Zesitian, il cui blog mi folgorò in agosto per questo racconto di paternità, continua a sorprendermi per quanto bene riesce a descrivere istanti della vita di un padre, proprio nel momento in cui provo a raccogliere le idee sullo stesso dettaglio. Così oggi copio e incollo senza permesso questo, che avrei potuto scrivere io, soltanto un po’ peggio:
Mi sono sempre chiesto se sarei stato in grado di non parlare sempre di lui, di non riempire i miei discorsi di cacche e pannolini. Non saprei dire, ancora. Però sono abbastanza rincoglionito così: lascio un gran bel romanzo a 50 pagine dalla fine, il mucchio di Diario intonsi, un sacco di cose scritte da finire, faccende di politica in sospeso, carte di ordinaria burocrazia dappertutto, telefonate non fatte. Difficile resistere al rovescio della realtà, difficile non perdere schegge –pure importanti- delle proprie occupazioni. Un disordine felice e mai schiavo di qualcosa. A cui pensi con chiarezza solo quando scendi con l’immondizia puteolente alle otto del mattino.
grazie! lo leggo solo ora, ma sei stato molto gentile.