Papà dice che nel posto dove stiamo in questi giorni è stato piccolino anche lui. Dice che proprio dove di solito mi metto io a sonnecchiare, sotto il portico, lui stava ore dentro il box sotto gli occhi di suo nonno. Dice che lì, nell’angolo del giardino dove facciamo le curve, lui e i suoi cugini hanno scattato la prima foto insieme, quella in cui papà afferrava il bastone grande del nonno. Dove oggi abitano quei due bambini che l’altro giorno mi guardavano curiosi curiosi, dice papà che lì abitava la nonnina adottiva dei bimbi del vicinato, che a lui diceva sempre molte parole carine. L’altro giorno, quando dovevo lasciar riposare un po’ la mamma, mi ha portato a fare un giro per le casette qui intorno: dice che lì, dietro casa, dove stanno quelle villette a schiera incastrate tra loro, un tempo c’erano soltanto cumuli di sabbia da scavalcare con le biciclette. Laggiù, invece, al posto di quel condominio massiccio c’era un supermercato un po’ malconcio, ma il gestore era gentile. E quelle case pretenziose e super-accessoriate qui vicino, dice che quelle erano un tempo le più spartane di tutta la zona, abitate soltanto da turisti tedeschi in affitto settimanale. Per non parlare degli stabilimenti balneari, che non erano mica queste cose stile aperitivo milanese con l’accento sull’ultima sillaba, ma avevano invece nomi adeguati alla semplicità del luogo.
Io non so. Ma se continua a fare il nostalgico, quasi quasi adesso a papà gli faccio caccona addosso.
Bell’antidoto alla nostalgia.
Bravo Giorgio!