Dice: ma l’hai visto il documentario di Quark? Ma l’hai visto quant’era tenero? Ma noi no, ce la siamo persa la puntata di Quark col filmato sulla gravidanza. Probabilmente eravamo impegnati in qualche corso preparto, tanto per essere originali. E tutti a dirci: ma quant’era bella, ma proprio bella assai. Finché la cassetta salta fuori e ce la siamo vista, la benedetta puntata. E, insomma, tutta questa tenerezza ci è un po’ sfuggita, a dirla tutta. Ma soprattutto, per essere rappresentativo della gravidanza, ci è sembrato quel tantino bizzarro e fuorviante.
Lei: una qualunque madre in attesa. Infatti fa l’allevatrice di delfini, due spettacoli al giorno.
Lui: sorride.
Il bimbo (la bimba): è una ricostruzione tridimensionale al computer dello sviluppo di un feto dentro l’utero. Affascinante, sì, ma dopo aver visto altre riprese in documentari giusto un pelo più realistici, la sensazione di trovarsi di fronte a una messa in scena sintetica è forte.
La gravidanza modello: al quinto mese, e dunque quattro mesi prima del previsto, lei perde il tappo mucoso ed è costretta a stare a letto per un bel po’ di tempo in via precauzionale. Come se non bastasse, diverse settimane prima della data prevista, si lacera leggermente il sacco amniotico, e per evitare che il liquido scenda sotto il livello di guardia e il bimbo sia esposto a infezioni, la mamma riprende la via del riposo forzato.
Il parto modello: all’alba, nella tranquillità di una clinica francese in riva al mare. Siamo pronti signora, dice l’infermiera, le induciamo il parto: per non saper né leggere né scrivere, si becchi subito ‘sta dose di ossitocina e prostaglandine. L’apoteosi del parto naturale, insomma. Lei, come fosse la cosa più naturale del mondo, offre a mo’ di un riflesso condizionato la sua spina dorsale all’ago dell’epidurale. Evviva le femmine emancipate. La bimba si avvia all’uscita. Lei spinge, senza un urlo, in completa apnea e senza apparente coordinamento con l’esplulsione della neonata. Medico e infermiera, che già avevano segnato il loro territorio dando risposte le più saccenti possibile a qualunque timida curiosità, stanno accanto alla finestra a guardare i progressi con lo stesso distacco di un telegiornale mentre si pranza.
La bimba nasce e viene consegnata alla madre, così com’è uscita. Bella, sana, ricoperta di liquido, sangue e vernice caseosa: è l’unico elemento davvero credibile di tutta la storia, dove in genere Hollywood ricorre a bambolotti belli, asciutti e già in carne. Se ne sta buona, la neonata, in attesa che la respirazione inizi da sé. Senonché il medico, per stimolare il pianto e l’inaugurazione dei piccoli polmoni, prende a schiaffeggiarla ripetutamente sul sedere, ottenendo in breve il risultato sperato.
Lui: sorride. E taglia il cordone ombelicale.
Tutti contenti, la festa è finita, vi abbiamo trasmesso una normale gravidanza da cui prendere esempio. Ricordatevene, voi tutte allevatrici di delfini, quando sarete nella vostra sala travaglio con vista sul Mediterraneo.
Bah.