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PDF Europe, day 2, appunti sparsi

Appunti veramente sparsi e ancora incompleti, oggi. E’ stata una giornata altalentante, quella conclusiva al Personal Democracy Forum di Barcellona: sono mancati i grandi interventi di visione e anche la coralità e coerenza dei panel talvolta ha lasciato a desiderare. Decisamente meglio il pomeriggio della mattina: da recuperare in video, quando ce ne sarà l’occasione, l’intervento di Tom Steinberg (mysociety) e del fondatore di Meet Up Scott Heiferman in Reinventing Goverment e i panel Transparency and Participation: Changing the Equation e Can Social Media Create a European Union?. Notevole, ma da analizzare con calma, il modello di mediasfera e di hub management proposto da Vincent Ducrey in Adapting e Thriving in the New Media Environment. Di rilievo la presentazione di Antonio Sofi, che numeri alla mano ha fatto vedere come, soprattutto in Italia, i politici abbiano saltato il blog e siano approdati direttamente su Facebook, più che altro perché spinti dai propri elettori. Per via dei percorsi paralleli della conferenza ho perso purtroppo la presentazione di Alberto Cottica sul Progetto Kublai, che le voci di Twitter definiscono inspiring. Anche questa da recuperare in video appena possibile.

Nel corso della giornata sono emersi soprattutto quelli che Micah Sifry in apertura di giornata ha definito metahacker, piccoli e grandi abilitatori dell’hacker del processo di sintesi civica che risiede potenzialmente in ciascuno di noi. Me li appunto come promemoria sotto forma di link, alcuni già noti, da sviluppare semmai in seguito:

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PDF Europe, day 1, appunti sparsi

Il primo giorno del Personal Democracy Forum Europe, qui a Barcellona, si è aperto con una conversazione tra Micah Sifry e Charlie Leadbeater tutta giocata sulla suggestione della cloud culture. Un numero maggiore di persone ha accesso a molti più strumenti creativi. Le nuvole sono una buona metafora del mondo verso cui stiamo andando: come in cielo, ce ne sono di tanti tipi, sono diverse tra loro, stratificate; il processo di aggregazione funziona come i cumulonembi. Leadbeater ridefinisce il modello bottom-up e top-down sotto forma di confronto tra cloudmaker e clockmaker, inserendo informazione e politica tradizionali nel secondo gruppo. Il problema dei giornali, dice Leadbeater, è che non hanno fatto abbastanza, si sono fermati alle pratiche di vent’anni fa. I politici invece dovrebbero preoccuparsi di guadagnare credito, piuttosto che di condividere semplicemente informazioni. Lasciare che le nuvole si formino liberamente sarà la sfida per i governi del mondo, e in questo senso i paesi occidentali dovrebbero farsi esempio trainante, piuttosto che tentare per primi di controllare il processo.

Da Anthony Hamelle di Linkfluence è arrivato uno studio molto interessante sulla “eurosfera”, la nuvola di contenuti e link del continente, per il momento limitata a quattro paesi: Germania, Olanda, Francia e Italia. Lo scopo era monitorare come le diverse blogosfere/infosfere nazionali si confrontassero vicendevolmente e soprattutto rispetto ai temi di attualità continentale. Particolarmente interessante è il caso italiano, che appare molto isolato, rinchiuso in se stesso, sostanzialmente disinteressato rispetto all’agenda dell’Unione e pesantemente incline alle opinioni personali piuttosto che alle analisi politiche. Da studiare il grafo sociale presentato, anche se non credo che la versione interattiva mostrata oggi sia messa a disposizione del pubblico.

