il blog di Sergio Maistrello

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Qualcosa non funziona

Ieri non ero in casa e non ho potuto ritirare un pacco spedito attraverso Poste Italiane. Stamattina sono andato in Posta per ritirarlo, come si fa con le raccomandate. Trovo un posto dove lasciare l’auto solo dopo una buona mezzora di giri a vuoto  e dopo aver mandato a quel paese almeno metà degli automobilisti che ho incrociato – che Pordenone nei giorni di mercato sembra Milano. Pago il ticket del parcheggio. Vado allo sportello.

- Guardi che l’avviso è del 23.
- Sì, certo, ieri era il 23. Ieri mi è stato lasciato.
- Eh, ma il suo pacco ce l’ha ancora Sda.
- Ok, e quindi?
- A noi non arriverà prima di domani, probabilmente domani sera, forse anche dopodomani.
- Mi sta dicendo che sono venuto qui per niente e che devo aspettare altri due giorni per un pacco che non ho potuto ritirare di persona ieri a casa?
- Essì. Quando Sda ce lo consegna, noi emetteremo un avviso con cui può venire a ritirare il pacco.
- E io in tre giorni non posso fare niente?
- Guardi, se proprio vuole le posso dare il numero di Sda e può provare a mettersi d’accordo con loro per andarlo a prendere da loro. Ma la sede sta a [zona industriale di paesino a qualche chilometro dalla città].
- È proprio sicura che funzioni così?
- Essì, finché non ce lo consegnano, noi non possiamo fare niente.
- Ecco.
[bliiiip! serviamo il numero 67]
- Arrivederci!
- Arrivederci.

Tele2, l’epilogo

Giusto per concludere l’ideale trilogia, dopo quasi tre mesi ho risolto tutti i miei problemi con Tele2. Oggi, infatti, oggi ho ordinato l’Adsl a Telecom Italia.

Per la cronaca, Tele2 ci ha messo quattordici settimane, cinque riavvii di pratica e si è fatta sollecitare otto volte per scoprire la più semplice delle verità: la centrale a cui appartiene la linea in questione, che non è quella dei problemi Telecom qui sotto, non può soddisfare in partenza la mia richiesta. Me lo appunto, come sempre, per avere qualcosa di cui chiacchierare col prossimo addetto al telemarketing che mi proporrà di abbonarmi a Tele2.

Chi ha tempo non aspetti tempo

- Signorina, non mi funziona l’Adsl.
- Guardi che questo è il commerciale, non sono in grado di aiutarla. Doveva chiedere dell’assistenza tecnica.
- L’ho fatto.
- Guardi, io sono del commericale.
- Ok.

(mezzora dopo, stessa combinazione di tasti)

- Signorina, non mi funziona l’Adsl.
- Sì, guardi, c’è un’interruzione programmata a livello generale, ci è stato comunicato.
- Ah, almeno a voi è stata comunicato, mi fa piacere…
- Il ripristino è previsto entro tre ore, c’è scritto.
- Tre ore a partire da quando?
- Ah, questo non lo so.
- Ecco.

17 maggio, ore 22:30. Magari sono stato un po’ precipitoso a dar per conclusa la faccenda: dopo mezza giornata di resipiscenza, da oltre 26 ore la mia Adsl non dà segni di vita. Problemi ai server, dicono a Telecom Italia. Per dire, a un certo punto della giornata mi sono ritrovato con due tecnici dello stesso ufficio in linea su due telefoni diversi contemporaneamente, uno per orecchio.

18 maggio, ore 11. 39 ore dopo tutto sembra tornato alla normalità. Speriamo bene.

18 maggio, ore 20.30. Ci risiamo, la linea è di nuovo in palla. Rimpiango di aver detto al tecnico che ha chiamato questo pomeriggio che tutto sembrava sotto controllo. Lavorare in queste condizioni, oltre alle strepitose quantità di tempo perso, è anche molto molto molto seccante. Sto cominciando a perdere la pazienza.

18 maggio, ore 22. La linea è ristabilita. Quanto durerà questa volta?

19 maggio, ore 8.20. Poco, infatti siamo di nuovo a piedi. Per ingannare l’attesa, ci prepariamo a girare una nuova soap opera, Connectful.

19 maggio, ore 11. Timidamente in linea.

Pratiche di altura

Poiché qualcuno s’è affezionato al caso e mi chiede aggiornamenti, torno sulla vicenda Tele2. A quasi due mesi dalla prima richiesta di attivazione di una linea Adsl, siamo ancora in alto (altissimo) mare. Ero arrivato al terzo intervento sulla pratica ribelle, ancora ferma al via per motivi vieppiù inspiegabili. Poi ci sono stati il quarto, il quinto e il sesto, uno diverso dall’altro.

