Battaglie perse

Gegé non dorme di notte ed è incompatibile coi tempi di recupero durante il giorno. Giorgio si trova sempre più a suo agio in una forma di preadolescenza in drastico anticipo sui tempi. Il risultato è che mamma e papà sono uno straccio e un filino nervosetti, diciamo così. All’ennesimo intoppo di un giorno particolarmente difficile, papà sbrocca e attacca una delle sue ramanzine alterate e noiosissime sulla sopravvalutazione della democrazia in famiglia e sulla necessità di imporre una sana e robusta dittatura. Il figlio grande lo ascolta con un misto di distacco e infastidita noncuranza. La bimba piccolissima non ci è abituata, si fa piccola piccola e un po’ si spaventa. Non contenta di aver già ridotto l’uragano paterno a tempesta tropicale con un semplice movimento all’ingiù degli occhi, la lattante appoggia timidamente una manina sul braccio di suo fratello in cerca di rassicurazione, che lui naturalmente concede con dignitosa profusione di tenerezza. I figli non sanno combattere lealmente, ecco.

3 Commenti a “Battaglie perse”

  1. Stefania scrive:

    Ok, l’abbiamo persa in partenza, tanto vale che ci rassegnamo ;-/

  2. La sanno lunga, fin da lattanti. Che non ci si illuda che sia un caso quella manina!
    Ah quanto ho desiderato un fratello…
    :-)

  3. Murasaki scrive:

    E vi va ancora bene perché Gegé è piccola! Quando sbrocco con BUH!, Sorellina alza il dito apostrofandomi con un aptteptich oppure con un agniananana!!

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