Le sessioni più interessanti della prima giornata sono state quelle dedicate al caso Obama e alla sua potenziale riproducibilità nel Vecchio Continente. Joe Rospars, responsabile delle strategie sui nuovi media della vincente campagna presidenziale, ha insistito sulla relazione con gli attivisti, relazione che non aveva tanto a che fare con il candidato Obama in sé quanto con le persone stesse che lo sostenevano. Le persone erano ispirate da Barack Obama, ma erano motivate dal vedersi reciprocamente impegnati nella causa. I grandi eventi di massa sono stati soprattutto occasioni di contatto con i simpatizzanti, un contatto che poi, grazie a telefonate, email e social network, è continuato nel tempo con lo scopo di informare, stimolare l’attivismo locale e soprattutto far incontrare tra loro le persone. L’idea di fondo della campagna è stata abbassare le barriere alla partecipazione spontanea. Il risultato in soldoni parla di 13 milioni di persone contattate, dalle quali sono nati 45.000 gruppi locali autoorganizzati, 200.000 eventi sul territorio e naturalmente i famosi 500 milioni abbondanti di dollari in micro-donazioni spontanee. Ma anche il fundrising è stato concepito più in una chiave di relazione col candidato e con le idee condivise tra i sostenitori, piuttosto che una mera compartecipazione alle spese. Durante la campagna di Obama sono stati prodotti 1,2 miliardi di video, dei quali soltanto un decimo prodotti dallo staff ufficiale. Tre sono stati i principi ispiratori della campagna 2008, spiega Rospars: trasparenza, autenticità e partecipazione.

Quanto di tutto ciò può essere applicato in Europa? Obama è stato un candidato eccezionale in un momento eccezionale, dice Dominique Piotet, che pertanto è scettico sulla possibilità che il suo modello sia facilmente importabile al di qua dell’oceano. La campagna di Obama è stata la prima campagna del XXI secolo, così come quella di McCain è stata forse l’ultima del XX: Obama ha sfruttato il vantaggio di chi fa la prima mossa. E poi ci sono motivi strutturali profondi, sostiene Piotet: ci sono effettivamente comunità in Europa? Ci sono campagne? Abbiamo dei movimenti, ma i movimenti non sono campagne. Non abbiamo abbastanza movimenti spontanei, dal basso. Non abbiamo nemmeno una sinistra europea univoca, ma tanti piccoli schieramenti frammentati e incompatibili su scala continentale. Infine, non abbiamo ancora la necessaria predisposizione alla trasparenza. Guardate il calcio, ironizza il francese Piotet riferendosi implicitamente alla qualificazione mondiale della sua nazionale: vi pare che siamo pronti per la trasparenza? E l’elezione del presidente dell’Unione vi è sembrata una dimostrazione di trasparenza? No, Obama non può essere un modello per l’Europa, ma quanto meno una favolosa fonte di ispirazione.

Internet non è soltanto uno spazio pubblico, ma come dimostra Obama anche uno straordinario strumento di organizzazione, aggiunge Benoit Thieulin. In questo senso l’Europa deve sviluppare un’attitudine molto più professionalie. Tuttavia quello che ha fatto Obama rispetto alla gestione dei contatti dei sostenitori da noi non è pensabile, abbiamo tutt’altra propensione rispetto all’uso delle informazioni personali. Parere su cui non è d’accordo Rospars: non è poi così diversa la sensibilità, forse sono semplicemente le organizzazioni europee ad avere fatto finora un pessimo lavoro in questo senso. In Europa avete una dedizione al partito che negli Stati Uniti non esiste: è folle non metterlo a sistema. E non vi illudete rispetto alla congiuntura eccezionale in cui è stato eletto Obama, conclude: vi assicuro che portare alla Casa Bianca un afroamericano con un nome iracheno è stato tutto fuorché semplice.

Nel pomeriggio il programma si è spezzettato in diversi percorsi paralleli. Quelli che ho seguito io (l’uso del video a supporto di cause e candidati, con il caso tutto italiano di Diego Bianchi, e le strategie per la mass mobilitation) non sono andati molto oltre il già noto o la presentazione di strumenti e attività. Da recuperare in video (saranno messi a disposizione a breve) il panel su come i blog stanno trasformando la politica (moderato da Antonella Napolitano): a quanto pare le diverse esperienze messe a confronto hanno prodotto un’ora di contenuti molto stimolanti. Le sessioni nella sala principale, ad ogni modo, sono trasmessi in diretta streaming. Da seguire anche la cronaca collaborativa che emerge da Twitter.

