti che sono più veloci e complessi della capacità delle istituzioni di comprenderli. Ci siamo spesi perché si consolidassero luoghi informali di incontro, di collaborazione, dove incubare nuove idee. Abbiamo risposto ai dubbi e consolidato pratiche nei quartieri.

A tenere insieme e a motivare questo fermento è stata la convinzione di vivere anni speciali in un luogo speciale, ricco come pochi di energie, di specializzazioni e di progetti che aspettano soltanto di essere messi in rete per spingere l’intero ecosistema locale a un nuovo livello di consapevolezza e di efficienza.

È stato un ciclo bellissimo, vissuto insieme a splendide e generose persone che tanto mi hanno insegnato su di me, sul mio lavoro, sulla mia città e sulle implicazioni del vivere insieme sopra uno stesso fazzoletto di terra. Ho imparato a riconoscere il valore del servizio civico, l’imprescindibilità dell’interesse generale, il peso morto delle rendite di posizione, la forza senza tempo dei legami tribali, il costo della coerenza in un ecosistema complesso.

Tuttavia è un ciclo che noi pordenonerd sappiamo in cuor nostro essersi sostanzialmente chiuso, per ora. Abbiamo dimostrato opportunità, favorito importanti risultati a beneficio della comunità, raccolto pacche sulle spalle, ma non siamo stati così bravi da instillare il dubbio, la possibilità, l’urgenza là dove il cambiamento potrebbe effettivamente essere accelerato a vantaggio di tutti. Non bastasse la nostra onestà intellettuale, i temi, i formati e i linguaggi su cui sembra essersi assestata la campagna elettorale per le amministrative di primavera sono lì a dimostrarlo.

Serve un nuovo ciclo e servono nuove energie. Chi ha idee si faccia avanti e sfidi le consuetudini con spirito da hacker civico. Io, per il momento, mi faccio da parte e torno dopo dodici anni a Milano, a imparare cose nuove e a inseguire l’innovazione da una prospettiva differente, più concreta. Se la testa per un po’ sarà tutta lì, il cuore, non serve dirlo, resta a Pordenone.

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