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Archive: 2005

Luglio 11 2005

Questa è bella: ricordate l'(operatore telefonico) di qualche giorno fa? Ecco. Quello stesso (operatore telefonico) sabato mi recapita una letterina in cui si dice:

Gentile Cliente,
siamo lieti che la nostra Offerta, ideata per poter soddisfare le Sue esigenze di comunicare di più ad un prezzo più conveniente, abbia incontrato il Suo interesse. Certi che potrà constatarne di persona i vantaggi, Le confermiamo che, come da intese intercorse, abbiamo attivato la nuova Offerta.

Confermiamo. Intese intercorse. Ecco.

Tra le righe, in una delle pagine di informazioni contrattuali che seguono, salta fuori anche il canone mensile di 0,98 euro. Per una opzione che non voglio e che non ho mai sottoscritto. Al servizio clienti non hanno fatto una piega, come se fossero abituati. Io, stufo di perdere tempo per accomodare gli effetti di errori e disservizi, mi sto abituando all’idea di mandare a quel paese Telecom Italia.

Luglio 6 2005

Riprendo da Caravita e rilancio la notizia dell’affossamento della malaugurata direttiva sui brevetti software. Buona, la notizia, non soltanto per l’effetto legislativo che pone fine a una norma quanto mai digraziata nella sostanza, ma soprattutto per la sconfitta di un modo di fare politica che non piace più a nessuno. Nemmeno agli stessi politici, si direbbe. Bene, se fosse mai un primo passo in una direzione nuova (ma io ci credo poco).

UE/EUROPARLAMENTO BOCCIA DIRETTIVA BREVETTI SOFTWARE Con 648 voti contro 14 e 18 astensioni Strasburgo, 6 lug. (Apcom) – La direttiva Ue sulla brevettabilità dei programmi informatici applicati alle invenzioni tecniche (“Brevettabilità del software”) è stata bocciata, oggi a Strasburgo, dalla plenaria dell’Europarlamento con una maggioranza schiacciante di 648 voti contro 14 e 18 astenuti. Il rigetto della “posizione comune” del Consiglio Ue da parte dell’Assemblea è stato accolto con un grande applauso da parte degli eurodeputati, e spiegato dal relatore, Michel Rocard, come un messaggio “di collera collettiva” inviato dall’Europarlamento alla Commissione europea per “il modo inammissibile in cui siamo stati trattati, con il disprezzo totale verso gli emendamenti approvati in prima lettura, l’assenza dei commissari durante l’elaborazione degli emendamenti della seconda lettura e il tentativo di impedire anche il dibattito tra i governi” su questa questione. Il veto del Parlamento europeo significa la fine del cammino legislativo della proposta di direttiva, in virtù di quanto previsto dalla procedura di codecisione. La Commissione europea, che fino alla vigilia del voto di Strasburgo, aveva affermato di non voler presentare una nuova proposta di direttiva sulla brevettabilità dei software, subito dopo la bocciatura della direttiva ha dichiarato in aula, per bocca del responsabile delle relazioni esterne, Benita Ferrero Waldner, di essere disponibile a discutere con il Parlamento europeo un’eventuale nuova proposta generale sul brevetto europeo, che però non riguarderebbe più il solo settore informatico. Loc/Max 061047 jul 05GMT

Luglio 4 2005

Suona il telefono. Numero privato.

– Il signor Maistrello?
– Sì?!
– Buongiorno signor Maistrello, sono (Tizio) di (Pay-tv). La chiamo per farle sapere che (Pay-tv)…
– Sì, guardi, so tutto. Mi avete chiamato almeno tre volte negli ultimi tempi. E ho ricevuto il materiale cartaceo. E comunque non sono interessato.
– Ah, quindi lei conosce già l’offerta d…
– Sì sì, guardi, la conosco, l’ho valutata e non sono interessato.
– Ah, dunque è già stato contattato, dice.
– Sì, almeno tre volte negli ultimi tempi.
– È strano.
– Le assicuro che i suoi colleghi sono stati fin troppo premurosi.
– Però è strano, perché a me qui sulla scheda non risulta nessun contatto.
– Eppure…
– Ah, ma forse ancora nessuno questo mese!
– Beh, siamo al 4… Comunque no, questo mese ancora no.
– Dunque a lei non interessa una telev…
– No guardi, le ho detto che non sono interessato.
– Come mai non è interessato, signor Maistrello?
– Perché non sono interessato alle vostre attuali offerte commerciali, all’installazione e a tutto il resto. Non mi interessa. È molto semplice.
– Allora mi dispiace per il disturbo, signor Maistrello. Arrivederci!
– Buona sera.

(Arrivederci al 4 agosto?)

Giugno 24 2005

Suona il telefono.