Il quarto, un ragazzo sveglio: senta, guardi per esperienza le dico che questo tipo d’errore lo abbiamo quando si verifica qualche intoppo con Telecom. Lei è sicuro che non sia già attiva un’Adsl di un altro gestore su quella stessa linea? Sicuro sicuro? Se vuole un consiglio, chiami comunque il call center Telecom e faccia verificare che la linea risulti effettivamente libera, senza alcun servizio Adsl attivato.

Telecom risponde che la linea è illibata. A ruota richiamo Tele2 e tocca al quinto intervento, una ragazza distaccata e apatica a cui ricostruisco in breve quanto consigliatomi dal suo collega e gli effetti di quel tentativo: no, ma guardi che qui è tutto a posto, sa? Una pratica in errore? No no, qui è attiva, non mi risulta nessun problema, è tutto a posto, deve solo aspettare. Guardi glielo ripeto, non so di quale errore parla, il mio collega si sarà sbagliato.

Che non si dica poi che non ho fiducia nei confronti dei giovani sottopagati e maltrattati dei call center italiani: mi bevo persino questa, pur sentendomi preso in giro e pregustando l’arrabbiatura che ne sarebbe seguita. Lascio quindi passare altri dieci giorni, Pasqua e Pasquetta, e torno alla carica. E siamo a sei, ragazza sicura e particolarmente gentile, a cui si deve quel colpo di genio che uno si sarebbe aspettato fin dal primo reclamo: eh, ho capito bene di che cosa parla, mi faccia guardare bene, che cerchiamo di risolvere stavolta. Sì sì, guardi, in effetti la pratica continua a bloccarsi e non è chiaro perché. Lei ha già verificato che non esistano altre Adsl attive? Senta guardi, qui è chiaro che non se ne esce, a questo punto è il caso di segnalare il problema al reparto tecnico. Mi lasci un recapito a cui la potranno richiamare al più presto, vedrà che stavolta combiniamo.

Il 25 aprile, festa della Liberazione, facciamo due mesi tondi tondi. Pessimismo e molto, molto, molto fastidio.

Quello che gli spot non dicono

Quello che mi fa impazzire che poi ti abbandonano al tuo destino. Ricevo telefonate periodiche e insistenti da Tele2, che cerca di convincermi ad abbonarmi ai loro servizi di telefonia e Adsl. Poi cedi – sì, ok, questa volta non sulla mia linea, ma questo è un altro discorso ed è tutto sommato ininfluente – e dopo più di un mese ti ritrovi senza alcuna traccia dell’Adsl, nonché appeso alla cornetta a dipendere una volta alla settimana dall’estrosa soluzione dell’addetto di turno al call center.

Funziona così. Per evitare di fare la fila al call center, di cui per esperienze negative con altri gestori concorrenti ti fidi come di un panda nella stagione del letargo, richiedi l’attivazione di una Adsl flat utilizzando la form che compare sul sito della società. La linea in questione risulta coperta dalla rete, si procede: immetti tutti i dati richiesti, controlli e invii il tutto. Tutto ok, dice il servizio automatico, ma per conferma riceverai un’email. Ricevo l’email. Bene, ora non resta che attendere fino a tre settimane (per via del passaggio burocratico attraverso Telecom Italia) perché arrivi la letterina con i codici.

Nel frattempo, si accomodi pure nel pratico servizio di monitoraggio dello stato di evasione della pratica. Magari con l’accortezza di attendere un giorno lavorativo perché sia inserita nel database. Due giorni dopo, niente. Quattro giorni dopo, niente. Una settimana dopo, niente. Chiamo il call center: «Non si preoccupi, quel database non è mai aggiornato». Passano tre settimane: niente database e niente lettera. Richiamo. «Scusi, ma quale richiesta?». E viene fuori che la gestione del servizio di iscrizione via Internet è in carico a una società terza, che evidentemente si è persa per strada i dati. E quindi? «Tocca ricominciare da capo, mi dia i suoi dati». Altre tre settimane? «Provi a chiamare tra una-settimana-dieci-giorni, che magari siamo fortunati e possiamo anticiparle le chiavi di accesso al telefono». Ma la società terza? «Che ci vuole fare…».

Passa una settimana. Le chiavi di accesso? «Acc, qui mi dà un errore, non capisco. Di solito è quando la linea non è coperta dalla nostra Adsl, lei ha controllato che il suo numero fosse raggiunto dal servizio?». Certo, un mese fa. Controlli anche lei. «Sì, è coperto». E quindi? «Mah, non so, aspettiamo ancora qualche giorno e vediamo se si risolve». Aspettiamo ancora qualche giorno e vediamo se si risolve. «No, in effetti la pratica è in errore». E dunque? «I dati corrispondono e la linea è coperta, ma a volte ci si bloccano, non sappiamo perché. L’unica possibilità è ricominciare da capo». Un’altra volta? «Un’altra volta». È la terza, funzionerà? «Speriamo». Riprovo tra una-settimana-dieci-giorni? «Riprovi tra una-settimana-dieci-giorni».

