Lilypie Lilypie Pregnancy tickers

Dei capricci e delle pene

Cuore di papà - Lo ha scritto Sergio il 25 March 2009 alle 19:30

Giorgio è testardo. Come tutti i bimbi di due anni e mezzo, probabilmente. Di suo aggiunge una propensione alla mediazione particolarmente scarsa: è difficilissimo spingere i suoi no verso un forse, è quasi impossibile contrattare un sì. Dopo mezzora capace che lo convinci senza problemi, ma se in quel momento ha deciso che è no, è no, costi quel che costi, anche quando sa benissimo che il prezzo della sua ostinazione potrebbe diventare alto. In realtà coi bambini di questa età esiste sempre un modo per girare la situazione a tuo favore (e le tate hanno buoni consigli in proposito), ma non sempre hai la lucidità, la presenza e la creatività per indovinare il guizzo giusto. Così a volte si arriva agli scontri frontali: il bimbo si rifugia nel capriccio plateale e molesto, i genitori sono costretti a mantenere la posizione e a non cedere, fino ai limiti dell’esasperazione. Può andare avanti per mezzore, rincarando. Non conosci davvero i tuoi limiti - di resistenza, di pazienza, di autocontrollo - finché non hai un figlio, credo. Finisce che a un certo punto devi avere polso e chiudere la situazione, per evitare di superarli quei limiti: un gesto energico, un’urlata particolarmente sostenuta, una sberlotta dimostrativa. Anche più di una, perché lui a quel punto s’impunta ancora di più, difende il suo orgoglio. È un gioco al rialzo perdente in partenza: gli stai insegnando che il più forte vince, che la violenza (fisica, psicologica) ha la meglio. È tutto il contrario di quello in cui credi, ma a volte capita. E forse a volte serve anche. Però ci stai male.

Ci stai male perché non appena in casa torna il silenzio ti senti stupido per esserti arrabbiato tanto. Ci stai male perché non sei riuscito a fare del tuo meglio, a persuaderlo prima che la situazione degenerasse, a imporre la tua autorità in modo convincente e rassicurante. Ci stai male perché a un certo punto il capriccio finisce, e tu distingui chiaramente il momento: è quando il suo pianto, prima fasullo e isterico, cede il passo a una disperazione profonda e inconsolabile. In quel momento vedi negli occhi il suo piccolo mondo che gli crolla addosso. Non è solo la consapevolezza di aver perso una battaglia sbagliata, che lui per qualche motivo si era intestardito a voler vincere, è molto di più. Lo sai perché sei stato bimbo anche tu. C’è angoscia, terrore, solitudine, frustrazione, in quegli occhi. Ma soprattutto la sensazione - che dura un attimo, ma un attimo che ricordi per sempre - di essere perduto.

Ecco, in quel momento a me si rompe qualcosa dentro, ogni volta. In quel momento senti impetuoso l’istinto naturale di proteggerlo e consolarlo, di abbracciarlo e chiedegli scusa per averlo spaventato così tanto, di rassicurarlo perché in fondo non è successo nulla di grave. Giocavamo a papà e figlio, dai, ricominciamo? Invece tu sei ancora nel pieno di un gioco di schieramenti che non concede cedimenti fino al rinsavimento completo e salutare del pupo. Ne va del suo bene, ti dici, deve conoscere le sue sconfitte per accumulare esperienza e diventare più saggio e più forte; ma sono giustificazioni che suonano fesse in quel momento.

Lui nel giro di qualche minuto torna come nuovo: docile, giudizioso, attento, perfino più affettuoso del solito. Non è solo opportunismo, a quell’età sono ancora animati dalla sincerità dell’istinto e delle emozioni. Scorgi quasi una punta di riconoscenza nel suo sguardo rasserenato, come un grazie appena accennato. Grazie di aver combattuto per me, papà. A papà no, a papà ci vuole molto di più per riprendersi. E ogni volta è un po’ più faticoso della volta prima.

Possiamo fare meglio

Parole di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 11 March 2009 alle 09:58

- Papà, lo sai che Carletto ha fatta nel letto?

- Davvero? E invece dove si fa?

- In salotto!

Nemmeno la calzamaglia

Parole di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 17 February 2009 alle 14:58

- Questo Robin Hood era un signore coraggioso che rubava ai ricchi per dare ai poveri e poi si nascondeva nella foresta di Sherwood, in Inghilterra. Dopo che hai fatto il riposino, se vuoi, ti faccio vedere il film animato.

- Mi fai vedere la storia del signore nudo?

Mary Poppins la sapeva lunga

Parole di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 16 February 2009 alle 16:14

In aereo, in avvicinamento a Venezia.

- Guaaaaadda, il mare!

(Ci pensa su un attimo.)

- Il mare non è buono. Ma poi la mamma ci mette lo zucchero e io lo bevo.

