Dei capricci e delle pene

Giorgio è testardo. Come tutti i bimbi di due anni e mezzo, probabilmente. Di suo aggiunge una propensione alla mediazione particolarmente scarsa: è difficilissimo spingere i suoi no verso un forse, è quasi impossibile contrattare un sì. Dopo mezzora capace che lo convinci senza problemi, ma se in quel momento ha deciso che è no, è no, costi quel che costi, anche quando sa benissimo che il prezzo della sua ostinazione potrebbe diventare alto. In realtà coi bambini di questa età esiste sempre un modo per girare la situazione a tuo favore (e le tate hanno buoni consigli in proposito), ma non sempre hai la lucidità, la presenza e la creatività per indovinare il guizzo giusto. Così a volte si arriva agli scontri frontali: il bimbo si rifugia nel capriccio plateale e molesto, i genitori sono costretti a mantenere la posizione e a non cedere, fino ai limiti dell’esasperazione. Può andare avanti per mezzore, rincarando. Non conosci davvero i tuoi limiti – di resistenza, di pazienza, di autocontrollo – finché non hai un figlio, credo. Finisce che a un certo punto devi avere polso e chiudere la situazione, per evitare di superarli quei limiti: un gesto energico, un’urlata particolarmente sostenuta, una sberlotta dimostrativa. Anche più di una, perché lui a quel punto s’impunta ancora di più, difende il suo orgoglio. È un gioco al rialzo perdente in partenza: gli stai insegnando che il più forte vince, che la violenza (fisica, psicologica) ha la meglio. È tutto il contrario di quello in cui credi, ma a volte capita. E forse a volte serve anche. Però ci stai male.

Ci stai male perché non appena in casa torna il silenzio ti senti stupido per esserti arrabbiato tanto. Ci stai male perché non sei riuscito a fare del tuo meglio, a persuaderlo prima che la situazione degenerasse, a imporre la tua autorità in modo convincente e rassicurante. Ci stai male perché a un certo punto il capriccio finisce, e tu distingui chiaramente il momento: è quando il suo pianto, prima fasullo e isterico, cede il passo a una disperazione profonda e inconsolabile. In quel momento vedi negli occhi il suo piccolo mondo che gli crolla addosso. Non è solo la consapevolezza di aver perso una battaglia sbagliata, che lui per qualche motivo si era intestardito a voler vincere, è molto di più. Lo sai perché sei stato bimbo anche tu. C’è angoscia, terrore, solitudine, frustrazione, in quegli occhi. Ma soprattutto la sensazione – che dura un attimo, ma un attimo che ricordi per sempre – di essere perduto.

Ecco, in quel momento a me si rompe qualcosa dentro, ogni volta. In quel momento senti impetuoso l’istinto naturale di proteggerlo e consolarlo, di abbracciarlo e chiedegli scusa per averlo spaventato così tanto, di rassicurarlo perché in fondo non è successo nulla di grave. Giocavamo a papà e figlio, dai, ricominciamo? Invece tu sei ancora nel pieno di un gioco di schieramenti che non concede cedimenti fino al rinsavimento completo e salutare del pupo. Ne va del suo bene, ti dici, deve conoscere le sue sconfitte per accumulare esperienza e diventare più saggio e più forte; ma sono giustificazioni che suonano fesse in quel momento.

Lui nel giro di qualche minuto torna come nuovo: docile, giudizioso, attento, perfino più affettuoso del solito. Non è solo opportunismo, a quell’età sono ancora animati dalla sincerità dell’istinto e delle emozioni. Scorgi quasi una punta di riconoscenza nel suo sguardo rasserenato, come un grazie appena accennato. Grazie di aver combattuto per me, papà. A papà no, a papà ci vuole molto di più per riprendersi. E ogni volta è un po’ più faticoso della volta prima.

3 Commenti a “Dei capricci e delle pene”

  1. Francesco Cugurra scrive:

    Dovresti imparare a sbagliare, invece. Tuo figlio ha bisogno di un padre che si sa voler bene, più che di un padre PERFETTO.

    Eh, sì.. anche papà (io direi babbo :)) sbaglia. Ma sa andare avanti. Sempre.

    Questa cosa di stigmatizzare gli errori è proprio da adulti.

    Tuo figlio è alla disperata ricerca di limiti. I tuoi NO lo aiutano. I troppi sì, quelli, sarebbero un VERO ERRORE. Ma dire no, e saper dire di no, non sono cose semplici da fare.

    Dai che stai andando benissimo! E’ raro vedere un padre che dimostra l’amore per suo figlio in maniera così cristallina.

    ciao :)

    Francesco
    (un padre che ama suoi figli ma che sbaglia tanto)

  2. zio patrizio scrive:

    Anche a me capita di prendere di petto i gemelli, soprattutto alessandro, che è meno furbo di edoardo e dotato della maggior vis polemica e testardaggine di cui può essere dotato un rospo di neanche 11 mesi.

    Poi mi rendo conto che non serve a nulla, e che magari il mio è il semplice sfogo della fatica di stare dietro ai nani. Ma me ne accorgo spesso dopo.

  3. Gaia scrive:

    Accidenti, sì. Come l’hai descritto bene. Tutto quanto.

Lascia un Commento