Che, come al solito, chi se ne importa del caso specifico e della società specifica, non è questo il punto. Capita, sfortuna, sprechi solo energie a prenderla sul personale. È che ne senti ogni giorno di casi specifici, per un errore, un imprevisto o un accidente, tanto che ti chiedi quale sia la normalità e se esista. La verità è che, considerando anche solo la mia storia recente di cliente, io un’idea me la sono fatta su come vanno queste cose: non conti nulla. Conti solo finché decidi di abbonarti e poi quando devi pagare: sei solo un’arancia da spremere, in realtà ti detestano, altrimenti non si spiegherebbe. Ma questo i loro spot non lo dicono.

Corsi, ma soprattutto ricorsi

- Buongiorno signora XY, sono Sergio Maistrello. Si ricorda di me?
- Buongiorno. Il nome non mi è nuovo, in effetti. Può aiutarmi a ricordare?
- Ci siamo sentiti diverse volte l’anno scorso per sistemare un problema piuttosto complicato nella fatturazione delle connessioni Adsl…
- Ah sì, certo, ricordo. Mi faccia rivedere la sua scheda. Avevamo sistemato tutto, vero?
- Sì sì, avevamo sistemato tutto. Infatti la chiamavo per augurarle buon anno, prima di tutto.
- Oh, ma è molto gentile. Buon anno anche a lei!
- Grazie. Poi però c’è un altro problema.
- Non mi dica…
- Purtroppo sì. Oggi ho ricevuto il nuovo conto telefonico e c’è un nuovo addebito non giustificato.
- Mi faccia guardare sul computer…
- Sulla bolletta trovo una voce “servizi non fatturati in precedenza”. Mi fanno pagare…
- Oh, ma sono andati a ripescare connessioni del 2004!
- Già. Si riferiscono allo stesso periodo in cui è nato il problema precedente.
- Santo cielo, ma questi hanno contato… Oh, questo vuol dire che devo andarmi a riaprire tutte le posizioni sistemate a suo tempo.
- Mi dispiace, in effetti sono… come dire… stupito anch’io.
- Non si preoccupi, le storno subito la cifra.
- Grazie, signora XY.
- A presto, signor Maistrello.
- Le direi che spero di no, signora XY. Ma che vuole, lei è gentile e io mi sto affezionando. Al prossimo intoppo!
(ridono entrambi allegramente)

Abbiamo ragione di ritenere che sia inaffidabile

Succede che, stimolato anche dalle allarmanti riflessioni di Beppe, Giuseppe e Massimo in merito all’influsso negativo di Telecom Italia sull’Internet italiana, prendo in considerazione la possibilità di acquistare il mio primo credito prepagato SkypeOut. Skype già lo uso con soddisfazione per telefonate da Pc a Pc: per valutare l’effettiva convenienza delle tariffe di interconnessione con le linee tradizionali fisse e mobili (0,017 euro al minuto per molte tipologie di chiamata), vado a cercare sul sito dei miei fornitori attuali le cifre esatte dovute per le stesse telefonate.

Sul sito di Telecom Italia mi perdo. Stordito io, per carità. Quando mi ritrovo, sono entrato nel mio profilo personale, una sezione che, previa iscrizione, è disponibile per tutti gli abbonati. Non rintraccio subito il dettaglio delle tariffe, ma in compenso mi casca l’occhio sul riquadro dedicato al consenso alla privacy. Ricordate quel questionario che ogni intestatario di linea ha avuto la possibilità di compilare e rispedire per negare espressamente l’eventualità che chiunque potesse avere accesso ai dati personali per propagare pubblicità telefonica e postale? Bene, io l’ho mandato per fax l’8 marzo scorso e, pur concedendo la pubblicazione sull’elenco telefonico, ho negato qualsivoglia permesso d’uso del mio numero di telefono o dell’indirizzo postale per scopi promozionali. Lo ricordo bene, perché – per interpretare il burocratese fastidioso e scansare alcune trappole insidiose – ho passato una buona ora a leggere, rileggere e controllare ancora.