– Pronto?
– Pronto?
– Pronto?
– Ah, è il signor Maistrello Sergio?
– Sono io.
– Buongiorno signor Sergio, sono (Tizia) di (Operatore telefonico). Posso disturbarla per dirla che (Operatore telefonico) ha abbassato le tariffe internazionali e che ora telefonare all’estero costa pochissimo? Per esempio, telefonare negli Stati Uniti o in Canada costa (X) centesimi di euro al minuto, quasi come una telefonata locale. Lei chiama all’estero signor Sergio?
– Capita sì.
– E dove chiama quando chiama all’estero, signor Sergio?
– …boh, prevalentemente in Belgio.
– Ah bene, signor Sergio, lei ora per chiamare in Belgio spenderà solo (X) centesimi al minuto, quasi come una chiamata locale. È un bel risparmio, non le pare signor Sergio?
– Mah…
– Signor Sergio, devo chiederle però una cortesia. Deve informare subito di questa cosa tutti i suoi familiari. È molto importante che lei riferisca questo messaggio.
– Sicurezza nazionale?
– No, è che la (Istituto di sondaggi) sta conducendo un’indagine proprio su queste informazioni ed è importante che, se dovessero chiamarla a casa, chiunque risponda sia bene a conoscenza di questa offerta. Ha capito, signor Sergio?
– …
– Allora ha capito: quando lei chiama in Belgio, signor Sergio, ora spende (X) centesimi soltanto. Deve solo scegliere l’opzione (Nome dell’opzione) che le costa a partire da (X) euro al mese. È tutto chiaro?
– Ah, dunque è un’opzione facoltativa a pagamento… Comunque sì, è tutto chiaro.
– Bene, signor Sergio, è molto importante.
– Molto.
– Signor Sergio, le posso chiedere un’altra cortesia? Per confermare che la telefonata è stata effettuata, posso chiederle se ha sottomano la sua carta di identità?
– Senta, guardi, non mi pare il caso…
– Non c’è problema, signor Sergio. Però si ricordi di informare i suoi familiari. Arrivederci!
– Arrivederci.

Giugno 23 2005

Limbo

Dici bene che è tempo di tornare alla realtà, di riprendere la vita di tutti i giorni. Io nemmeno riesco più ad accendere la tv senza sentirmi male. E poi a momenti ho il panico: sento tutto d’un tratto il capitalismo che ci sta franando addosso, lo vedo così chiaro ora che non riesco a capire chi ci abbia convinto a fare finta di nulla.

Fai il pieno per un mese di vita vera, delle emozioni che contano, degli affetti che ti riempiono la vita. Poi finisci per quindici giorni in un’isola di gente semplice, talmente semplice che forse ha capito qualcosa. Lì i lavori che si possono fare in dieci, e che da noi si fanno in cinque, lì li fanno almeno in venti. Lì la gente sorride la mattina, sorride il pomeriggio e sorride la sera. Sorride anche quando non li guardi. Arrivi e pensi che abbiano tanto da imparare; parti e sei convinto che quello che potrebbero insegnare è ben di più.

E nel frattempo leggi Terzani, che nel suo ultimo libro viaggia con la mente e con il corpo tra le civiltà. Accumuli confronti su confronti, ma i conti non tornano: perché è pur sempre nel tuo mondo che alla fine dei conti vorresti vivere, ma il tuo mondo ti sembra aver perso completamente il senso della misura e della decenza. E del bello.

È di questo che ti rendi conto, quando stacchi la spina: che siamo drogati, completamente assuefatti a un mondo artificiale. I mondi artificiali sono bellissimi: non si rompono mai. Ma il nostro mondo imperfetto era ancora più bello, ed era tutto nostro, solo che siamo talmente storditi da badilate imperterrite di marketing che non ce lo ricordiamo nemmeno più. Corriamo avanti come matti, ma la meta stava alle nostre spalle ed era così facile da raggiungere. Ma che cosa fai, quando sei lì in mezzo, il bastian contrario che va contromano o segui la corrente?

Facciamo così. Io me ne sto in disparte ancora un po’.

Giugno 22 2005

Gaspar Torriero, invece, mi tira in ballo sulle letture. E sia.

Libri della mia biblioteca:
In ordine di età: l’intera collezione di classici dell’infanzia (ignorati), molti fumetti Disney, buona parte dei racconti di Hermann Hesse, qualche Rimbaud, un po’ di Gibran, quasi tutto ciò che passava il convento della Stampa Alternativa e dei libri millelire, vari classici del giornalismo italiano prima e della sociologia delle comunicazioni poi, Roland Barthes, Gregory Bateson, Pierre Levy, tutta la produzione “giovanile” di Stephen King, il primo Andrea De Carlo, poca informatica. Il resto della biblioteca, la maggior parte in effetti, sono libri sparsi di narrativa prevalentemente contemporanea e saggi di attualità acquistati ogni volta che in negozio un libro mi ha detto “ti aspettavo, sono qui per te”.

L’ultimo libro che ho comprato:
Senza perdere la tenerezza, Paco Ignacio Taibo II

Il libro che stai leggendo ora:
Un altro giro di giostra, Tiziano Terzani

Tre libri che consiglio:
Link, Albert-Laszlo Barabasi
L’inglesina in soffitta, Luca Masali
Il gioco preferito, Leonard Cohen

Cinque blogger a cui provo a passare il testimone:
Perles de Pluie, Blog Notes, Webgol, Pietro Izzo, Gattostanco

Chi vorrei essere se dovessi rinascere:
Per ora, e mai come ora, vorrei vivere questa.

