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	<title>con occhi di bimbi</title>
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	<description>il viaggio curioso raddoppia</description>
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		<title>So dire tante cose (ora tocca a me)</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 09:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sguardi di bimbo]]></category>

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		<description><![CDATA[Vocabolario essenziale per avere a che fare con me, che mio fratello era un dilettante in confronto. Bàmba = ti prego, avvicinami il bavaglino che vorrei evitare di sporcarmi (in alternativa, a seconda del contesto: e ripigliati &#8216;sta bavaglia, che ho finito; oppure non ho finito affatto, ma sporcarmi è diventata un&#8217;opzione oltremodo interessante). Bùm [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vocabolario essenziale per avere a che fare con me, che mio fratello <a href="http://www.sergiomaistrello.it/novemesi/2007/12/19/so-dire-tante-cose/">era un dilettante</a> in confronto.</p>
<p><strong>Bàmba</strong> = ti prego, avvicinami il bavaglino che vorrei evitare di sporcarmi (in alternativa, a seconda del contesto: e ripigliati &#8216;sta bavaglia, che ho finito; oppure non ho finito affatto, ma sporcarmi è diventata un&#8217;opzione oltremodo interessante).</p>
<p><strong>Bùm</strong> = è caduto, l&#8217;ho lanciato, ha fatto rumore (divertente, &#8216;spetta che lo rifaccio, magari più forte).</p>
<p><strong>Bvìa</strong> (o anche <strong>&#8216;namo</strong>) = cielo, non sembra anche voi che si sia fatto tardissimo? Orsù, genitori, andiamocene, procediamo, andiamo via di qui. Via via, andiamo via.</p>
<p><strong>Babài</strong> = <em>bye bye</em>, ciao, te&#8217;ssaluto, non ho nient&#8217;altro da aggiungere, me ne vado, stammi &#8216;bbene.</p>
<p><strong>Chèllo</strong> = quello, proprio quella cosa là, quella che hai messo lontano perché io non ci arrivassi: la desidero ardentemente, vorrei che entrasse in mio possesso immantinente. Quello ho detto! (ma come non capisci quale, va&#8217; che sei proprio lento eh?!).</p>
<p><strong>Chètto</strong> = questo, voglio proprio questo, inutile che ci provi con <em>chello</em>, io è questo quello che voglio, non fare il finto tonto, genitore, esaudiscimi per favore sennò urlo.</p>
<p><strong>Cìccì-o</strong> = dopo il <em>tlà-tlé</em>, di cui guarda caso è derivato, è la mia grande passione. Il formggio: ne mangerei in continuazione. Avete mica del <em>ciccì-o</em>, già che siamo?</p>
<p><strong>Còa</strong> (in versione evoluta: <strong>a-còa</strong>) = di tutte le parole che ho imparato, ho capito che questa è la più importante di tutte: ancora, ancora, ancora. Sia cibo, un gioco, qualcosa di divertente, se fai la faccia supplicante e la smorfia furbetta e dici <em>ancora</em>, ti accontentano sempre. Sennò piango, ovvio.</p>
<p><strong>Dàmba</strong> = la prima parte del corpo che ho imparato, con cui gioco sempre quando mi cambiano il pannolozzo. La mia gamba: non è divertente, la mia gamba? Io rido sempre quando la vedo.</p>
<p><strong>Dòlli</strong> = sta nel passeggino che mi ha regalato la mamma, le dò il biberon che mi ha portato Babbo Natale, la porto in giro per la casa, la sbatacchio di qua e di là, ma con affetto. È la mia bamboletta, la mia <em>dolly</em>, come la chiama mamma. Una qualunque delle ventisette che mi ritrovo in giro per casa, non importa, basta faccia quello che dico io.</p>
<p><strong>Èpo</strong> = me lo apri, per favore? Anzi, più correttamente: aprimelo subito, ho detto! Forza, su che devo mangiarmelo/giocarci/accedervi con urgenza. <em>Open</em>, <em>open</em>, dice sempre la mamma.</p>
<p><strong>Fiù</strong> = è per te, <em>for you</em>, tieni, toh, prendi. Eddai, non l&#8217;hai ancora perso? Perché non lo prendi? Su&#8217; afferra! (Ops, è caduto.)</p>
<p><strong>Gio<em>r</em>-gio</strong> = il mio fratellone, chi altri?</p>
<p><strong>Gìo-gìo-tondo</strong> = ma come fate a starvene sempre lì seduti come pappamolle, quando si può fare il gioco più bello dell&#8217;universo, che è girare girare girare intorno a sé finché non gira anche la testa? (Funziona solo se accompagnato dalla omonima filastrocca, ovvio.)</p>
