Non che poi l’automobile lo distragga così tanto. Nè che cambiare aria lo confonda poi molto. Ha pianto tanto quanto a casa, s’è straviato come farebbe qui. S’è goduto la spiaggia di Serapo, ma non ne ha voluto sapere della pizza al Flamingo. In tanti ci hanno guardato con tenerezza, altrettanti con rimprovero nemmeno troppo muto quando piangeva a squarciagola in pubblico («guardi che quel bambino ha fame, sa?»). Nel complesso è andata abbastanza bene: più utile forse per noi, per non sentirci reclusi fino alla maggiore età del pupo; ma ci illudiamo che anche a lui luoghi, strade, arie e persone non passino del tutto invano in qualche strato della coscienza. E poi sono stati giorni di grandi incontri: Giogiò ha fatto la conoscenza di Pietro, di Giuseppe e del suo cuginetto ternano Jacopo.

Non so se gli rimarrà nulla nella memoria, ma qualcosa avrà percepito – un brivido di piacere lungo la schienuccia, il buon odore di iodio, chissà – durante una mitica poppata serale davanti allo sciabordio delle onde del mare in un angolo riparato di un meraviglioso ristorante sulla spiaggia di Serapo…io sento ancora un friccichio a pensarci!