Archivi tag: culture digitali

Noi, la rete

Nelle settimane scorse Ignazio Marino, uno dei tre candidati alle primarie per la segreteria del Partito Democratico, ha coinvolto numerosi professionisti legati al mondo della rete per confrontare visioni strategiche e raccogliere proposte politiche sul futuro di internet in Italia. Marginalmente ho partecipato anch’io. Ne è nato un documento che, seppure in forma di carta di principi, di manifesto elettorale e di opposizione politica (tre stili che non amo), rappresenta una delle dichiarazioni di intenti più significative prodotte in ambito politico: guarda alla rete in positivo, supera molti luoghi comuni, pensa alla strada da fare come una strategia organica non negoziabile con iniziative estemporanee e parziali. Sarebbe buona cosa se  il prossimo segretario del PD, chiunque sarà, ne tenesse una copia bene in vista sulla scrivania.

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L’epoca dei lumi spenti

Trovo irritante che il dibattito sul blocco o meno di Facebook nelle pubbliche amministrazioni sia diventato un argomento della campagna elettorale, per lo meno qui in Friuli. Ad ogni modo prendo nota che su quattro candidati alle provinciali di Pordenone, tutti e quattro – interpellati oggi dal Gazzettino – si sono espressi a favore dell’oscuramento di Facebook. Chi più chi meno, chi con fermezza e chi ventilando distinguo, tuttavia nessuno si è detto chiaramente contrario. Non stiamo più nemmeno discutendo se sia giusto (e utile, e opportuno) filtrare e bloccare, stiamo direttamente contrattando i particolari di come sarà fatto.

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Facebook al lavoro

È quasi divertente vedere come la Regione Friuli-Venezia Giulia stia affrontando il caso Facebook, che certo non le ha portato molta visibilità positiva. Oggi sul giornale locale si parla addirittura di vertici organizzati per trovare una soluzione, con due linee possibili verso il disgelo: la prima, caldeggiata dallo stesso governatore Tondo (a modo suo blogger entusiasta), prende in considerazione il libero accesso durante la pausa pranzo; la seconda ipotizza l’individuazione di figure privilegiate a cui consentire il libero uso per ragioni di impegno politico o di servizio. Il tutto viene condito da curiose dichiarazioni dell’assessore al personale e ai sistemi informativi De Anna, secondo il quale (leggo sul Messaggero Veneto di oggi) «oltretutto Facebook non è completamente gratuito e [che] questo potrebbe creare, dunque, problemi di ordine giuridico».

Tempo fa Diletta Parlangeli mi chiese un parere per DNews sui filtri aziendali, in seguito alla pubblicazione di una ricerca australiana dalla quale emergeva un aumento della produttività laddove i dipendenti fossero stati lasciati liberi di usare il web anche per scopi personali. Un po’ quel che molti studi dicono riguardo alla musica piratata: il maggior consumo, seppure illegale, rende le persone maggiori e migliori consumatori di musica. Riprendo allora, completandola, la mia opinione:

  • i filtri sulla navigazione web sono una pessima idea, a prescindere;
  • dimostrano il fallimento della struttura gerarchica aziendale: un buon coordinatore dovrebbe saper riconoscere e prevenire gli abusi, senza la necessità di restrizioni indiscriminate;
  • la partecipazione ai social network in orario di lavoro, anche laddove sono utilizzati per incontrare gli amici e non per scopi professionali, sono probabilmente l’unica formazione ai social media che quei dipendenti riceveranno mai: riparliamone quando quelle stesse aziende si accorgeranno di averne bisogno e saranno disposte a strapagare una qualche multinazionale della formazione aziendale pur di recuperare il tempo perso;
  • la maggior parte delle aziende e delle pubbliche amministrazioni che ho conosciuto sono monumenti alla frustrazione sociale e alla rinuncia alle ambizioni personali: in caso di abusi Facebook forse è il sintomo, non il problema.
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Eretici digitali

Massimo Russo e Vittorio Zambardino hanno iniziato a lavorare a un interessante manifesto che ha come obiettivo mettere in discussione il modo in cui si pensano la rete e i media qui in Italia. Mi sembra un passo avanti importante rispetto a posizioni cristallizzate tanto dentro la comunità giornalistica quanto dentro la parte abitata della rete. Io resto forse un po’ più fiducioso di loro sull’evoluzione di lungo termine (è cambiato tanto, tanto cambierà), ma per ora ho trovato salutare la composta severità con cui loro giudicano rischi e occasioni mancate.

Oggi, incidentalmente, ho intervistato gli eretici digitali su Apogeonline.

(Mi tocca aggiungere, per correttezza, che il progetto di Massimo e Vittorio è sostenuto da Apogeo, casa editrice con cui collaboro, e di conseguenza mi coinvolge anche un po’ professionalmente. Qui ne parlo e ne parlerò evidentemente non per promozione, ma per interesse consolidato verso questi temi.)

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Detta in altri termini

Dree Venier mi avvisa che ora è disponibile anche online un’intervista che mi aveva fatto qualche settimana fa per il numero di marzo del mensile La Patrie dal Friul, tutto dedicato alla rete.

A fâi cuintri a dutis chestis bielis robis al è il pês dal Digital Divide (vâl a dî, il divari digjitâl fra cui che al à a disposizion lis gnovis tecnologjiis, tant che internet, e cui no)… Tu tu âs ancje colaborât come consulent al progjet wi-fi (acès libar ae rêt cence fîl) dal Comun di Pordenon. Cemût ise la situazion in Friûl?
Plui che il divari digjitâl «tecnic» al è penç il divari digjitâl «culturâl». A son inmò zonis li che no rive la rêt, ma planc a planc chest si è daûr a superâlu: ogni dì o lei di sindics e di ditis che a protestin par jessi colegadis e duncje e je cussience de situazion, che e je daûr a comedâsi.
Ancje il wi-fi forsit nol è cussì eficaç come che o pensavi, stant che al è avonde dispendiôs: par rimedeâ ae mancjance di colegament di une part de popolazion si podarès pensâ a intervents smirâts che a domandin mancul bêçs.

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Sabato al master

Questo è un post di servizio per la classe del master in digital marketing a cui sabato ho parlato di social media. Ho caricato, come di consueto, le slide su Slideshare. Quanto al video di cui ci ha fatto gentilissimo omaggio un raffreddato ma ispirato Giorgio Jannis, lo incollo qui sotto (da Vimeo). Grazie di cuore a Giorgio per aver accolto l’invito ad arricchire la nostra conversazione con alcuni spunti; e grazie alla classe per la partecipazione sempre vivace e ricca di spunti.


Cultura TecnoTerritoriale, Abitanza BioDigitale from Giorgio Jannis on Vimeo.

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Comunque benvenuti

La Camera dei Deputati ha aperto un canale su YouTube. Lo inaugura il presidente con un intervento il cui tono tra il cinico e l’informale mi ha in qualche modo divertito. Credo non si aspetti nulla di buono, Fini, e a modo suo lo dimostra. Però a un certo punto butta lì una frase di quelle che dentro c’è tutta internet: «Prima di giudicare, cercate di conoscerci». E se il pensiero valesse vicendevolmente, forse oggi avremmo  fatto un piccolo passo avanti.

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