<p><strong>Peppo</strong> = <em>paper</em>, la carta, ma in particolare la carta igienica, con cui mi piace giocare mentre sono in attesa di espletare i miei bisognini sul water. Perché è questo che si fa sul water, no? Giocare con <em>peppo</em>, strapparla, appallottolarla, buttarla, prenderne altre, srotolarla tutta appena mamma o papà si distraggono. Che altro se no?</p>
<p><strong>Pompòm</strong> = snaturato di un padre che mi stai conducendo fuori, hai forse dimenticato che fa un freddo cane? E allora perché non mi prendi il berretto (quello col pon-pon, ovviamente)?</p>
<p><strong>Sciòsci</strong> = occhio adesso alle parole con la <em>sc</em>, che sono le mie preferite, quelle con cui vi metto alla prova ricorrendo a sottili giochi di consonanti e vocali. <em>Sciosci</em> è lo yogurt, la mia passione almeno finché si arriva al secondo cucchiaino (poi potete anche tenervelo, collezionando barattoli aperti in frigorifero).</p>
<p><strong>Sciùscia</strong> = le signorine per bene sanno quando è il momento di chiedere scusa, e lo fanno a modo loro, lasciandoti col dubbio che sono dispiaciute sì, ma forse in realtà è soltanto un languorino e ci starebbe proprio bene uno yogurt per smorzare la tensione.</p>
<p><strong>Sòsci </strong>= non so perché li chiamano calzini antiscivolo, se poi mi scivolano via in continuazione (non è vero, papà, non sono io che me li tolgo!). Allora devo sempre andare da mamma o papà a farmeli rimettere, indicandoli come li chiama sempre la mamma, <em>socks</em>. <em>Sosci</em>, appunto.</p>
<p><strong>Sciùscio</strong> = è finito, non ce n&#8217;è più, detto in genere di cibo e nella duplice sfumatura &#8220;avete visto come sono stata brava?&#8221; oppure &#8220;si può sapere che cosa aspettate a riempirmi quel piatto di nuovo?&#8221;.</p>
<p><strong>Tlà-tle</strong> = il latte (di riso), mia grande passione, nonché &#8211; in questo caso ripetuto ossessivamente fino a sfinimento dell&#8217;adulto di riferimento &#8211; desiderio irrefrenabile delle ore periferiche della giornata.</p>
<p><strong>Tòp</strong> = basta, non ne voglio più, gradirei non mangiare più questa sbobba, sono sazia. Preferirei terminare questo gioco, smettila di insistere per favore. Insomma, come dirtelo: stop, stop.</p>
<p><strong>Tòppo</strong> = il mio adorato cappotto, che ora in realtà è diventato giaccone, ma per me resterà per sempre cappotto, in onore del primo scafandro invernale con cui m&#8217;hanno ricoperto. Datemi il mio cappotto, dico quando dobbiamo uscire, incrociando le braccia e battendomi sulle spalle da coprire.</p>
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		<title>Dove eravamo rimasti?</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 12:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore di papà]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Dove eravamo rimasti di Sergio Maistrello, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/sergiomaistrello/6379260653/"><img src="http://farm7.staticflickr.com/6106/6379260653_62199238ee.jpg" alt="Dove eravamo rimasti" width="450" /></a></p>
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		<title>Ricordati di lui</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 11:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore di papà]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Giorgio, tu te ne sei accorto appena, ma in questi giorni la nostra famiglia ha dovuto salutare un suo grande amico, uno dei più cari. Quando te l&#8217;ho detto, qualche giorno fa, hai fatto quel tuo sorriso dolce, quello compito dei momenti speciali, e mi hai detto che in effetti ti dispiaceva molto, perché lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sergiomaistrello.it/novemesi/wp-content/uploads/2011/11/fg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-338" title="fg" src="http://www.sergiomaistrello.it/novemesi/wp-content/uploads/2011/11/fg.jpg" alt="" width="400" height="309" /></a></p>
<p>Caro Giorgio,<br />
