Hai la sensazione di come cresca dai ragionamenti, che diventano sempre più sofisticati e ti sorprendono. Questa sera Giorgio ha fatto una torta di mele con la mamma. È stato ansioso di assaggiarla durante tutta la cena. Alla fine hanno portato insieme il dolce tavola e lui se l’è ammirato per un po’, orgoglioso e goloso allo stesso tempo. Quindi Stefania ne ha tagliato tre fette e le ha distribuite. Quando finalmente Giorgio ha potuto addentare la sua, gli brillavano gli occhi. Dopo il primo morso, però, si è bloccato: «Mamma, ma così roviniamo tutto il lavoro che abbiamo fatto!».
L’altro lato della tortiera
Lo ha scritto Sergio il 29 novembre 2009 in Sguardi di bimbo ● 0 commentiArcobaleni di altri mondi
Lo ha scritto Sergio il 29 novembre 2009 in Sguardi di bimbo ● 1 commento- E allora, giovanotto, quand’è che andrai a fare il soldato?
- Eeeh… quando è carnevale!
Il raffreddore secondo Giogiò
Lo ha scritto Stefania il 30 settembre 2009 in Sguardi di bimbo ● 0 commenti“C’è un signore che è qui dentro e mi chiude le finestrelle del naso e non mi fa respirare bene”.
(Meglio dello Zingarelli…)
Scoprendo Trecisasman
Lo ha scritto Sergio il 24 settembre 2009 in Cuore di papà ● 2 commentiQuesta storia ha un prologo. Quest’estate al mare, circondato da tanti bimbi affratellati, Giorgio ha buttato lì con frequenza il desiderio di un fratellino piccolo o di una sorellina grande. Assodato che sulla sorellina grande non rimaneva molto da fare, sul resto avremmo in effetti potuto lavorarci. E anzi: mamma e papà avevano giusto qualche novità in cantiere, solo non ancora abbastanza matura da essere annunciata. Così abbiamo spiegato a Giogiò che se lui era davvero così determinato, la nostra famiglia avrebbe potuto certamente fare richiesta per un fratellino piccolo e poi stare a vedere che cosa ci rispondevano. Due erano le condizioni: che, fratellino o sorellina, quel che arriva arriva, non si può scegliere; e che una volta accontentati, poi non si può più tornare indietro, il fratellino o la sorellina si tengono. Tanto gli bastò. L’unica cosa su cui Giorgio non aveva proprio intenzione di transigere è il nome che fratellino o sorellina avrebbe dovuto avere: Trecisasman, con le esse vagamente romagnole, in assonanza piuttosto evidente col nome della cantante afroamericana che ci aiutava a calmare le sue colichette da neonato e le cui canzoni ora lui ben riconosce.
Bene, domenica scorsa abbiamo finalmente aggiornato Giorgio sugli sviluppi dell’operazione Trecisasman. Abbiamo sempre pensato che la novità riguardasse fin da subito anche lui e che viverla tutti insieme sarebbe stata la scelta più in linea con il nostro modo di intendere le cose della vita. Superate per eccesso di scrupolo le prime e più delicate settimane, abbiamo rotto gli ultimi indugi. Così gli abbiamo spiegato che la richiesta di quel giorno d’estate è stata accettata e che un piccolo fratellino o una piccola sorellina sono effettivamente in arrivo. Di più: che Trecisasman a dirla tutta era già qui con noi, dentro la pancia della mamma, ma ancora piccolissimo, così piccolo che potrebbe stare nel nido delle sue mani, e che ci vorranno ancora un inverno e una primavera prima che esca di lì, proprio come era stato con lui. Lui ha seguito il discorso in silenzio, saltellando per il salotto, apparentemente distratto e in realtà concentratissimo su ogni parola, tradito appena da un ghigno di soddisfazione. Dopo qualche istante di silenzio ci ha guardati, ha sorriso e ha sentenziato: «Bene!».
Per spiegargli meglio il concetto abbiamo preso le foto di quando lui stesso stava nella pancia della mamma, di quando è nato, dei suoi primi mesi. Abbiamo salutato Trecisasman dentro la pancia e intanto Giorgio metteva su canzoni da bimbi per lui/lei. Man mano che ha preso confidenza con la novità s’è dimostrato raggiante: «Grazie mamma, che mi hai preso un fratellino che si chiama Trecisasman!». E anche quando s’è distratto con le sue macchinine, ad un tratto s’è girato e ha chiesto: «Mamma, hai messo dentro la pancia anche un giochino per il mio fratellino?». Una domenica mattina da conservare nell’album dei ricordi speciali.
E, insomma, tutto questo per dire che, se tutto va bene, ad aprile la famiglia s’allarga.
Prime crepe nella credibilità paterna
Lo ha scritto Sergio il 30 luglio 2009 in Sguardi di bimbo ● 1 commentoMa no, papà, quella non è una moto. È una Vespa!
Declinare le proprie passioni
Lo ha scritto Sergio il 30 giugno 2009 in Sguardi di bimbo ● 0 commentiIo lo so come si chiama la moto d’acqua!
Si chiama: motoscafo!
Padre Nostro…
Lo ha scritto Stefania il 22 giugno 2009 in Sguardi di bimbo ● 0 commenti…che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome, venga il Tuo LEGNO, sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in TENDA…
Anche Marx è stato bambino
Lo ha scritto Sergio il 23 maggio 2009 in Sguardi di bimbo ● 0 commentiUn caldo sabato (tardo) pomeriggio di fine maggio. Mamma e figlio decidono di andare a fare un tuffo in piscina per rinfrescarsi. Una volta arrivati a destinazione scoprono che la piscina estiva non è ancora aperta e quella al coperto è chiusa per gare.
