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Digital Day in Friuli Venezia Giulia

La regione in cui vivo, il Friuli Venezia Giulia, è la prima a sperimentare le ricette per la digitalizzazione di imprese, pubbliche amministrazioni, scuole e cittadini proposte da Go on Italia. Il merito va soprattutto a Riccardo Luna, che ha avviato la collaborazione con Debora Serracchiani, e a quella banda di generosi e appassionati innovatori chiamata Wikitalia. In regione il motore infaticabile è Simone Puksic, che come anima del Distretto delle Tecnologie Digitali di Udine ha già dimostrato di saper tessere reti in modo sano e lungimirante.

Go on Friuli Venezia Giulia parte ufficialmente domani, 5 maggio, con un Digital Day che accenderà scintille di innovazione in oltre 100 sedi delle quattro province dall’alba al tramonto. Tutte le realtà regionali legate alla rete e al digitale sono in qualche modo coinvolte.

Al #DDayFVG naturalmente partecipiamo anche noi di State of the Net, organizzando un incontro sugli open data come leva culturale ed economica per il territorio a cui prenderanno parte Alberto Cottica, Giovanni Menduni, Maurizio Napolitano, Ernesto Belisario e Matteo Brunati. L’assessore regionale Paolo Panontin verrà a presentare in anteprima legge e portale open data del Friuli Venezia Giulia. Se tutto va bene, ci sarà anche una diretta web dalla sala consiliare del Comune di Pordenone, dove inizieremo alle 9.

Nel pomeriggio alle 17 io sarò a Maniago, ospite dell’assessore comunale Cristina Querin con Livio Martinuzzi e Marco Grollo, per parlare di comunità emergenti che intessono reti intorno alle proprie competenze e unicità (e del perché, secondo me, la pubblica amministrazione dovrebbe farsi garante di questo passaggio culturale).

Vedi tutti i 100 e passa eventi in programma il 5 maggio in Friuli Venezia Giulia e un dettaglio sugli incontri previsti a Pordenone.

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Facebook al lavoro

È quasi divertente vedere come la Regione Friuli-Venezia Giulia stia affrontando il caso Facebook, che certo non le ha portato molta visibilità positiva. Oggi sul giornale locale si parla addirittura di vertici organizzati per trovare una soluzione, con due linee possibili verso il disgelo: la prima, caldeggiata dallo stesso governatore Tondo (a modo suo blogger entusiasta), prende in considerazione il libero accesso durante la pausa pranzo; la seconda ipotizza l’individuazione di figure privilegiate a cui consentire il libero uso per ragioni di impegno politico o di servizio. Il tutto viene condito da curiose dichiarazioni dell’assessore al personale e ai sistemi informativi De Anna, secondo il quale (leggo sul Messaggero Veneto di oggi) «oltretutto Facebook non è completamente gratuito e [che] questo potrebbe creare, dunque, problemi di ordine giuridico».

Tempo fa Diletta Parlangeli mi chiese un parere per DNews sui filtri aziendali, in seguito alla pubblicazione di una ricerca australiana dalla quale emergeva un aumento della produttività laddove i dipendenti fossero stati lasciati liberi di usare il web anche per scopi personali. Un po’ quel che molti studi dicono riguardo alla musica piratata: il maggior consumo, seppure illegale, rende le persone maggiori e migliori consumatori di musica. Riprendo allora, completandola, la mia opinione:

  • i filtri sulla navigazione web sono una pessima idea, a prescindere;
  • dimostrano il fallimento della struttura gerarchica aziendale: un buon coordinatore dovrebbe saper riconoscere e prevenire gli abusi, senza la necessità di restrizioni indiscriminate;
  • la partecipazione ai social network in orario di lavoro, anche laddove sono utilizzati per incontrare gli amici e non per scopi professionali, sono probabilmente l’unica formazione ai social media che quei dipendenti riceveranno mai: riparliamone quando quelle stesse aziende si accorgeranno di averne bisogno e saranno disposte a strapagare una qualche multinazionale della formazione aziendale pur di recuperare il tempo perso;
  • la maggior parte delle aziende e delle pubbliche amministrazioni che ho conosciuto sono monumenti alla frustrazione sociale e alla rinuncia alle ambizioni personali: in caso di abusi Facebook forse è il sintomo, non il problema.
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Detta in altri termini

Dree Venier mi avvisa che ora è disponibile anche online un’intervista che mi aveva fatto qualche settimana fa per il numero di marzo del mensile La Patrie dal Friul, tutto dedicato alla rete.

A fâi cuintri a dutis chestis bielis robis al è il pês dal Digital Divide (vâl a dî, il divari digjitâl fra cui che al à a disposizion lis gnovis tecnologjiis, tant che internet, e cui no)… Tu tu âs ancje colaborât come consulent al progjet wi-fi (acès libar ae rêt cence fîl) dal Comun di Pordenon. Cemût ise la situazion in Friûl?
Plui che il divari digjitâl «tecnic» al è penç il divari digjitâl «culturâl». A son inmò zonis li che no rive la rêt, ma planc a planc chest si è daûr a superâlu: ogni dì o lei di sindics e di ditis che a protestin par jessi colegadis e duncje e je cussience de situazion, che e je daûr a comedâsi.
Ancje il wi-fi forsit nol è cussì eficaç come che o pensavi, stant che al è avonde dispendiôs: par rimedeâ ae mancjance di colegament di une part de popolazion si podarès pensâ a intervents smirâts che a domandin mancul bêçs.

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Storie intorno alla frontiera

Dalle mie parti, terra di confini, si parla spesso di euroregione. L’euroregione è una sorta di istituzione sovranazionale, benedetta dall’Unione europea, che riunisce regioni, land, contee confinanti benché appartenenti a stati differenti (nel nostro caso il progetto riguarda la Carinzia, l’intera Slovenia, due contee croate, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto). Lo scopo è collaborare alla soluzione di problemi comuni e dare vita a iniziative di interesse transfrontaliero, ma è evidentemente anche una grande occasione culturale. Occasione che è molto spesso in bocca ai politici, ai rappresentanti delle istituzioni, ai ricercatori, agli imprenditori e agli attivisti locali, ma che raramente raggiunge concretamente le persone, con sfumature piuttosto differenti in base alla distanza dai confini in questione.

Per questa ragione saluto con piacere il nuovo impegno dei miei due esploratori transfrontalieri di riferimento, Enrico Maria Milič ed Enrico Marchetto, già animatori del blog Bora.la ed entrambi oggi coinvolti in Euregio, rivista di «fatti e idee di collaborazione tra l’Adriatico e il Danubio». Ho trovato la rivista in posta al ritorno dalle vacanze (ma si può leggere anche online in formato Pdf), l’ho persa di vista nel caos della ripresa lavorativa e oggi la riscopro come ricco contenitore di storie e di persone a cavallo di confini. Storie che non strizzano l’occhio soltanto alla terra in cui vivo, ma che spaziano per l’intero continente. Qui all’estremo Nord-Est abbiamo il vizio di guardare sempre a Ovest: ben venga Euregio se ci fa girare un po’ la testa.

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