tu te ne sei accorto appena, ma in questi giorni la nostra famiglia ha dovuto salutare un suo grande amico, uno dei più cari. Quando te l&#8217;ho detto, qualche giorno fa, hai fatto quel tuo sorriso dolce, quello compito dei momenti speciali, e mi hai detto che in effetti ti dispiaceva molto, perché lui ti faceva sempre tanto ridere. Ancora non sei in grado di comprendere l&#8217;inevitabile spietatezza del distacco, ma non credo che avresti potuto rendergli meglio giustizia. In effetti era simpatico, divertente e genuino. Era la persona con più nipoti putativi che abbia conosciuto, e noi tra loro. Era anche tante altre cose, volate via qualche anno prima che tu nascessi per via di un colpo basso della senilità. Ma era ancora lui, era rimasto fedele a se stesso in quell&#8217;umanità così ricca e gentile, benché costretta a fare a meno delle sovrastrutture della memoria.</p>
<p>Io sono sempre stato molto grato per questo tempo extra che gli veniva concesso e che ha permesso almeno a te, meno purtroppo a tua sorella, di conoscerlo. Era una mia piccola emozione vedervi interagire, scherzare e camminare mano nella mano il sabato mattina di ritorno dal mercato. In quella mano stretta era come se passasse in te un po&#8217; della mia infanzia, dove lui c&#8217;è stato fin dal primo giorno: è stato prati, passeggiate, scherzi, risate, schedine del Totocalcio al bar, trattori in campagna, Giro d&#8217;Italia in tv, racconti di una Trieste d&#8217;altri tempi. È stato padrino in una famiglia allora senza zii o nonni maschi. È stato quotidianità e presenza, due cose di cui impari il valore soltanto quando diventi adulto.</p>
<p>Mi piacerebbe che tu lo ricordassi, vorrei aiutarti nel tempo a conservare un ricordo di lui. Perché se è vero, come dice Pessoa, che ognuno di noi è un baule pieno di gente, io sono orgoglioso che nel tuo abbia fatto a tempo a entrarci un po&#8217; anche lui. E per quanto tristi possiamo essere oggi che l&#8217;abbiamo salutato per l&#8217;ultima volta, so che la nostra famiglia conserverà sempre la gioia e la riconoscenza per averlo avuto nelle nostre vite.</p>
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		<title>Il piccolo teologo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 20:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sguardi di bimbo]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi Giogiò ha spiegato alla maestra Luisa cosa sia l&#8217;anima. &#8220;Una cosa che sta attorno al corpo e gli dà energia. E poi, quando si muore, va in cielo.&#8221; E poi, Giorgio? (e qui la maestra si aspettava un tripudio di nuvole e angioletti, e invece&#8230;) &#8220;Eppoi aspetta un altro signore che ne ha bisogno!&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi Giogiò ha spiegato alla maestra Luisa cosa sia l&#8217;anima. &#8220;Una cosa che sta attorno al corpo e gli dà energia. E poi, quando si muore, va in cielo.&#8221; E poi, Giorgio? (e qui la maestra si aspettava un tripudio di nuvole e angioletti, e invece&#8230;) &#8220;Eppoi aspetta un altro signore che ne ha bisogno!&#8221;. Ovvio, no?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il tempo delle metafore</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 11:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sguardi di bimbo]]></category>

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		<description><![CDATA[- Papà, dammi ancora cornflakes, per favore, che mi piacciono una strage! - Ah, ti piacciono molto? - Sì sì, mi piacciono proprio una strage!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- Papà, dammi ancora cornflakes, per favore, che mi piacciono <em>una strage</em>!</p>
<p>- Ah, ti piacciono <em>molto</em>?</p>
<p>- Sì sì, mi piacciono proprio <em>una strage</em>!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>S&#8217;allarga, il ragazzino</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jan 2011 15:35:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sguardi di bimbo]]></category>

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		<description><![CDATA[(Mattina presto, ci vestiamo per andare a scuola) - Dove sono i pantaloni? Ah, eccoli. Ma questi non sono tuoi! - Certo che sono miei, papà. - Ma no, guardali. Tra l&#8217;altro sono molto grandi per te, infatti sono tutti rimboccati. - Papà, lì ho sempre usati, sono sempre quelli. - Te li hanno dati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Mattina presto, ci vestiamo per andare a scuola)<br />
</em></p>
<p>- Dove sono i pantaloni? Ah, eccoli. Ma questi non sono tuoi!</p>
<p>- Certo che sono miei, papà.</p>
