Archive: 2005
While the hero goes free
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A proposito di Blog generation
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Visto l’argomento, quel paio di cose che avevo da dire su Blog generation, il libro di Giuseppe Granieri, le ho scritte nell’altro sito.
I limiti della Rete
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Sommerso dalla posta arretrata, stavo per lasciarmi sfuggire il fatto che Gianluca Miscione ha scritto un libro. Gianluca – oggi ricercatore presso l’Università di Trento – è stato collaboratore di Internet News dei tempi d’oro: una gran bella testa, molto accademica nelle intuizioni e, talvolta, nello stile. Il libro, a quanto capisco da indice e scheda, è un’approfondita riflessione teorica sulle dinamiche della Rete ed è intitolato Sui limiti della Rete. Leggerò (appena riesco a procurarmi il testo) e farò sapere.
Verità fuori tempo
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Anche la verità su ciò che è realmente ed esattamente accaduto a Bagdad, con la morte di Nicola Calipari e il ferimento di altre persone – tra le quali Giuliana Sgrena, appena liberata – si saprà solo quando tale verità non avrà più alcuna importanza politica, quando non potrà più favorire o danneggiare nessuno, quando nessuno potrà usarla a proprio vantaggio, quando nessuno la temerà più e dunque nessuno più se ne interesserà. La verità vi farà liberi, dice il Vangelo, ma purché non arrivi troppo tardi, quando lo schiavo da liberare è già morto. Sapere adesso che Stalin era un mostruoso tiranno e non un padre di popoli serve poco; bisognava saperlo allora, quando veniva adorato, perché solo così sarebbe stato possibile salvare i milioni di sue vittime. Non si sa ancora, dopo duemila anni, se Gesù sia stato processato dagli ebrei o dai romani – come hanno sostenuto alcuni storici e giuristi israeliani – perché la certezza dell’una o dell’altra verità potrebbe avere ancora ripercussioni politiche sul nostro presente, sull’atteggiamento verso Israele o l’antisemitismo, sul rapporto tra quest’ultimo e il cristianesimo. La verità si viene a sapere quando non è più pericolosa.
Claudio Magris, Corriere della Sera
Con indecoroso ritardo (e stimolato definitivamente da Dario), ho finalmente messo alla prova Skype. Skype, per i non addetti, è un software che permette di comunicare con la voce via Internet. Si comporta come un instant messenger (tipo Icq, MSN Messenger) per tutto quello che riguarda la gestione dei contatti e le connessioni tra gli iscritti, ma alla prova dei fatti è un telefono. Il grande vantaggio, evidentemente, è che due persone che utilizzano Skype per parlarsi non spendono una lira, anche se si trovano all’altro capo del mondo (esclusi, va da sé, i costi di connessione a Internet). Anche le eventuali interconnessioni con la rete fissa, oggi possibili, sono piuttosto convenienti. Inoltre, a differenza di tecnologie simili che l’hanno preceduto, è eccezionalmente facile da usare.
Io, che amo sempre meno il telefono, di Skype finora ho temuto gli aspetti più vicini al messenger: la facilità di contatto e la gratuità ne fanno potenzialmente un terzo telefono (dopo quello di casa e il cellulare) dallo squillo poco controllabile – benché si possano impostare diversi “stati” per spiegare al prossimo quanto la sua chiamata sarà benevenuta in un dato momento. Inoltre, continuo a pensare che il fascino della parola scritta, in questo ambiente virtuale, sia di gran lunga superiore, almeno per tenersi in contatto e fare due chiacchiere veloci.
Detto questo: per un po’ tengo attivo Skype accanto a Icq (12-801-705) e MSN Messenger (sergiomaistrello@hotmail.com). In via sperimentale, diciamo. Scrivo questo perché mi piacerebbe invogliare alcuni amici più lontani, che spesso passano per questo sito, a provarlo. Così magari tagliamo un po’ la bolletta e ci sentiamo più spesso. Il mio nome utente (fatene buon uso) è “sermai”.
Benvenuto, BG!
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Quando hai un blog e scrivi un libro, finisce che poi nel blog ti scappa di raccontare come vanno le cose al libro, cosa ne dice la gente ecc ecc. Poi magari sembra che te la tiri, mentre invece sei solo giustamente contento (o giustamente nervoso, dipende). [..] In ogni caso, il 3 marzo Blog Generation sarà in libreria. Da queste parti si tengono le dita incrociate. 🙂
[Blog Notes]
Dove le telecamere non osano
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– Varda, el xe ‘rivà. Senti la banda.
– Ah, ma la signora Franca no la xe.
– No, il Gasetìn dise che la ga l’influensa.
– Ehhh, ma che pecà…
– Ah, i xe tanto carini!
– Signora, davvero una bella coppia!
– I xe cussì unìdi. Proprio carini.
– Che lui xe un bon presidente. Almen lu xe visìn a la gente.
– Oh sì, guardi. Mi ogi go preso ferie per vegnir qui.
– Ah, ma che pecà che no la xe la Franca…
Quelli che ti danno soddisfazione
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Non sarà forse il primo docente che apre un blog per informare i suoi studenti, ma di sicuro Mauro è il primo prof che io conosca a dotarsi di feed Rss.
