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Tag: friuli venezia giulia

maggio 20 2009

Trovo irritante che il dibattito sul blocco o meno di Facebook nelle pubbliche amministrazioni sia diventato un argomento della campagna elettorale, per lo meno qui in Friuli. Ad ogni modo prendo nota che su quattro candidati alle provinciali di Pordenone, tutti e quattro – interpellati oggi dal Gazzettino – si sono espressi a favore dell’oscuramento di Facebook. Chi più chi meno, chi con fermezza e chi ventilando distinguo, tuttavia nessuno si è detto chiaramente contrario. Non stiamo più nemmeno discutendo se sia giusto (e utile, e opportuno) filtrare e bloccare, stiamo direttamente contrattando i particolari di come sarà fatto.

maggio 12 2009

È quasi divertente vedere come la Regione Friuli-Venezia Giulia stia affrontando il caso Facebook, che certo non le ha portato molta visibilità positiva. Oggi sul giornale locale si parla addirittura di vertici organizzati per trovare una soluzione, con due linee possibili verso il disgelo: la prima, caldeggiata dallo stesso governatore Tondo (a modo suo blogger entusiasta), prende in considerazione il libero accesso durante la pausa pranzo; la seconda ipotizza l’individuazione di figure privilegiate a cui consentire il libero uso per ragioni di impegno politico o di servizio. Il tutto viene condito da curiose dichiarazioni dell’assessore al personale e ai sistemi informativi De Anna, secondo il quale (leggo sul Messaggero Veneto di oggi) «oltretutto Facebook non è completamente gratuito e [che] questo potrebbe creare, dunque, problemi di ordine giuridico».

Tempo fa Diletta Parlangeli mi chiese un parere per DNews sui filtri aziendali, in seguito alla pubblicazione di una ricerca australiana dalla quale emergeva un aumento della produttività laddove i dipendenti fossero stati lasciati liberi di usare il web anche per scopi personali. Un po’ quel che molti studi dicono riguardo alla musica piratata: il maggior consumo, seppure illegale, rende le persone maggiori e migliori consumatori di musica. Riprendo allora, completandola, la mia opinione:

  • i filtri sulla navigazione web sono una pessima idea, a prescindere;
  • dimostrano il fallimento della struttura gerarchica aziendale: un buon coordinatore dovrebbe saper riconoscere e prevenire gli abusi, senza la necessità di restrizioni indiscriminate;
  • la partecipazione ai social network in orario di lavoro, anche laddove sono utilizzati per incontrare gli amici e non per scopi professionali, sono probabilmente l’unica formazione ai social media che quei dipendenti riceveranno mai: riparliamone quando quelle stesse aziende si accorgeranno di averne bisogno e saranno disposte a strapagare una qualche multinazionale della formazione aziendale pur di recuperare il tempo perso;
  • la maggior parte delle aziende e delle pubbliche amministrazioni che ho conosciuto sono monumenti alla frustrazione sociale e alla rinuncia alle ambizioni personali: in caso di abusi Facebook forse è il sintomo, non il problema.
aprile 17 2009

Dree Venier mi avvisa che ora è disponibile anche online un’intervista che mi aveva fatto qualche settimana fa per il numero di marzo del mensile La Patrie dal Friul, tutto dedicato alla rete.

A fâi cuintri a dutis chestis bielis robis al è il pês dal Digital Divide (vâl a dî, il divari digjitâl fra cui che al à a disposizion lis gnovis tecnologjiis, tant che internet, e cui no)… Tu tu âs ancje colaborât come consulent al progjet wi-fi (acès libar ae rêt cence fîl) dal Comun di Pordenon. Cemût ise la situazion in Friûl?
Plui che il divari digjitâl «tecnic» al è penç il divari digjitâl «culturâl». A son inmò zonis li che no rive la rêt, ma planc a planc chest si è daûr a superâlu: ogni dì o lei di sindics e di ditis che a protestin par jessi colegadis e duncje e je cussience de situazion, che e je daûr a comedâsi.
Ancje il wi-fi forsit nol è cussì eficaç come che o pensavi, stant che al è avonde dispendiôs: par rimedeâ ae mancjance di colegament di une part de popolazion si podarès pensâ a intervents smirâts che a domandin mancul bêçs.

settembre 5 2008

Dalle mie parti, terra di confini, si parla spesso di euroregione. L’euroregione è una sorta di istituzione sovranazionale, benedetta dall’Unione europea, che riunisce regioni, land, contee confinanti benché appartenenti a stati differenti (nel nostro caso il progetto riguarda la Carinzia, l’intera Slovenia, due contee croate, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto). Lo scopo è collaborare alla soluzione di problemi comuni e dare vita a iniziative di interesse transfrontaliero, ma è evidentemente anche una grande occasione culturale. Occasione che è molto spesso in bocca ai politici, ai rappresentanti delle istituzioni, ai ricercatori, agli imprenditori e agli attivisti locali, ma che raramente raggiunge concretamente le persone, con sfumature piuttosto differenti in base alla distanza dai confini in questione.