<p>- Ma no, guardali. Tra l&#8217;altro sono molto grandi per te, infatti sono tutti rimboccati.</p>
<p>- Papà, lì ho sempre usati, sono sempre quelli.</p>
<p>- Te li hanno dati forse ieri a scuola? Erano finiti i cambi?</p>
<p>- Ma no, papà, sono proprio miei.</p>
<p>- Bah, forse sono quelli che tiene la nonna a casa sua.</p>
<p>- No-o, sono miei ti dico, li ho sempre avuti.</p>
<p>- E questi calzini? Non riconosco neanche questi. Non sono tuoi, dai.</p>
<p>- Papà, sono miei anche quelli. Non li hai mai visti?</p>
<p>- Ma no, Giorgio, ti vesto ogni mattina, riconoscerò ben le cose tue.</p>
<p>- Forse stai un po&#8217; invecchiando, papà.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ritratto di famiglia (2011)</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 16:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sguardi di bimbo]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.sergiomaistrello.it/novemesi/immagini/famiglia.jpg" alt="Ritratto di famiglia" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lo stato delle cose</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 08:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cuore di papà]]></category>

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		<description><![CDATA[Gea è una bimba tosta. Quando mi chiedono com&#8217;è, non so dirlo altrimenti. Scruta il mondo in cui è capitata e i suoi curiosi abitanti con l&#8217;intensità di un piccolo alieno in missione speciale. Ha una predilezione per il più corto dei residenti nella casa che la ospita, suo fratello le dicono, al quale riserva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gea è una bimba tosta. Quando mi chiedono com&#8217;è, non so dirlo altrimenti. Scruta il mondo in cui è capitata e i suoi curiosi abitanti con l&#8217;intensità di un piccolo alieno in missione speciale. Ha una predilezione per il più corto dei residenti nella casa che la ospita, suo fratello le dicono, al quale riserva tutta la meraviglia di cui è capace. Fissa, registra, elabora, non stacca gli occhi dagli oggetti della sua curiosità. A volte faccio a gara a chi distoglie lo sguardo per primo e lei, ancora inconsapevole, non si scompone e tiene testa. Spesso rende inquiete le persone che incontra, messe in difficoltà dagli occhioni azzurri e gravi che ti si piantano addosso e sembra ti stiano leggendo l&#8217;anima. Ride di gusto, come solo i bambini piccolissimi possono fare, e quando ride arriccia il naso. Allo stesso modo, da un estremo all&#8217;altro senza mezza misure, si dispera quando non ottiene ciò che vuole raggiungere. Ciò che vuole raggiungere, il più delle volte, è la sua mamma, con cui ha un rapporto ancora strettissimo e intenso. Farfuglia <em>mammammamma</em>, agita il braccio per fare <em>ciao ciao</em> quando se ne va perché ha capito che si fa così, sa che se fa finta di tossire può attirare l&#8217;attenzione dei presenti. Non ci ha concesso una sola notte di sonno da quando è nata, ma ogni mattina puntualmente ci fa le feste e nel giro di pochi minuti finisci per chiederti come potevi detestarla tanto solo poche ore prima. È scarsina in tutto ciò che ci si aspetterebbe da un lattante, in compenso fa cacca e pipì sul water da quando aveva sei mesi, mangerebbe tutte le cose che hanno un aspetto sufficientemente adulto, si regge dritta sulle gambe come se calcolasse la scorciatoia più furba per saltare il gattonamento. Comincia a perdersi coi giocattoli, passa una mezzora ogni tanto nel box, talvolta canticchia ispirata, ma la sua espressione tipica è composta da versi profondi e gutturali, poco femminili a detta di suo padre. Conduce con dignità e coraggio le prove di distacco dalla mamma, che deve tornare a lavorare, e saltella di gioia sul culetto quando la andiamo a prendere al nido dopo essere rimasta da sola con gli altri bimbi.</p>
