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Archive: 2004

Febbraio 20 2004

Un blogger diciannovenne trova il modo di craccare la promozione Pepsi-iTunes (100 milioni di canzoni in regalo, una ogni tre bottiglie – non correte: per ora vale solo negli Usa): è sufficiente inclinare la bottiglia e guardare il tappo attraverso la plastica trasparente per intravedere parte della scritta. Suppongo che ora i discografici, brillando in questi mesi per soluzioni economiche e risolutive, doteranno le bottiglie di allarme anti-ribaltamento oppure insedieranno un proprio incaricato presso ogni supermercato a sorvegliare la preziosa merce.

(Ne parlava ieri anche Quattroeunquarto)

Febbraio 19 2004

«Sono sparite altre due anatre tra quelle che stazionano nei dintorni del ponte di Adamo ed Eva e le rive circostanti del fiume Noncello in centro a Pordenone. Nelle transenne provvisorie in legno sopra il ponte appare l’avviso del furto degli animali che erano state adottati dai passanti e alimentate ogni giorno, col risultato che avevano preso confidenza e si facevano avvicinare. Di questo fatto qualcuno ne ha approfittato per portarsene qualcuna a casa e poi, con tutta probabilità, fino dentro la pentola.» (Il Gazzettino)

Febbraio 15 2004

Il fatto che a mezzogiorno suonato di oggi ancora nessuno dei blogger protagonisti del raduno di Napoli abbia postato una riga che sia una sulla festa di ieri sera mi fa pensare che, delle due l’una, o girava tanto alcool oppure sono stati interrotti i collegamenti telefonici tra Napoli e il resto del mondo.

(Contrordine: ne aveva parlato Aitan; inoltre ci sono un articolo sul Mattino e un lancio sgarbato dell’Ansa. Tutto ciò grazie a un perplesso Mappamondo)

Febbraio 14 2004

Un po’ di orgoglio cittadino, che diamine! Quelli di Pordenonelegge.it, festival del libro organizzato ogni anno in settembre in riva al Noncello, hanno aperto un blog. Ma è un blog particolare, come spiega Giulio Mozzi nella presentazione: l’idea è spingere un gruppo di scrittori a esplorare lo specifico della scrittura immediata e confrontarsi con i blogger nel loro terreno quotidiano. Un autore alla settimana fino all’estate (più un blogger ogni sette giorni a redigere un diario dei diari in rete), poi un incontro del festival 2004 trarrà le conclusioni. Ha cominciato Mozzi, con lo stile navigato del suo bel blog personale (che a maggio compie un anno). Il bello, dunque, comincia ora: la parola ad Avoledo, Villalta, De Marchi e agli altri ardimentosi testimoni dell’immediato.

Febbraio 14 2004

Ogni anno, in questa stagione, trovo nella cassetta della posta il depliant pubblicitario di una ditta che installa impianti di condizionamento. Classico esempio di spam all’antica e di marketing fatto in casa, quest’anno il volantino ha adottato una linea aggressiva, basata su un articolo di giornale della scorsa estate:

Il caldo record ha falciato 660 anziani.
A Milano le vittime sono state il 60% in più

Climatizzati ora

Febbraio 10 2004

Se vi foste mai chiesti come canterebbe Roberto Vecchioni se si atteggiasse un po’ alla Fossati e un po’ alla Jannacci, Rotary Club of Malindi è la risposta. Ma è un buon Vecchioni, più ricco negli arrangiamenti e più ispirato che nel recente passato. Da prendere in considerazione anche solo per i brividi di Dimentica una cosa al giorno («Il peso dei dolori è un fardello troppo pesante per la vecchiaia e allora è necessaria una graduale opera di liberazione. Invece mia mamma ricordava sempre tutto», come spiegava l’autore sul Corriere della Sera del 6 febbraio).

Febbraio 5 2004

Benedetti orari automatici di Trenitalia. Inserisci la stazione di partenza, inserisci la stazione di arrivo e in pochi istanti hai la tua bella lista di treni a disposizione. Comodi, eh, tanto che ho perso completamente l’abitudine di consultare gli orari cartacei. Però talvolta sono scorretti: non sbagliati, ma furbini.

Che ottimizzassero i risultati in caso di coincidenze tra più linee, selezionando arbitrariamente le combinazioni più veloci e più comode (e quindi più costose) mi era chiaro. C’era però qualche conto che non mi tornava, e finalmente lo scorso weekend ho capito. Intere soluzioni sono ignorate sia sull’orario pubblicato su Internet sia su quello accessibile tramite i distributori self service. Una piccola astuzia per incentivare l’uso degli Eurostar, si direbbe, almeno a dar retta ai viaggiatori più scafati e ai ferrovieri meno cuciti.