Per questa ragione saluto con piacere il nuovo impegno dei miei due esploratori transfrontalieri di riferimento, Enrico Maria Milič ed Enrico Marchetto, già animatori del blog Bora.la ed entrambi oggi coinvolti in Euregio, rivista di «fatti e idee di collaborazione tra l’Adriatico e il Danubio». Ho trovato la rivista in posta al ritorno dalle vacanze (ma si può leggere anche online in formato Pdf), l’ho persa di vista nel caos della ripresa lavorativa e oggi la riscopro come ricco contenitore di storie e di persone a cavallo di confini. Storie che non strizzano l’occhio soltanto alla terra in cui vivo, ma che spaziano per l’intero continente. Qui all’estremo Nord-Est abbiamo il vizio di guardare sempre a Ovest: ben venga Euregio se ci fa girare un po’ la testa.

luglio 17 2008

Ehi, ho scritto il mio primo articolo in friulano!

Simpri plui gjornâi e rivistis a sielzin di meti a disposizion i lôr contignûts e i lôr archivis storics su Internet. Il segnâl di chest cambiament di sensibilitât al è rivât tal autun passât di un dai cuotidians plui impuartants dal mont, chel New York Times che ancje dai abonaments online al cjapave alc come 10 milions di dolars ad an. Dentri de primevere di chest an, si jerin convinçûts parfin i doi plui grancj gjornâi talians, il Corriere della Sera e La Repubblica, che il lôr pluridecenâl patrimoni di notiziis si pues consultâ vuê liberementri tai rispetîfs sîts web. Ce sburtial chescj grups editoriâi potents a fâ di mancul ancje des pocjis sodisfazions monetariis che vuê e pues garantîur la Rêt? Dôs rispuestis, une cetant concrete e une altre ideâl.
[Continua a leggere su La Patrie dal Friul]

(Ok, non è proprio vero: io l’ho scritto in italiano, poi Dree l’ha tradotto per me. Che a capirlo, il friulano, ancora ancora ci arrivo, ma a parlarlo e scriverlo no – nonostante la contiguità geografica. L’argomento è: perché ha senso che i giornali rendano disponibili i propri articoli su web e perché è utile anche a una pubblicazione così di nicchia come un mensile in friulano.)

maggio 14 2007

Nô che i sin stâts
laris di cjariesis,
sassins di bausiis,
presonîrs di svui,
plens di fan di peraulis,
cjocs di avignî.
[Giuliana Pellegrini, Nô…]

Non ho mai parlato di Giuliana, ed è ora di rimediare. Giuliana Pellegrini è uno di quei regali inaspettati che ogni tanto mi fa la Rete, grazie a vie che sembrano misteriose e non lo sono poi molto. Tempo fa mi contattò Rosanna (coautrice del blog Dal Blu), finita in questo sito per via di alcuni post dedicati a dischi e concerti di Eugenio Finardi – e Finardi, suo malgrado, è il filo rosso che unisce tutte le persone citate in questa storia. Mi dice Rosanna: ho letto sul tuo sito che hai radici friulane; una mia amica ha scritto un libro in friulano e me ne ha regalate due copie; vorrei regalarne una a qualcuno che possa apprezzarla, ma nessuno dei miei amici parla o capisce il friulano; a te piace Finardi, e di solito chi apprezza Finardi è una bella persona; posso mandartelo?

Ora, per uno di quegli scherzi della geografia, la mia città sta sì in Friuli, ma ha le orecchie rivolte già in Veneto. Il friulano lo parla, slavato, soltanto chi ha parenti e amici nell’alta provincia Udinese o in Carnia. Perché il friulano – come ci insegna Dree Venier, mente del blog ILfurlanist – non è nemmeno un dialetto, ma una lingua a tutti gli effetti. Io non ho radici che affondino sopra Gemona, ma alcuni dei miei amici più cari vivono lì e hanno l’abitudine di parlarmi spesso in friulano. Abbastanza da azzardare che qualche parola qui e là la capisco. E abbastanza da dire a Rosanna: mi farebbe molto piacere, mandamelo.