Di tutta questa promessa rivoluzione che cosa resta? Il mio profilo utente dice che in effetti no, le ricerche di mercato mi stanno assai antipatiche (cosa vera poi fino a un certo punto: non c’era alcuna domanda specifica nel modulo) e non voglio affatto essere contattato a questo fine. Tuttavia esprimo ampia disponibilità a ricevere comunicazioni pubblicitarie, quelle invece sì aborrite appena una casella me ne dava l’occasione. Tanto è stato fatto perché ciascuno potesse veder riconosciuto il diritto a non essere importunato, che comunque – nel mio caso – non è servito a nulla.

Prima mi cadono le braccia. Poi mi imbufalisco. Quindi chiamo il 187. Che, per non saper né leggere né scrivere, mi propina a caldo una manciata di spot Telecom Italia preregistrati, hai visto mai. Per evitare di ascoltare la promozione AliceMia per la quarta volta, mi distraggo e perdo la preziosa combinazione di tasti per interagire col call center. Dopo un silenzio imbarazzante, entro comunque in una qualche lista d’attesa. Qui ha inizio un’imbarazzante nenia che chiunque l’abbia inventata è un genio del male (a proposito, le voci dei vip le hanno già messe in cantina?): la voce registrata prende atto che effettivamente c’è molto traffico e tutti gli operatori sono occupati, tuttavia «abbiamo ragione di ritenere che il primo operatore libero le risponderà». Bontà loro.

Per consolidata tradizione, evito di accanirmi con Alessia, l’operatrice che mi risponde dopo alcuni minuti. Le spiego la situazione con calma, lei con altrettanta gentilezza verifica, conferma l’errore e subito corregge. Incidente chiuso, che ci voleva? Il che mi fa pensare che con ogni probabilità sarà stato l’errore più in buona fede che sia mai stato fatto su questa Terra. Però io, se fossi in voi, andrei a controllare.

Aggiornamento: Pierluigi Tolardo, in un commento a questo post, dà una spiegazione verosimile del problema. Distinguendo il consenso verso chiunque espresso col famoso modulo e il consenso che l’utente dà al suo fornitore di linea. Approfondirò.

Uomo (donna) avvisato(a)…

Il prossimo gentile e incolpevole operatore di società telefonica/televisione satellitare/distributore di servizi assortiti che mi propone di vedere le partite di calcio sul Pc/via satellite/sul telefonino a pochi spiccioli e, al mio cortese rifiuto, si finge sconcertato e mi chiede ruvidamente perché, io lo mando a quel paese. Niente di personale, però.

La nostra Offerta

Questa è bella: ricordate l’(operatore telefonico) di qualche giorno fa? Ecco. Quello stesso (operatore telefonico) sabato mi recapita una letterina in cui si dice:

Gentile Cliente,
siamo lieti che la nostra Offerta, ideata per poter soddisfare le Sue esigenze di comunicare di più ad un prezzo più conveniente, abbia incontrato il Suo interesse. Certi che potrà constatarne di persona i vantaggi, Le confermiamo che, come da intese intercorse, abbiamo attivato la nuova Offerta.

Confermiamo. Intese intercorse. Ecco.

Tra le righe, in una delle pagine di informazioni contrattuali che seguono, salta fuori anche il canone mensile di 0,98 euro. Per una opzione che non voglio e che non ho mai sottoscritto. Al servizio clienti non hanno fatto una piega, come se fossero abituati. Io, stufo di perdere tempo per accomodare gli effetti di errori e disservizi, mi sto abituando all’idea di mandare a quel paese Telecom Italia.

Tanto per rimanere in tema

Suona il telefono. Numero privato.

- Il signor Maistrello?
- Sì?!
- Buongiorno signor Maistrello, sono (Tizio) di (Pay-tv). La chiamo per farle sapere che (Pay-tv)…
- Sì, guardi, so tutto. Mi avete chiamato almeno tre volte negli ultimi tempi. E ho ricevuto il materiale cartaceo. E comunque non sono interessato.
- Ah, quindi lei conosce già l’offerta d…
- Sì sì, guardi, la conosco, l’ho valutata e non sono interessato.
- Ah, dunque è già stato contattato, dice.
- Sì, almeno tre volte negli ultimi tempi.
- È strano.
- Le assicuro che i suoi colleghi sono stati fin troppo premurosi.
- Però è strano, perché a me qui sulla scheda non risulta nessun contatto.
- Eppure…
- Ah, ma forse ancora nessuno questo mese!
- Beh, siamo al 4… Comunque no, questo mese ancora no.
- Dunque a lei non interessa una telev…
- No guardi, le ho detto che non sono interessato.
- Come mai non è interessato, signor Maistrello?
- Perché non sono interessato alle vostre attuali offerte commerciali, all’installazione e a tutto il resto. Non mi interessa. È molto semplice.
- Allora mi dispiace per il disturbo, signor Maistrello. Arrivederci!
- Buona sera.

(Arrivederci al 4 agosto?)