Giugno 22 2005

Recupero l’assist di Axell, qualche settimana fa:

Volume totale dei file musicali?
Ho appena perso un disco fisso che conteneva anche una dignitosa raccolta di brani difficilmente rintracciabili. Dunque ora siamo intorno a 0 MB.

L’’ultimo Cd che hai comprato?
Rarities, Indigo Girls – in arrivo da Amazon.

Canzone che stai suonando ora?
O sonho, Madredeus

Cinque canzoni che ascolto spesso:
Come in uno specchio, Eugenio Finardi
Van Loon, Francesco Guccini
Amore di passaggio, Grazie De Michele
Life is sweet, Natalie Merchant
Losing my religion, Rem

E ora il passaggio del testimone ad altri 4 blogger:
Perles de Pluie, Blog Notes, Webgol, Maurizio Boscarol

Giugno 20 2005

Ho smaltito la posta arretrata, pagato i conti, cancellato lo spam, filtrato alcune migliaia di commenti fasulli, digerito alcune settimane di post arretrati, ripreso il controllo del sito.

Ok, direi che sono tornato.

Maggio 28 2005
Maggio 24 2005

Per mille motivi, che non sto qui a spiegare, queste non sono per me le giornate giuste per mettere ordine negli appunti e nelle sensazioni raccolte a Firenze, a Nuovo e Utile. Per ora l’unica cosa che sono riuscito a fare è stato condividere due righe sulla mia relazione e un paio di foto. Va così, per ora.

So che all’opera di digerire gli spunti è al lavoro Antonio Sofi, per cui tenete d’occhio Webgol nei prossimi giorni. Del resto lui è stato uno dei pochissimi a presenziare indefessamente tutti e cinque i giorni. Nonché uno dei pochi a cogliere sempre e comunque il lato bello della vicenda, anche quando diluviava e il pubblico entrava magari solo per ripararsi dalla pioggia.

Dico questo perché mi dispiace un po’ che chi c’è stato trovi modo di evidenziare quasi soltanto i lati negativi. C’era poca gente? Oh, vero, ma quella poca era (quasi) tutta da noi, era partecipe come non s’è visto mai e (almeno nei due giorni in cui c’ero) ha gradito. Mi dispiace, oltretutto, anche perché dimenticarsi di raccontare anche il buono che è uscito dalla polveriera da il la ai soliti imbecilli che nemmeno c’erano ma non perdono l’occasione di mettersi in bocca quattro scemenze pur di levarsi vecchi sassolini dalla scarpa.

Per esempio, vogliamo dire che la formula informale ha funzionato? Nessuno ha sprecato una riga per la bella intuzione del salottino intimo al posto del solito tavolone presidenziale da aula magna, per dire. E vogliamo aggiungere che il programma dai tempi dilatatissimi era azzeccato? Quando Giuseppe Granieri me lo ha fatto leggere per la prima volta, io ero molto scettico: incontri ogni due ore? Tempi così laschi? Sarà difficilissimo tenere alta l’attenzione e non disperdere i temi, le persone, il clima positivo. E invece no: nei primi due giorni si faceva a mala pena a tempo a concedere dieci minuti di pausa prima di ricominciare. Questo non perché l’ospite di turno straparlasse incontinente, ma perché non c’era più ospite e pubblico, c’era semplicemente un gruppo di persone che interagiva. E interagiva piuttosto bene, per quel che ho visto mercoledì e giovedì.

Secondo aspetto interessante: ridendo e scherzando, e nonostante alcune assenze da rimpiangere, sono state messe a confronto con il mondo dei blog persone che partivano da tutt’altri punti di vista. Penso in particolare al secondo giorno, quello dedicato al giornalismo. Sempre restando nella pacatezza più costruttiva, ma su alcuni punti – vedi diffusione dei link, ruolo dei giornali online, innovazioni considerate strategiche – non mi sento di dire che ci fossero né punti di partenza né punti di arrivo condivisi. Ma, una volta tanto, penso che i giornalisti presenti abbiano assorbito un po’ di stimoli dai blogger e i blogger abbiano capito qualcosa di più dei giornalisti. Vedere il mondo con gli occhi degli altri, non è forse questo che suggeriamo spesso?

Il terzo aspetto che ho apprezzato: quando si parla senza fretta, quando non si ha l’ambizione di stravolgere il mondo in un giorno, ma semplicemente si mettono a disposizione intuizioni ed esperienze, abbattendo invece che costruendo distanze, ecco è in questi casi che si finisce per fare i grandi passi avanti. Fossero anche aspetti apparentemente minori. Per dire, credo che Gino Roncaglia, mai abbastanza celebrato per le sue doti divulgative, in due ore abbia dato alla causa delle aggregazioni di contenuti più di quanto noi tutti insieme abbiamo fatto nell’ultimo anno.

Non è poco, no?

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