- Mamma, andiamo a toccare l’acqua?
- Tesoro, purtroppo oggi non si può, ci sono delle gare.
- (oltremodo indignato) Ma è di tutti!
Approccio naturale
Lo ha scritto Sergio il 19 maggio 2009 in Sguardi di bimbo ● 1 commento«VAI VIA ZANZARA, HAI CAPITO? NOOO, NON DEVI ENTRARE ZANZARA! NOOOO, FERMA, TORNA INDIETRO! NON PUOI ENTRARE CHE POI CI PUNGI, FERMA, TORNA INDIETRO, HAI CAPITO? capito? zanzara…? Papà, è entrata…».
2 anni, 8 mesi, 3 settimane
Lo ha scritto Sergio il 28 aprile 2009 in Cuore di papà ● 2 commentiLa prima volta che hai detto, consapevolmente, le parole «quando ero giovane». Così, nel caso un giorno te lo chiedessi.
Il dono della sintesi
Lo ha scritto Sergio il 11 aprile 2009 in Sguardi di bimbo ● 0 commenti«Bidibi bò, bù.»
«Fra’ Martino, suona le campane, din don dan.»
«Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino si mangiò il topo.»
Al battesimo dei cuginetti
Lo ha scritto Sergio il 30 marzo 2009 in Sguardi di bimbo ● 1 commento- (Il sacerdote) … e parteciperanno alla mensa del suo sacrificio…
- Del suo dentifricio, mamma?
Dei capricci e delle pene
Lo ha scritto Sergio il 25 marzo 2009 in Cuore di papà ● 3 commentiGiorgio è testardo. Come tutti i bimbi di due anni e mezzo, probabilmente. Di suo aggiunge una propensione alla mediazione particolarmente scarsa: è difficilissimo spingere i suoi no verso un forse, è quasi impossibile contrattare un sì. Dopo mezzora capace che lo convinci senza problemi, ma se in quel momento ha deciso che è no, è no, costi quel che costi, anche quando sa benissimo che il prezzo della sua ostinazione potrebbe diventare alto. In realtà coi bambini di questa età esiste sempre un modo per girare la situazione a tuo favore (e le tate hanno buoni consigli in proposito), ma non sempre hai la lucidità, la presenza e la creatività per indovinare il guizzo giusto. Così a volte si arriva agli scontri frontali: il bimbo si rifugia nel capriccio plateale e molesto, i genitori sono costretti a mantenere la posizione e a non cedere, fino ai limiti dell’esasperazione. Può andare avanti per mezzore, rincarando. Non conosci davvero i tuoi limiti – di resistenza, di pazienza, di autocontrollo – finché non hai un figlio, credo. Finisce che a un certo punto devi avere polso e chiudere la situazione, per evitare di superarli quei limiti: un gesto energico, un’urlata particolarmente sostenuta, una sberlotta dimostrativa. Anche più di una, perché lui a quel punto s’impunta ancora di più, difende il suo orgoglio. È un gioco al rialzo perdente in partenza: gli stai insegnando che il più forte vince, che la violenza (fisica, psicologica) ha la meglio. È tutto il contrario di quello in cui credi, ma a volte capita. E forse a volte serve anche. Però ci stai male.
Ci stai male perché non appena in casa torna il silenzio ti senti stupido per esserti arrabbiato tanto. Ci stai male perché non sei riuscito a fare del tuo meglio, a persuaderlo prima che la situazione degenerasse, a imporre la tua autorità in modo convincente e rassicurante. Ci stai male perché a un certo punto il capriccio finisce, e tu distingui chiaramente il momento: è quando il suo pianto, prima fasullo e isterico, cede il passo a una disperazione profonda e inconsolabile. In quel momento vedi negli occhi il suo piccolo mondo che gli crolla addosso. Non è solo la consapevolezza di aver perso una battaglia sbagliata, che lui per qualche motivo si era intestardito a voler vincere, è molto di più. Lo sai perché sei stato bimbo anche tu. C’è angoscia, terrore, solitudine, frustrazione, in quegli occhi. Ma soprattutto la sensazione – che dura un attimo, ma un attimo che ricordi per sempre – di essere perduto.
Ecco, in quel momento a me si rompe qualcosa dentro, ogni volta. In quel momento senti impetuoso l’istinto naturale di proteggerlo e consolarlo, di abbracciarlo e chiedegli scusa per averlo spaventato così tanto, di rassicurarlo perché in fondo non è successo nulla di grave. Giocavamo a papà e figlio, dai, ricominciamo? Invece tu sei ancora nel pieno di un gioco di schieramenti che non concede cedimenti fino al rinsavimento completo e salutare del pupo. Ne va del suo bene, ti dici, deve conoscere le sue sconfitte per accumulare esperienza e diventare più saggio e più forte; ma sono giustificazioni che suonano fesse in quel momento.
Lui nel giro di qualche minuto torna come nuovo: docile, giudizioso, attento, perfino più affettuoso del solito. Non è solo opportunismo, a quell’età sono ancora animati dalla sincerità dell’istinto e delle emozioni. Scorgi quasi una punta di riconoscenza nel suo sguardo rasserenato, come un grazie appena accennato. Grazie di aver combattuto per me, papà. A papà no, a papà ci vuole molto di più per riprendersi. E ogni volta è un po’ più faticoso della volta prima.