<p>Travolti dal sonno, dalle corse, dal lavoro, da Gea che non concede sconti sulle energie e sulle attenzioni che le spettano, scopriamo Giorgio entrato ogni giorno di più in quella fase matura e senza nome dell&#8217;infanzia in cui il bambino diventa una persona con gusti, idee e una dignità non più nel completo controllo dei genitori. Alterna slanci commoventi di generosità ed empatia alle manifestazioni capricciose di un ego ipertrofico con tracce di presunzione. Non si accontenta più della prima risposta che ottiene ai suoi numerosi perché, ma interagisce con il suo interlocutore finché non ritiene la questione chiusa e soddisfatta. È capace di decisioni autonome e mature, talvolta perfino eccessive per i suoi quattro anni, ma in comunità è sedotto spesso dal fascino del Lucignolo di turno. Si lancia in coraggiose esplorazioni nel mondo dei bambini grandi, salvo abbattersi sotto i colpi impietosi di un perfezionismo esasperato, ereditato geneticamente dalla madre. Con un anticipo perfino preoccupante, è stato folgorato dal fascino dell&#8217;alfabeto e delle parole e, intuendone la potenza, non perde pretesto per esercitarsi a trasferire i suoi pensieri in forme riconoscibili agli altri. I suoi disegni si vanno riempiendo di forme compiute, di margini precisi, di storie e di prospettive, sotto lo sguardo allibito e benvolente del padre, che non è mai andato oltre gli omini stilizzati quattro-stricche-e-un-cerchio. Abituato fin qui a vedere film e cartoni animati registrati su dvd o sul computer, Giorgio è arrivato del tutto impreparato al suo primo incontro con i programmi televisivi e le pubblicità, di cui sta diventando quel consumatore difficile da contenere che mamma e papà scoraggiano dalla nascita. Ama le regole, ma solo se sono le sue: ha l&#8217;attitudine dello sportivo, ma cambia passione ogni volta che di una disciplina arriva al punto di dover assimilare le norme condivise. Inizia a riconoscere le debolezze delle persone che lo circondano e con malizia di bimbo prova a servirsene a proprio vantaggio. Detesta i pasti principali, vivrebbe di merende, il suo mondo ideale è ricoperto di cioccolata fondente. Non ha avuto finora un solo gesto di fastidio o di gelosia per la sorellina entrata non proprio in punta di piedi nel mondo in cui era re assoluto, ma al contrario a lei dedica una dolcezza e una disponibilità senza riserve. Il languore e la commozione della prima volta che ha incontrato Gea non si sono mai spenti nel suo sguardo, finora. E questo, più di tutto, a mamma e papà sembra straordinario.</p>
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		</item>
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		<title>Via vai sempre più sospetti</title>
		<link>http://www.sergiomaistrello.it/novemesi/2011/01/06/via-vai-sempre-piu-sospetti/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 10:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sguardi di bimbo]]></category>

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		<description><![CDATA[- Papà. - Sì, Giogiò? - Ma la Befana non passa per il camino? - Sì, passa per il camino, come racconta il tuo libretto. - E allora come fa a entrare a casa nostra, che non abbiamo il caminetto? - Come entra a casa nostra, dici? - Sì. L&#8217;anno scorso in montagna c&#8217;era il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>- Papà.</p>
<p>- Sì, Giogiò?</p>
<p>- Ma la Befana non passa per il camino?</p>
<p>- Sì, passa per il camino, come racconta il tuo libretto.</p>
<p>- E allora come fa a entrare a casa nostra, che non abbiamo il caminetto?</p>
<p>- Come entra a casa nostra, dici?</p>
<p>- Sì. L&#8217;anno scorso in montagna c&#8217;era il caminetto. Ma qui non c&#8217;è.</p>
<p>- Beh, ma la Befana se non c&#8217;è il caminetto trova altri modi di entrare.</p>
<p>- Ah sì? Quali?</p>
<p>- Beh può entrare dal terrazzino del salotto, come Babbo Natale.</p>
<p>- Dici che è capace, sì?</p>
<p>- Sì, secondo me ce la fa, sì.</p>
<p>- Bene.</p>
<p>- Bene.</p>
<p>§</p>
<p>- Mamma.</p>
<p>- Dimmi Giorgio.</p>
<p>- Ma il libro non diceva che la Befana portava caramelle ai bambini?</p>
<p>- Sì, perché?</p>
<p>- Perché io ho trovato cioccolatini nella mia calza.</p>
<p>- Ah, ecco&#8230; Beh, a dire il vero il tuo libro parlava di &#8220;chicche&#8221;, Giorgio. &#8220;Chicche di ogni sapore&#8221;, ricordi?</p>
<p>- E la cioccolata è una chicca di ogni sapore?</p>
<p>- Beh sì.</p>
<p>- Ok.</p>
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		<title>Auguri, amici!</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 16:38:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sguardi di bimbo]]></category>

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