C’è un anello debole tra il servizio sanitario locale e i futuri genitori al primo parto. Non abbiamo ancora capito quale sia, ma il risultato è che le cose interessanti si scoprono rigorosamente per caso. Magari leggendo in modo meno distratto dal solito uno dei tanti cartelli appesi in reparto.
Per l’appunto, oggi era il primo venerdì del mese, ovvero (abbiamo scoperto in occasione dell’amniocentesi) il giorno tradizionalmente dedicato all’incontro informativo per futuri genitori all’Ospedale civile – una delle due opzioni che abbiamo a disposizione, insieme alla clinica sotto casa. Ti raccontano abitudini e gestione del parto e ti fanno vedere – in video, perché non è possibile portare in gita turistica una quarantina di persone alla volta – i principali ambienti dedicati al travaglio e al parto.
C’è da dire che è stato molto più interessante del previsto, merito anche di un’ostetrica e di una caposala dalle idee piuttosto aperte e dai modi gentili e poco formali. Se, come pensavamo, dal punto di vista della mamma che partorisce i protocolli sono ancora poco aperti alle personalizzazioni (imposizioni dall’alto, fanno capire tra le righe), c’è da dire che riguardo al neonato la struttura è decisamente al passo con i tempi. “Ospedale amico del bambino”, ci tiene a ribadire con orgoglio la caposala. Significa per esempio che il cordone ombelicale non viene tagliato subito, il bimbo non viene separato dalla madre per le prime ore di vita (il cosiddetto bonding, che fa molto bene a entrambi) e nei giorni successivi la loro vita – salvo complicazioni – è indirizzata verso una sana simbiosi (rooming in).
Sono riuscito pure a commuovermi, nonostante io sia pronto a negare questo fatto anche con Stefania, che mi sedeva accanto. Niente di tale, in effetti: non ci hanno fatto vedere bimbi appena nati, né raccontato particolari sdolcinati. Solo che la consapevolezza dell’arrivo di centimetrino va e viene, in questi mesi di lievitazione lenta e di preparativi molto diluiti. Ci sono momenti in cui ne sei cosciente, certo, ma la dimensione della novità quasi ti sfugge. E momenti in cui realizzi all’improvviso tutto quello ciò che sta per accadere. Così quando l’infermiera ha raccontato l’imbranataggine per cui si distinguono i papà, le reazioni imprevedibili di molti uomini di fronte a un evento così forte, la complementarietà del marito in quei momenti così speciali, beh insomma, a me è arrivata addosso una grande emozione.
Sarà l’età.