Top

Tag: riccardo luna

ottobre 17 2014

Devo ammettere che mi sto appassionando ai racconti da Bruxelles che il digital champion Riccardo Luna sta pubblicando sull’Huffington Post. Non tanto perché siano piacevoli da leggere o suggestivi nella rilettura personale dell’attività di diplomatico dell’innovazione a cui è stato chiamato. Quanto perché trovo che stia facendo qualcosa di simbolicamente essenziale e ancora troppo poco frequentata nel nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda i temi continentali: Riccardo sta condividendo i mattoncini che ci servono per costruire ponti culturali tra noi italiani e il mondo dell’innovazione europea.

Inserendosi con leggerezza ed entusiasmo in un’informazione polarizzata tra i riflessi autoriferiti dei palazzi romani e la documentazione ipertecnica per addetti ai lavori, Luna tesse comunità, indica hub, isola temi, evidenzia parole chiave in modo che diventino intelligibili anche a chi non ha familiarità con l’attualità politica dell’Unione europea. La semplice narrazione pubblica di quello che fa e di quello che vede ha un potenziale enorme nell’abilitare chi è già predisposto a una visione strategica che non si fermi ai confini di Stato.

Leggere questi primi suoi post mi ha dato la stessa sensazione – galvanizzante e frustrante, insieme – con cui torno di solito da contesti istituzionali europei o da conferenze internazionali: quanto da capire, quanto da sapere, quante relazioni da creare, quante occasioni sprecate. Chissà che il lavoro di Riccardo, il suo racconto prima ancora che le sue negoziazioni, non dia una spinta in più in questa direzione. Ogni link nei suoi post sarà un’opportunità in più.

ottobre 6 2014

Benedetta, come sempre, l’occasione di guardare alle nostre specializzazioni con occhi internazionali. Viviamo in un catino linguistico e culturale sempre più ripiegato al suo interno, abbiamo invece grande bisogno di confrontarci con il resto del mondo. Di imparare dal resto del mondo, ma anche semplicemente di raccontare al resto del mondo quanto di buono facciamo, per crescere insieme. Se c’è una via d’uscita dalla crisi strutturale in cui siamo impantanati, questa non può che emergere che allargando lo sguardo, includendo punti di vista, moltiplicando le relazioni. Se avevo bisogno di metterlo a fuoco ancora una volta, beh il Personal Democracy Forum di Roma me ne ha dato di certo una nuova occasione.

Qualche appunto disordinato, per tenerne traccia:

  • Utile rinfrescata di progetti che conoscevo già, ma che è sempre interessante tenere sott’occhio: mySociety, OpenPolis, Open Corporates, Open Coesione, OpenExpo.
  • Sam Lee ha raccontato alcuni progetti di World Bank, a partire dagli Open Financial Data della banca mondiale.
  • Deliziosa combinazione tra confezione british e passione italiana quella di Luciano Floridi, filosofo dell’innovazione a Oxford. Il suo The Fourth Revolution mi aspetta già sull’iPad.
  • FoodCast: l’esempio che userò d’ora in poi per spiegare il senso per nulla astratto degli open/big data. Prendi informazioni che sono (o dovrebbero essere) già disponibili a tutti, le ordini in modo che possano interagire facilmente tra di loro, assumi informazioni dalle relazioni che si creano. Nel caso specifico, un progetto nato peraltro alla Sissa di Trieste, per spiegare e prevedere le oscillazioni nella disponibilità e nel prezzo del cibo. Ne risentiremo parlare durante Expo2015, credo.
  • D-Cent, un progetto di Nesta per la realizzazione di strumenti e piattaforme per la collaborazione e il decision making su vasta scala. Ne ha parlato Francesca Bria nel nostro panel.
  • Giovani da tenere d’occhio: Leonardo Quattrucci.
  • Il processo dovrebbe partire dalla spontaneità dei network per arrivare al policy making e non viceversa: l’intervento di Alberto Cottica è stato al solito illuminante.
  • Una bella chiacchierata con Paola Bonini e Alessio Baù sulla loro esperienza nella gestione dei canali social del Comune di Milano, ottimi spunti per le mie ricerche sulle dinamiche iperlocali.
  • Quanti soldi servirebbero per colmare il gap strutturale che renderebbe digitalmente competitiva l’Italia, chiede Gian Antonio Stella al neo direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitaled Alessandra Poggiani? «Sei miliardi di euro».
  • Uno storify con una selezione ragionata di tweet e link dalla giornata romana.

Grazie ad Antonella Napolitano, brillante organizzatrice e conduttrice del PDF Italy. Ma anche a Riccardo Luna, fresco digital champion italiano, e all’organizzazione della InnovationWeek/Maker Fair, che hanno creato le premesse per ospitarlo.