Il grande spavento

Ci sono giorni che ti mettono alla prova tutto intero. Vengono scossi il tuo modo di essere, la tua capacità di razionalizzare, le piccole certezze su cui cammini. È come un terremoto, forte non abbastanza per far danni permanenti, ma quanto basta per diffondere inquietudine tra le persone: ti serve qualche ora per riprendere il controllo della tua sensibilità, amplificata per ore.

Il nostro terremoto è stata una telefonata imprevista. Servono ulteriori accertamenti per completare l’analisi cromosomica sul campione di liquido prelevato con l’amniocentesi. Un problema a quanto pare c’è, ma nella generica di telefonata di contatto, non sapendo con chi stanno parlando, si guardano bene dal lasciarsi sfuggire una parola di troppo.

Io ho questa caratteristica, poco funzionale in casi del genere: mi dici soltanto che c’è qualcosa che non va e mi lasci nell’angoscia di pensarle tutte. Mi dici non va questa cosa specifica e quanto meno cerco di mettere a frutto le energie disponibili sul problema che si presenta, provando a isolarlo dalla confusione delle emozioni. Resisto a un’ansia ereditaria con tutte le mie forze, ma questa non è proprio ordinaria amministrazione. Finisci per pensare a tutte le eventualità che non hai mai davvero preso in considerazione durante i primi mesi di gravidanza, ti dai dell’ipocrita per come certe prospettive – anche solo a immaginare di trovarcisi – ti sembrino molto meno naturali, organiche, gestibili di quanto in fondo hai sempre pensato.

Tutto questo ciclo mentale procede a ruota libera mentre aspetti un paio d’ore per parlare col tuo medico, persona da cui perdi magari ore per la prescrizione di un’aspirina, ma quando serve è lucida e attenta come poche. Ci ha mandati subito a parlare con uno specialista del laboratorio di analisi, che a sua volta ha passato alcuni minuti a spiegarci nei particolari l’imprevisto. Basta chiedere alle volte. E alle volte anche gli interlocutori possono comprendere il tuo disagio.

A quanto pare, sono escluse tutte le patologie più comuni: i cromosomi sono in numero giusto, tanto per citarne una delle più critiche. Il problema è che le cellule disponibili per l’analisi sono poche, e in quelle poche non si vede molto bene. C’è un elemento sovrapposto a un cromosoma che loro non hanno mai incontrato in precedenza. Dunque nessuna conseguenza nota ma, in compenso, nemmeno alcuna certezza sulle possibili implicazioni. Ora serve innanzitutto un esame della nostra mappa cromosomica per capire se è una caratteristica ereditaria (e sarebbe un buon segno) e un processo più approfondito di analisi sulle cellule del bimbo. Per almeno una settimana non potremo comunque saperne di più.

Noi siamo tornati a casa un po’ sollevati. Quanto meno abbiamo escluso molte delle ipotesi che ci erano passate per la testa. Per il resto non possiamo fare molto, se non stare calmi e aspettare il tempo necessario. Ancora una volta Stefania si dimostra molto più brava di me: il suo fatalismo cosmico ha il potere di far acquistare a tutto una dimensione se non piacevole almeno sensata e tranquillizzante. Sarà davvero come deve essere, e qualunque cosa sarà avrà un senso. Per il bimbo e per noi.

C’è una dimensione profonda, legata alla gravidanza, che non può essere messa in discussione da alcun esame medico. Chiamiamolo istinto, o più probabilmente istinto primordiale. Ed è una cosa che senti dentro, molto oltre ogni possibile razionalità. La madre c’è tanto più vicina per natura, anche in funzione del legame diretto col piccolo che le cresce dentro. Ma tutte le persone coinvolte la possono trovare dentro di sé, con un poco di impegno e di esercizio. È in questa dimensione che senti come stanno andando le cose per davvero.

Noi, per ora, sentiamo che va tutto bene.

2 Commenti a “Il grande spavento”

  1. Sara scrive:

    Sono convinta, ed è per questo che- insieme a Gaetano- non ho voluto fare l’amniocentesi, anche se credo sia una scelta personale e leggittima- che la natura sappia seguire il suo corso molto meglio da sola che con l’aiuto degli uomini.
    Anche se mi sono affidata all'”Ospedale del bambino per eccellenza”, credo fermamente che- come in altre occasioni nella vita- non tutto si possa controllare, prevedere, guidare.
    Per questo non leggo le statistiche e non penso a quello che è successo a me a causa delmio rocambolesco ingresso nel mondo. Forse nell’ingenuità che accomuna noi neo genitori, mi affido alle sensazioni, per noi e per voi e sono certa che per noi 6 andrà tutto bene.

  2. Sergio scrive:

    Lo pensiamo anche noi, Saretta, che la natura segua meglio il suo corso da sola. La gravidanza, così com’è gestita oggi, non ha pietà per i bravi medici né per i neogenitori apprensivi e poco informati. A questo ci siamo opposti quanto più possibile, finora. L’amniocentesi è stata una concessione ragionata, che forse tornando indietro non rifarei, ma siamo in ballo e ne accettiamo le conseguenze. L’ascolto delle sensazioni resta la nostra priorità, così come l’accoglienza di centrimetrino.

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