Piedini, manine, dentini

Mentre si avvicina il quarto mese del pargolo, mamma è alle prese col rinnovo della maternità (il periodo obbligatorio è agli sgoccioli, ma restano ancora fino a sei mesi di facoltativa) e papà ha cambiato fuso orario, spostando con profitto la sua giornata di lavoro a tarda sera. Giorgio, per parte sua, si è regolarizzato di molto, anche se una poppata notturna non gliela toglie ancora nessuno.

Inoltre sta facendo enormi progressi, giorno dopo giorno: ormai interagisce con le persone, osserva tutto con grande scupolo, sorride anche agli estranei, a volte fa perfino il vergognoso addosso a mamma e papà, fa i versi con qualunque vocale tranne la i, imbastisce abbozzi di discorso di una certa complessità (soltanto in una lingua sconosciuta), ridacchia di gusto appena gliene si presenta l’occasione. Non ha perso il vizio di fracassare i timpani degli astanti non appena sopraggiungono fame, mal di pancia, noia, disperazione e fastidi assortiti.

I piedini sono ormai sotto controllo: ha capito dove sono e come funzionano, come usarli per toccare oggetti o persone. Quanto alle manine, invece, è in piena fase di studio: passa alcuni minuti alla volta a guardare il proprio pugno stretto stretto davanti agli occhi, ma si vede che c’è ancora qualcosa che non lo convince. Il dito (le dita, a volte l’intera mano) finisce in bocca, ma sembra più un riflesso condizionato (la cosiddetta mano maternizzata) che un movimento cosciente.

È lì lì per cominciare a conoscere il mondo nell’unico modo concepibile per un lattante, ovvero assaggiandolo pezzo per pezzo; gli manca solo l’ultimo centimetro di slancio, quando anche le mani risponderanno a dovere. In compenso l’accessorio fondamentale per la suddetta esplorazione – enormi quantitativi di bava alla bocca – è già in piena produzione.

La novità dell’ultima settimana, infine, giunge con inatteso e tutto sommato sgradito anticipo. Frequente irrequietezza, dita ostinate a toccare le gengive, lingua vagante, masticazione a vuoto e scoppi improvvisi di pianto disperato sembrerebbero anticipare quello che chi c’è già passato descrive come il momento più duro per i neogenitori dopo i primi quaranta giorni: la comparsa dei primi dentini.

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