Limite raggiunto
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MILANO, 19 FEB – Troppi telefoni sotto controllo: è stato raggiunto il numero limite di disponibilità di apparecchi intercettabili e per ora non si possono mettere in atto nuove intercettazioni. Con questa comunicazione la Tim avvisa le Procure di tutta Italia, la Direzione Nazionale Antimafia e il Ministero della Giustizia che si è creato un problema. È stato registrato, dice la Tim (telefonia mobile) un continuo incremento di «attivazioni di intercettazioni telefoniche», e quindi è stato raggiunto «il limite delle cinquemila linee intercettabili, limite massimo attualmente disponibile».
via Corriere.it, Repubblica.it
L’assegno
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Vabbé, visto che il fatto è diventato pubblico con tanto di nome e cognome (su Punto Informatico Solido di febbraio), ne parlo. Anche perché, a quanto pare, la faccenda non è ancora finita.
Succede questo. Nel giugno scorso cambio casa e chiedo a Telecom Italia di installare una linea domestica. Due giorni dopo l’attivazione mi chiama un’impiegata del marketing per propormi Alice Free in promozione gratuita fino a metà settembre. “Ma poi posso cambiare in qualunque momento?”, chiedo io. “Certo”, fa lei.
Navigo le mie buone dieci ore al giorno fino a inizio settembre, quando chiedo al 187 di trasformare la promozione in scadenza in un profilo Alice Flat. “Tutto ok!”, fa l’addetto. “Tutto ok?”, mi assicuro io. “Significa che non devo fare nient’altro ed entro il 15 settembre, quando scade la promozione, subentra il nuovo profilo?”. “Nemmeno un giorno scoperto”, conferma lui.
A inizio novembre arriva la bolletta del bimestre settembre-ottobre: 303 euro e spiccioli. “Capperi!”, dico io, “Fammi sentire il 187”. Dove la malcapitata di turno, imbarazzata e non sapendo che pesci pigliare, mi risponde qualcosa del tipo: “È colpa sua, avrebbe dovuto controllare”. Controllare che cosa? E soprattutto: come? A questo punto, per la prima volta, mi inquieto e scrivo una raccomandata piuttosto piccata all’operatore, spiegando tutto per filo e per segno.
Negli stessi giorni parlo per caso dell’accaduto con Alessandro Longo, che stava cominciando la sua inchiesta sui call center poi comparsa sul primo numero di Punto Informatico Solido. Dopo avermi chiesto il permesso, propone l’accaduto come caso emblematico nel corso di un’intervista con un pezzo grosso di Telecom Italia. Il quale prende atto e ammette alcuni errori di procedura. Naturalmente dopo questo episodio a me arrivano una serie di telefonate premurose dall’amministrazione dell’operatore telefonico, desiderose di sistemare lo spiacevole malinteso e scusarsi per l’errore.
Ne veniamo a capo. Con qualche lungaggine e un paio di contraddizioni contabili, ma dignitosamente ne veniamo a capo. “Succederà lo stesso per la prossima bolletta”, mi allertano, “perché la variazione formalmente entra in vigore solo oggi. La richiamiamo noi fra due mesi”. “Nessun problema, basta che alla fine i conti tornino”, dico io. Dopo un po’ di giorni ci ripensano: “Guardi, evitiamo di aspettare la prossima bolletta, sistemiamo ora i conti e la chiudiamo qui”. Prendo atto.
Poco prima di Natale arriva la seconda bolletta. Dalla quale correttamente sono stati stralciati corrispettivi non dovuti per alcune centinaia di euro. Nella stessa bolletta, però, facevano la loro comparsa oltre 40 euro di una fantomatica installazione Alice e un’idennità di ritardato pagamento che non aveva ragione di esistere. Ennesima contraddizione, inoltre, non era ancora stato calcolato il canone mensile di Alice Flat.
Avendo imparato a mie spese che per questioni del genere si fa prima a spedire una raccomandata al Servizio Clienti Residenziali piuttosto che tentare la sorte al 187, spedisco una paziente richiesta di revisione del conto telefonico. Dopo le Feste mi richiamano dall’amministrazione e sistemano di nuovo i conti. Io resto perplesso per come certe cifre compaiano o scompaiano con tanta facilità dalla mia bolletta, ma mi arrendo di fronte alla disponibilità dell’impiegata che si è presa a cuore la mia situazione.
Faccenda finalmente chiusa? Ma sì, ora non mi resta che controllare per scrupolo la prossima bolletta e dopo oltre sei mesi potrò dichiarare chiuso lo spiacevole disguido contabile.
Col cavolo. L’altro giorno mi arriva per posta un assegno non trasferibile di 259,27 euro con cui Telecom Italia si premura di rifondermi i soldi erroneamente addebitati in una bolletta che, per accordo con la stessa Telecom Italia, io non ho mai pagato. Richiamo la mia gentile referente, che ha l’aria di chi ormai non si stupisce nemmeno più, ma si accontenta di trovare soluzioni e in fretta. Mi conferma che mi tocca proprio intascarlo, quell’assegno, nato probabilmente da un fraintendimento tra due diverse sedi amministrative dell’operatore telefonico, perché non lo si può annullare senza creare disastri amministrativi. Dopodiché dovrò trasferirli nuovamente a Telecom Italia e considerare la partita chiusa.
Tutto risolto, questa volta? Beh, insomma, quasi: dopo qualche ora suona il telefono. È un’allarmata impiegata di Telecom Italia: “Lei ha ricevuto un assegno che non le spetta!”.
Arriva tardi, signorina, arriva tardi.
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