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Al Personal Democracy Forum Europe

Sono in partenza per Barcellona, dove venerdì e sabato si tiene la prima edizione europea del Personal Democracy Forum (nel 2008 sono stato invece all’edizione madre di New York). I temi sono quelli usuali: internet, social media, collaborazione, partecipazione, democrazia emergente, implicazioni sulla società. In questo caso però sono molto curioso di vedere all’opera una rete di persone e di esperienze di stampo e sensibilità tutto continentale. Tra l’altro non sono pochi gli italiani inseriti in programma (day 1, day 2): Antonella Napolitano, Antonio Sofi, Diego Bianchi e Alberto Cottica. Per quanto possibile, raccoglierò e rilancerò segnali.

Al Pdf Europe dovrebbe anche essere presentata la bozza definitiva della Dichiarazione aperta sui servizi pubblici europei, un documento collaborativo messo a punto nei mesi scorsi con il quale si vorrebbe sensibilizzare i governi dell’Unione – riuniti a Malmo negli stessi giorni – al ripensamento delle amministrazioni in chiave di trasparenza, di partecipazione e di abilitazione dei cittadini (empowerment). Questo è il testo (nel sito è disponibile anche una traduzione italiana):

An Open Declaration on European Public Services

The needs of today’s society are too complex to be met by government alone. While traditional government policies sought to automate public services and encourage self-service, the biggest impact of the web will be in improving services through collaboration, transparency and knowledge-sharing.

Europe should grasp this opportunity and rebuild the relationship between citizens and the state by opening up public institutions and by empowering citizens to take a more active role in public services.

As citizens, we want full insight into all the activities undertaken on our behalf. We want to be able to contribute to public policies as they are developed, implemented, and reviewed. We want to be actively involved in designing and providing public services with extensive scope to contribute our views and with more and more decisions in our hands. We want the whole spectrum of government information from draft legislation to budget data to be easy for citizens to access, understand, reuse, and remix. This is not because we want to reduce government’s role, but because open collaboration will make public services better and improve the quality of decision-making.

Against this background, we propose three core principles for European public services:

1.       Transparency:  all public sector organisations should be “transparent by default” and should provide the public with clear, regularly-updated information on all aspects of their operations and decision-making processes. There should also be robust mechanisms for citizens to highlight areas where they would like to see further transparency. When providing information, public sector organisations should do so in open, standard and reusable formats (with, of course, full regard to privacy issues).

2.       Participation: government should pro-actively seek citizen input in all its activities from user involvement in shaping services to public participation in policy-making. This input should be public for other citizens to view and government should publicly respond to it. The capacity to collaborate with citizens should become a core competence of government.

3.       Empowerment: public institutions should seek to act as platforms for public value creation. In particular, government data and government services should be made available in ways that others can easily build on. Public organisations should enable all citizens to solve their problems for themselves by providing tools, skills and resources. They should also treat citizens as owners of their own personal data and enable them to monitor and control how these data are shared.

We recognise that implementing these principles will take time and resources as governance mechanisms will have to be adapted, but we believe they should be at the heart of efforts to transform government. Citizens are already acting on these ideas and transforming public services “from the outside”, but governments should support and accelerate this process.

We call on European governments and the European Commission to incorporate these principles in their eGovernment action plans and ensure that Europe’s citizens enjoy the benefits of transparent, participative, empowering government as soon as possible.

Per chi fosse interessato, sono aperte le sottoscrizioni al documento.  Lo scopo degli organizzatori naturalmente è quello di raggiungere il più ampio supporto possibile da parte dei cittadini. Come spiega David Osimo, che ha coordinato il progetto, «we manage to get the endorsement of gov2.0 enthusiasts (the Lisa Simpson) but struggled to involve the wider public (Bart Simpson)».

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