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Archive: 2010

Febbraio 8 2010

L'anteprima testuale del link
Ci sono piccole innovazioni che possono contribuire in modo sensibile a evolvere il modo in cui stiamo in rete e facciamo cose attraverso la rete. La “parte abitata” del web, in fondo, è nata così: da una serie di intuizioni individuali che sono diventate comportamento collettivo e poi comunità di pratiche, formando prima una sensibilità e poi di conseguenza adattando allo scopo la tecnologia. Da una fase di scoperta e adattamento, ora blog e social network sono passati a una fase operativa, di penetrazione nella società. È sempre più raro, in altre parole, trovarsi di fronte a quelle piccole idee che ti accendono una lampadina e ti fanno guardare in modo nuovo a ciò che hai sempre avuto sotto gli occhi.

Ecco, stamattina dopo molto tempo mi si è accesa una lampadina. Tutto merito di Pier Luca Santoro, di cui da tempo apprezzo l’acuto blog con cui guarda il mondo dell’editoria dal punto di vista inconsueto di un’edicola. Stamattina leggevo il suo ultimo post sull’aggregatore quando sono passato per caso su un link ed è comparsa una significativa anteprima della risorsa citata. Blink! E che ci voleva? La sintassi Html di un link prevede, in effetti, un attributo title che sarebbe buona pratica utilizzare sempre per fornire una sintetica descrizione della risorsa citata. Migliora l’usabilità dei contenuti, è fondamentale per chi consulta il web con sintesi vocali e può dare appigli creativi a chi deve ottimizzare la pagina per una migliore indicizzazione nei sistemi di ricerca e di aggregazione. Fretta e pigrizia fanno sì che, anche laddove il sistema di pubblicazione fornisca una griglia di inserimento del title mentre si incolla il link (lo fa WordPress, per esempio), si sottovaluti ampiamente l’opportunità fornita da questo campo.

Ora, io ho visto spesso utilizzare il campo title per inserire il titolo della pagina citata o una breve descrizione. Così come è piuttosto scontato commentare in questo modo i link del proprio blogroll (io lo faccio correntemente soprattutto su Factcheck.it, per esempio). Ma non avevo ancora collegato questo attributo alla possibilità di fornire un’anteprima specifica del contenuto che riteniamo rilevante segnalare ai nostri lettori. Per un periodo ha furoreggiato un plug-in di WordPress che, sulla base di un’intuizione simile, mostra un’anteprima grafica della pagina di destinazione, ma a mio parere l’immagine appesantisce inutilmente la navigazione, infastidisce spesso chi consulta i contenuti e non fornisce una reale contestualizzazione del contenuto linkato. Sul mio blog, per dire, non è arrivato al secondo giorno. Più interessante sarebbe, semmai, un plug-in in grado di assistere e la composizione del campo title in funzione dei contenuti citati, semplificando ulteriormente la procedura.

Dice Pier Luca che l’idea gli è venuta osservando il comportamento dei suoi lettori: pochissimi cliccano sui link e visitano i link segnalati. È una caratteristica nota, ne parlava anche Giuseppe Granieri a proposito di blogosfera molle. Poiché spesso il link non è solo segnalazione, ma anche contestualizzazione, Santoro ha pensato di rendere visibile almeno in parte il senso che lui associa a quello specifico collegamento ipertestuale. Non ha inventato nulla, certo, ma ha adattato in modo creativo e insolito un’opportunità tecnica a un’esigenza più che mai attuale. Richiede tempo e pazienza, allunga i tempi di scrittura dei contenuti, ma – aggiungendosi alla lista dei microcontenuti possibili – si avvia decisamente verso la conquista di una scrittura profonda così chiaramente incentivata dal web. Grazie a Pier Luca per lo stimolo, che ho provato ad applicare già a questo post.

Febbraio 1 2010

Linguaggi digitali per il turismo Qualche tempo fa l’APT Basilicata organizzò un convegno a Matera per parlare di grammatiche digitali nel settore del turismo, parecchio prima che l’argomento cominciasse a guadagnare credito all’interno delle amministrazioni pubbliche. Fu un bell’incontro, denso di stimoli e ricco di contaminazioni tra specializzazioni differenti, reso infine memorabile da una fitta nevicata che fece ancor più magica la cornice dei sassi (e piuttosto periglioso il rientro). A quel convegno parteciparono tra gli altri Derrick de Kerckhove, Bruce Sterling, Giampiero Perri, Giuseppe Granieri, Mauro Lupi, Roberta Milano, Antonio Sofi, Giovanni Boccia Artieri. Molti se ne interessarono in seguito, chiedendo che fossero resi disponibili gli atti. Da quel materiale oggi è stato finalmente tratto un libro, Linguaggi digitali per il turismo, che esce in questi giorni nella collana dei saggi di Apogeo a cura di Giuseppe Granieri e Gianpiero Perri. Dentro c’è anche un mio intervento che prova a raccontare “quello che i turisti raccontano alla rete e  quello che la Rete racconta ai turisti”.

Questo è l’indice, per chi fosse interessato:

Prefazione – Il turista digitale non improvvisa
di Derrick de Kerckove

Introduzione – Sul perché e su alcune ragioni
di Giuseppe Granieri

La comunicazione per individui e non per masse
di Sergio Maistrello

L’accesso alla conoscenza turistica sul web: i motori di ricerca e le loro logiche
di Mauro Lupi

Il marketing turistico nell’era del web: nuovi approcci e nuove opportunità
di Roberta Milano

Cosa fare e cosa non fare nella Rete turistica. Il caso Italia.it
di Antonio Sofi

L’esperienza del territorio e lo spazio digitale
di Giovanni Boccia Artieri

La grande trasformazione
di Giampiero Perri

Appendice – L’esperienza del territorio in Second Life
di Giovanni Boccia Artieri, Laura Gemini, Valentina Orsucci

PS- Ne parla anche Roberta Milano.

Gennaio 24 2010

L’altra sera, tornando a casa in auto in orario per me insolito, sono capitato sulle frequenze di Radio3. Da quando hanno preso il vizio di stravolgere i palinsesti delle uniche due emittenti che mi calzavano con un certo agio, ovvero Radio1 e Radio2 (cancellando avventatamente quel Condor che accompagnava con assiduità i miei tragitti casa-asilo-casa), sono tornato nomade dell’etere. Noto che sempre più spesso capito su Radio3, sarà un caso. Ne parlo perché quest’ultima volta mi sono preso una cotta per una trasmissione di cui finora ignoravo l’esistenza. Si chiama Sei gradi e, come il nome lascia intuire, gioca con le teorie del piccolo mondo esplorando «i fili e i legami tra le musiche e tra i musicisti, intrecciando le biografie dei musicisti, gli stili, i corsi e ricorsi storici, gli inciampi delle carriere e le affinità elettive». Da Beethoven ai Velvet Underground passando per David Bowie, per dire. Dai Police a Francesco Guccini attraverso le Puppini Sister. Rilassante, competente, stimolante. Ogni giorno alle 18, ma per fortuna sul sito si trovano le registrazioni delle puntate e ci si può abbonare al podcast.

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