Un esempio. Tra l’Eurostar delle 16.55 (con cambio a Mestre) e l’Intercity delle 19.10 (diretto) che collegano Milano con Pordenone il venerdì sera, l’orario automatico fornisce la sola alternativa di una combinazione Interregionale più Regionale da quasi 5 ore in totale. Possibile? No: infatti, spulciando a mano gli orari (o, più semplicemente, impostando due ricerche separate: Milano-Mestre e Mestre-Pordenone) si scopre che ci sono almeno altre tre possibilità. Due di queste prevedono un orario di arrivo a destinazione addirittura successivo rispetto all’IC delle 19.10, dunque sono giustamente escluse. Ne resta una, ottima: l’Intercity delle 17.05 che, con la coincidenza a Mestre del Regionale delle 20.07 (10 minuti d’attesa, dunque in linea con altre soluzioni proposte da Trenitalia), ti porta a Pordenone entro le 21.03, appena un quarto d’ora più tardi di quando saresti arrivato prendendo l’ES+R delle 16.55.

L’ostinazione è tale che, se vuoi fare il biglietto per la soluzione fastasma via Internet o ai distributori self service, sei costretto a ripetere la procedura di acquisto due volte, una per ogni tratta. Libera Trenitalia di adottare le politiche commerciali che ritiene più redditizie, per carità, ma almeno un avviso sul fatto che gli orari automatici potrebbero escludere deliberatamente alcune soluzioni di viaggio me lo sarei aspettato. Il problema non sono, evidentemente, i dieci minuti tra un treno e l’altro, anche se nel mio caso possono fare la differenza tra una sera passata in treno e una cena in famiglia. Il problema è la fiducia riposta dall’utente nello strumento e non è bello che questo preferisca farti aspettare due ore in stazione mentre il treno giusto sta partendo sotto il tuo naso.

La caccia ai treni fantasma è cominciata.

Febbraio 3 2004

Leggevo l’altro giorno su un quotidiano le dichiarazioni di un assessore comunale sul fatto che Milano avrebbe seri problemi di identità. Per questo motivo, diceva, è necessario ideare un marchio nel quale la città e il suo sistema produttivo possano riconoscersi e grazie al quale ritrovare l’entusiasmo perduto.
Da parte mia, offro al creativo che sarà incaricato un modesto contributo di immagini su cui lavorare: lo stillicidio di gocce sulla testa dei passanti ogni volta che qualcuno bagna i fiori sul terrazzo; cartacce, sacchetti, guanti di nylon e altri rifiuti nei carrelli dei supermercati; il senso di circolazione alternato all’ora di punta nelle strade a due corsie dovuto ai parcheggi selvaggi; l’effetto collo di bottiglia all’interno dei mezzi pubblici causato dalla pressione delle persone che salgono opposta alla pressione delle persone che devono scendere; lo smarrimento negli occhi dello sconosciuto a cui hai concesso una gentilezza gratuita.

Gennaio 27 2004

In trasferta

Oggi si va a sproloquiare tra musica e memoria su Webgol, così si fa anche un giro nella nuova e accogliente magione di Antonio&Soci.

Gennaio 22 2004

Periferia nord di Milano. Sera, nebbia, freddo, cantieri. Aspetto l’autobus.
Un’auto accosta in corrispondenza della fermata in modo brusco, tra le proteste dei mezzi che seguono. Alla guida c’è un uomo; accanto a lui una donna mi guarda in modo insistente. Tento di fare l’indifferente, ma osservo la scena perplesso. Lei, sempre fissandomi, comincia a parlare.

Lei:

Mi avvicino e a gesti faccio notare che non è facile comunicare con un finestrino di mezzo. Come risposta comincia ad agitarsi, a premere bottoni, a guardarsi intorno. Dalla coda che si è formata dietro l’auto partono nuovi clacson di protesta. L’uomo allunga il braccio verso la portiera del lato passeggero e riesce ad aprirla.

Lei (urla): Dove ferma la 40?
Io: Temo di non saperglielo dire. Forse nella via che trova poco più avanti.
Lei: Ma lo sai dove ferma?
Io: Come le dicevo, non lo so con precisione. Mi sembra che il 40 passi nella via che incrocia sulla destra alla rotonda qui davanti.
Lei: E allora?
Io: Allora, se crede, potrebbe procedere fino alla rotonda, imboccare la prima strada a destra, continuare per alcune decine di metri e alla prima fermata che vede controlla quali mezzi pubblici passano.
Lei (visibilmente interdetta): Oh…

Volta lo sguardo verso la strada, sbatte la portiera, torna a fissarmi e con un gesto poco meno che deciso mi manda a quel paese. Ricordo solo di aver assunto un’espressione incredula, tra il pesce lesso e il cane bastonato. E di aver ricambiato il saluto.

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