Ne avrei di cose da raccontare…

Occhi di bimbo - Lo ha scritto Giorgio il 15 February 2009 alle 23:08

Ormai iniziato al fascino dell'aeroporto

E non ha ancora visto l’Ikea

Parole di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 15 February 2009 alle 14:16

- Dai, che è pronta la cena, ora smontiamo la casetta e mettiamo via le costruzioni.

- Va bene, papà.

- Bravo.

- Ma alla sera smontano anche l’asilo mio?

Frasi sparse, tanto per provare

Parole di bimbo - Lo ha scritto Stefania il 15 January 2009 alle 15:53

Nella categoria passato prossimo: “Ho toGLIAto via il cappello”; “Ho leGGIUto un libro”; “Ho pianGIUto”; “Hai apRIto la luce?”, “Ieri ho Gomitato”…

Per la categoria imperfetto: “Ho vitto la nonna che puliSCIAva”…

E anche il presente non è tanto certo: “Lo TIENO io, mamma!”…

Poi ci sono i nomi buffi (il tamburo è “il Camburo”, ovvio) e le frasi tenere: “Sei tanto tritte, mamma?” “Ti dò un bacino e ti passa IL TRITTE!”.

Emanuele

Occhi di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 7 December 2008 alle 15:10

Un disegno di Giorgio per Emanuele

- Giogiò, lo facciamo un disegno per Emanuele?

- Sìììì, dai!

- Che cosa disegni?

- ‘ sorriso.

Non è Francesca

Parole di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 30 November 2008 alle 19:24

«Nonno, quella lì è ‘a tua chitarra?»

«Quella chitarra lì si chiama man-do-li-no»

«’A mia chitarra si chiama chi-tar-ra»

Safari nella mia testa

Parole di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 25 November 2008 alle 08:41

In fila alla cassa del supermercato, davanti c’è una signora con un vistoso collo di pelliccia sulla giacca invernale.

«Mamma, guarda: a’ simmia!»

La mamma, imbarazzata: «Sì, Giogiò, c’è una signora davanti, poi tocca a noi.»

«No, mamma: simmia, scimmia

Saggezza o impertinenza?

Cuore di mamma - Lo ha scritto Stefania il 7 November 2008 alle 23:03

Poco fa cercavo di addormentare il mio Bubi, quando lui mi allunga le braccine al collo con un poco credibile “Paùa buio!”. Lo prendo su, gli racconto la storia di “Topina e il buio” e continuo a parlargli suadente di tutte le cose belle che ha fatto oggi e di tutte quelle che sognerà.

Ad un certo punto lui bofonchia un assonnato “Basta parlare…”. Ma come, alla sua mamma? Me lo sono fatto ripetere tre volte, non sapevo se offendermi o gioire ;-)

Ma poi che bello godersi un’ora di pc indisturbato mentre lui dorme stecchito!

Le mie vacanze

Occhi di bimbo - Lo ha scritto Giorgio il 15 September 2008 alle 15:51

Due o tre cose che ho raccontato a mamma e papà prima di tornare dal mare, quando ancora faceva caldo, tanto per terminare una cassetta.

Se sto sognando, non svegliatemi

Occhi di bimbo - Lo ha scritto Giorgio il 14 August 2008 alle 18:12

MO-TO!

Dell’essere precoci

Occhi di bimbo - Lo ha scritto Sergio il 14 August 2008 alle 15:08

«Hai visto che bella casina, Giogiò. Ti piace?»
«No.»
«Come no, non ti piace?”
«No.»
«E a te invece che cosa piace, Giogiò?»
«’e canne.»
«Ah. Ecco.»

Cresce, insomma

Cuore di papà - Lo ha scritto Sergio il 6 August 2008 alle 00:12

Dalla categoria indistinta dei tati ora estrapola quella che più gli interessa: bimbi! Le sue chiacchiere mettono insieme sempre più spesso due parole per volta, a volte tre. Attacca bottone con chi gli interessa sfoderando ansioso l’intero repertorio di cavalli di battaglia: ‘a mia mamma, i’ mio papà, ‘e pepé, ‘a mia moto, i’ mio cahcco. Racconta il suo mondo, a modo suo. Capisce che il più delle volte il mondo è la reazione a un’azione e si sta appassionando a sperimentare che cosa succede quando l’azione è sua. Si perde in capricci da due soldi, esaspera i genitori, poi le volte che trova una via d’uscita onorevole sorride all’improvviso e dice “ecco!”, come dire ok, ho finito, sono tornato, pacetta? Corre saltellando sulle scarpe, come se non avesse ancora il controllo definitivo di tutta quella velocità. Se la corsa è competitiva, cosciente, incassa la testa tra le spalle e si protende in avanti. Sa riconoscere ed elencare le parti fondamentali del suo corpo. Ripete a pappagallo le interiezioni spontanee e curiose. Tutte le volte che qualcuno compie gli anni, lui canta “eee guri aaa teee!” e poi soffia su un’immaginaria candelina.

Oggi, come promesso, la candelina sarà vera e la torta tutta tua. Buon secondo compleanno, Giogiò.