Che se ci pensi bene…

Alla fine è questione di matematica. Se la guardi sotto la lente dei numeri la vita torna a sembrarti quel miracolo che in fin dei conti è, anche se ce ne dimentichiamo con una facilità disarmante.

Cavolo, ma pensaci: milioni di spermatozoi vanno all’arembaggio di un ovulo. Uno solo, nel migliore dei casi, lo feconda. In seguito alla fecondazione si scatena una specie di big bang nucleare che mette insieme il dna della madre e il dna del padre e, dopo averli centrifugati, dà vita al dna dell’embrione. Milioni e milioni di variabili anche solo fino a questo punto: buona parte dei risultati di quel big bang non è compatibile con la vita, nulla di fatto.

Poi l’ovulo si deve annidare, deve procedere in un ambiente che non sia troppo ostile, si trova alle prese con una tale quantità di variabili chimiche e biologiche da far spavento anche al più insensibile degli osservatori. Basti pensare al fatto che almeno il 50% (se non più) delle gravidanze non arriva al terzo mese, spesso senza dare nemmeno il tempo ai genitori di accorgersi di qualcosa.

Dopodiché conta le incidenze (tutte espresse in rapporti uno su qualche cosa, dove qualchecosa va da poche unità a decine di migliaia, ma stanno sempre a significare una probabilità concreta) di imprevisti ed eventi negativi in esami clinici, analisi invasive, reazioni all’ambiente in cui si sviluppa il feto. Senza contare che, pur di fronte a un feto in ottima salute, è la madre che può andare incontro a complicazioni scritte nella propria storia genetica.

Poi c’è il parto, con tutta la sua casistica di complicanze e implicazioni a diversi livelli. Un bimbo nato sano dopo una gravidanza tranquilla è già di per sé una sorta di miracolo. A questo punto entrano in gioco le variabili insite nel dna del neonato. Prima ancora di dire “bah” ha tot possibillità di avere la sindrome di down; tot possibilità di avere una delle centinaia di complicazioni spesso gravissime e dai nomi impronunciabili, che scopri solo quando riguardano te; tot possibilità di andare incontro a evoluzioni non corrette dello sviluppo.

Quindi entra in gioco la storia di ciascuno di noi, legata alla fatalità e alle condizioni ambientali, con tutte le incidenze più o meno note in fatto di tumori, di incidenti fatali, di cataclismi e di tutto ciò che qualunque giornale ci racconta senza pudore di particolari. Mi piacerebbe raccogliere tutte le statistiche che sento in questi giorni, e verso cui sono particolarmente sensibile, per dare a questa storia il senso di relatività della nostra permanenza su questa terra che avverto in questo momento.

È davvero difficile perdere tempo dietro a problemi insignificanti, se la vedi da questo punto di vista. Ciascuno di noi è una sorta di miracolo vivente, la prova di una selezione feroce, uno slalom tra calamità che ci fa essere quell’essere unico che siamo. Curioso che quest’insieme di miracoli abbia eletto a normalità la vita perfetta, l’assenza di difetti, la ricerca del superfluo.

Un Commento a “Che se ci pensi bene…”

  1. Giochi scrive:

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