il blog di Sergio Maistrello

Città che fanno cose in rete

Ieri Mauro Del Pup segnalava l’interessante iniziativa del Comune di Rimini, i cui assessori – beh, a dire il vero uno solo, per ora – raccontano le loro attività istituzionali su Twitter. Nei mesi scorsi mi è capitato di incontrare diverse realtà civiche online interessanti (Firenze, Schio, il municipio partecipato di Roma), così come da qualche tempo sto seguendo i primi passi in questo mondo della mia città. Esistono molti altri laboratori di e-democracy in Italia: semplicemente non è sempre facile conoscerli e censirli.

Allora - a mo’ di appunti digitali personali, ma anche e soprattutto per dare uno spunto a chi ha informazioni utili da condividere - ho creato una mappa collaborativa. Sto riportando un po’ per volta quello che so in fatto di città che stanno provando a fare cose in Rete: chi ha voglia è libero di aggiungere. Unico requisito: mi interessano poco i progetti che digitalizzano, senza innovare più di tanto, processi tradizionali (e che in genere finiscono nel calderone dell’e-government). Dunque sebbene io intuisca quanto utili saranno alla pubblica amministrazione il protocollo informatico e la firma digitale, tanto per fare due esempi, qui sto parlando di tentativi di fare cose nuove in modo nuovo, o quanto meno di fare cose vecchie in modo nuovo, aprendo nuovi scenari di rappresentazione online della complessità locale. Sto parlando di nuovi abitanti, per usare termini cari a Giorgio Jannis.

Ci proviamo?

14 Risposte a “Città che fanno cose in rete”


  1. 1 Ideepercordenons e non solo

    Io ci sto e per quanto potrò, segnalerò sicuramente iniziative di altre città, secondo lo spirito che tu hai espresso in questo post. Ciao e a presto.

  2. 2 Riccardo

    Ottima idea e ottimo “punto di vista”… E’ un argomento attualissimo, che mi interessa parecchio e che vorrei approfondire anche con web4unity.

    Seguirò i tuoi post e mi guarderò i link. Già “nuovi abitanti” mi pare eccellente.

    PS manca una “a” nella citazione del Mahatma.

  3. 3 davide battistin

    Segnalo anche http://www.bookmarca.it, portale a cura della biblioteca comunale di Treviso e del CED del comune di Treviso sui siti web riguardanti Treviso e il territorio trevigiano. L’utente può segnalare nuovi siti, oltre che votare e commentare quelli recensiti. Webmaster sono io e la redazione è composta da me e altri colleghi della biblioteca.

  4. 4 gigicogo

    Mi permetto, in punta di piedi, di consigliarti un analisi vista anche dal di dentro.
    Infatti, nella Pubblica Amministrazione (quasi mai 2.0) hanno un idea MOLTO diversa di edemocracy.

    I tuoi esempi sono utili e, sicuramente, serveno a smuovere. Lavorandoci dentro e combattendo tutti i santi giorni, ti garantisco che è durissima.

    Quando vedrò cose come questa potrò morire sereno :-)
    http://blog.usa.gov/roller/

    ciao

  5. 5 Sergio Maistrello

    @gigicogo, ne parlo proprio perché ho il privilegio di poterla guardare almeno un po’ anche dal di dentro e in questi mesi mi sono fatto un’idea delle opportunità (molte), delle visioni (alcune) e delle difficoltà (enormi) :)

  6. 6 gigicogo

    Mi fa piacere che si enfatizzi sulle opportunità, che sono davvero moltissime.
    Proprio la PA, IMHO, può sfruttare moltissimo il nuovo vento della partecipazione 2.0
    Noto invece, in diversi casi, un atteggiamento generico da geek sulle tematiche del web 2.0. E scarsa cooncretezza. Questo non aiuta.
    Purtroppo la PA ha paura, diffida. E se vede il web 2.0 solo come un opportunità tecnologica non lo adotta.
    La sfida della partecipazione, secondo me, si deve fare anche sui servizi di eGov come dimostrano democrazie più mature della nostra.
    Ciao

  7. 7 Sergio Maistrello

    ok, ho colto meglio il punto. ragionevole, concordo in buona parte.

    non so negli altri casi, ma per quanto riguarda me io mi guardo bene dal presentare il web 2.0, qualunque cosa sia, come mera opportunità tecnologica, tendo piuttosto a inquadrarlo come processo. inoltre produco ragionamento/divulgazione sugli strumenti solo quando me lo chiedono, scansando atteggiamenti geek che non credo mi si taglino granché addosso.

    non nego affatto l’e-goverment, sia chiaro. dico solo che a me, nel lavoro di raccolta di informazioni e studio dei processi che porto avanti da alcuni anni, in questo momento interessano molto di più l’e-democracy e più in generale gli strumenti che enfatizzano la partecipazione dal basso piuttosto che la semplice (e ciononostante non banale né indolore) informatizzazione delle procedure e dei canali. non ne nego né l’importanza, né la strategicità, né l’urgenza: sondo altri canali, semplicemente, perché in questo momento non è il mio lavoro spiegare l’e-government (ho già dato, peraltro).

    infine credo che alcuni progressi siano molto più facili e a portata di mano di come si ama dipingerli. e credo che non tutto debba necessariamente passare per la pa, posto che certi esperimenti sono credibili solo se nati in ambito pa. chi l’avrebbe detto, vent’anni fa, che milioni (centinaia di migliaia) di persone avrebbero potuto – e voluto – disintermediare il proprio rapporto con l’informazione, la cultura, il mercato? eppure sta succedendo, e sta succedendo in fretta. e nessuno ha chiesto il permesso, così come solo pochi lo stanno facendo perché vogliono semplicemente fare a pezzi il modo consolidato in cui vanno le cose.

  8. 8 Rhadamanth

    Buon Natale!

  9. 9 Cristian

    sono molto contento di questo tuo post. Lavoro in un laboratorio universitario (Laboratorio di Informatica Civica dell’Università degli Studi di Milano – http://www.lic.dico.unimi.it) che da anni si occupa di partecipazione dal basso con particolare attenzione ai temi e-democracy e, spingendoci ancora più in là, e-deliberation. Su questi due temi segnalo due progetti a cui stiamo lavorando: il primo di e-participation nella città di Milano si chiama partecipaMi.it (http://www.partecipami.it) e nasce come iniziativa dal basso rivolta ai cittadini che hanno voglia di mettere a disposizione la loro civic intelligenge per discutere e promuovere proposte per la governance della città; il secondo invece ha una veste un po’ piu’ istituzionale (coinvolge 10 comuni lombardi tra cui Brescia, Mantova, Lecco, Como e Pavia) e ha come obiettivo la sperimentazione dell’uso di alcuni strumenti tecnologici per il coinvolgimento diretto dei cittadini in alcune scelte dell’amministrazione. Il progetto si chiama e21 e lo potete trovare, per esempio, qui: http://brescia.progettoe21.it
    Grazie per il tuo intervento, noi ci proviamo…

  10. 10 walter

    Bella iniziativa, segnalo quella di http://www.ba2015.org, dell’area metropolitana i Bari e il forum partecipato per e-governance.
    Referente progetto: Marta Omero e referente istituzionale regione Puglia Prof. Eugenio Iorio.

    Ps: per avere una maggiore accuratezza nei dettagli suggerirei di utilizzare una mappatura con http://www.communitywalk.com/ che usa sempre le Api di google ma è particolarmente indicato per georeferenziare e mappare iniziative e categorie realite.

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