Me lo mandò, il libro, e attraverso quel libro ho poi conosciuto – prima per via digitale, poi anche di persona – l’autrice, che corrisponde a quella severità piena di dolcezza e generosità d’animo con cui identifico la gente della sua terra. Il libro è La none e conte (La nonna racconta), ed è adorabile. La nonna in questione è Giuliana e i racconti sono fiabe della sua terra pensate per la sua nipotina Benedetta. Spiega Giuliana:

Ho scoperto che diventare nonna è una magnifica avventura. Ed ho sentito l’’urgenza di lasciare qualcosa dei miei ricordi, del mio mondo, a lei, che avrà venti anni nel 2025. Sono, mi sento tenacemente friulana, mi piace parlare la madrelingua, mi piace ascoltarla. Questa terra, aspra e dolcissima, ferita e umiliata da terremoti, da barbariche invasioni, da varie sudditanze, svela, nel linguaggio, l’orgoglio di un popolo diverso. Non migliore o peggiore, diverso. Popolo di migranti, di miseria, di sacrificio, troppo lontano dall’’Italia, troppo di confine, di passaggio. Gente di avare parole, di gesti parchi, gente abituata a lavorare. Eppure, nonostante le consonanti sorde ed i suoni gutturali tipici, il friulano è una lingua incantata. Alcune parole sono suono puro, altre hanno significato e memoria.

Tutto avviene nel microcosmo di un prato, abitato da animali e insetti dai tratti umani: Marquart lo scorpione musicista, Lisute la rana extracomunitaria, Ghessie la topolina disturbatrice della quiete pubblica, Checo il gallo balbuziente, Napoleon il gatto istruito, Menie la capra comunista, Bladimir il pipistrello nobile, Nerute la coccinella sarta e poi il grillo Roc, il riccio Sismont, la rondine Lole. E io, che proprio in quei mesi stavo diventando padre, mi sono oltremodo intenerito. La none e conte sta ora nella piccola biblioteca che aspetta mio figlio Giorgio appena sarà più grande.

Da qualche mese Giuliana Pellegrini ha pubblicato anche un secondo libro, Contis dal prât incjántât (Racconti dal prato incantato), altrettanto felice, e questa volta alla portata di tutti perché dotato di traduzione a fronte in italiano. Si può consultare e acquistare anche online, peraltro. In italiano si perde parte della magia dei suoni, ma le fiabe sono deliziose di per sé, come del resto i disegni di Katia Zaghi. Del libro segnalo in particolare la poesia che fa da introduzione (un frammento della quale apre anche questo post), che trovo particolarmente bella ed evocativa anche tradotta.

luglio 6 2004

Saranno i preparativi per il trasloco e il richiamo del profondo Nord Est, ma in questi giorni sto scoprendo alcuni blog piuttosto interessanti e curiosi. Per esempio: ILfurlanist, divertente blog in friulano che tra un commento di attualità e l’altro, propone elementi di cultura locale (come il Maçarot, la superstar de mitologjie furlane), frammenti di linguistica (Prime robe di segnâsi: par furlan no si dopre mai la letare “Q”) e suggerimenti tecnici per chi scrive in questa lingua (cemût fâ i acints par furlan cu la tastiere?). Scovato nei commenti di Vinz in the sky, blog personale di belle atmosfere di un giovane concittadino.

ottobre 31 2003

Come previodût dal articul 6, come 5, de leç costituzionâl 31 di Zenâr dal 2001, al sît Web de Regjon Autonome Friûl-Vignesie Julie al è a disposizion par furlân. «La valorizazion des comunitâts linguistichis, de lôr storie, culture e lenghe al è un obietîf fissât tes declarazions programatichis che o ai presentât al Consei regjonâl sul tacâ di cheste legjislature», dis il President de Regjon Riccardo Illy. (La modulistiche e la documentazion che si puedin tirâ jù dal sît a son in formât PDF. Par visualizâlis al covente doprâ il program Adobe Acrobat Reader. Se no tu âs chel program tu puedis tirâlu jù a gratis dal sît di Adobe cricant chi sot.)

marzo 1 2003

Il Barbiere della Sera spiega con la consueta irriverenza tutto quello che c’è da sapere sulle elezioni di aprile in Friuli Venezia Giulia. A cominciare dal perché se ne parla tanto a livello nazionale. E dai protagonisti, compresi quelli occulti.