Venti cose che nessuno dice mai

È tragicamente vero che un bimbo non nasce munito di libretto di istruzioni. Non c’è nessuno – per quanto tutti ci provino o pensino di farlo – che ti dica come prepararti per il grande giorno del parto o come affrontare le urgenze quotidiane del dopo, quando sembra che il tempo per se stessi sia stato inghiottito in un buco nero e ogni mossa del pargolo sia un’emergenza nazionale. In questi ultimi dodici mesi (nove di gravidanza e tre con il nostro mezzo metro) sono praticamente sopravvissuta a suon di passaparola, salvata dalle dritte di amiche stupende o di un’ostetrica che sa il fatto suo.

Essando arrivata viva al traguardo dei tre mesi e avendo avuto una gravidanza e un parto che meritano un cero di ringraziamento alla Madonna, mi sento di tirare due somme e fare un riassunto delle cose che ho trovato preziose o anche solo utili fino ad oggi, anche alla luce di quattro corsi preparto (di yoga, di nuoto, dal ginecologo e al consultorio). Così, io le butto là.

– Frequentare un corso in piscina di preparazione al parto il più presto possibile per allenare la muscolatura, sciogliere le tensioni, sentirsi nello stesso elemento liquido in cui si trova il frugoletto, apprendere a spingere sia trattenendo il fiato (come vogliono che si faccia in ospedale) sia espirando (come sarebbe raccomandabile per una dilatazione più dolce), interiorizzare la respirazione “ad arco” (8 tempi di inspirazione e 4 di espirazione, poi 6 e 3, 4 e 2, 2 e 1 e viceversa, seguendo le future contrazioni nel picco del 2-1 e recuperando le forze durante i tempi lunghi)… e perchè è difficile che ti ricapiti di poterlo fare in futuro!

– imparare a visualizzare, anche grazie a un corso di yoga. Ciò significa che, specialmente se, come me, non si desiderano epidurali o altri interventi medici, durante le eventuali fasi impegnative del parto si sarà in grado di estraniarsi pensando alle contrazioni come onde che si infrangono sulla battigia (come appunto sarebbe opportuno indicarle secondo Leboyer), sentirsi immerse in piscine tropicali o su montagne innevate;

– usare fin dagli ultimi giorni di gravidanza le coppette paracapezzoli d’argento, tuttora le mie migliori amiche. Completamente diverse da quelle di silicone, stoffa o plastica, preparano il capezzolo dandogli la forma che dovrà avere durante l’allattamento ed evitano che un rossore o un’irritazione diventino ragadi o altro, grazie alle loro proprietà antisettiche e disinfettanti (costano parecchio di più, ma valgono ogni centesimo);

– massaggiare il seno prima del parto (sotto la doccia con un guanto di crine, o dopo con un asciugamano e poi con olio di mandorle, torturandolo un po’ per cercare di renderlo più resistente, sempre che non ci siano avvisaglie di parto perchè stimolare il capezzolo aiuta la produzione di ossitocina, l’ormone che provoca il travaglio) e dopo il parto (sempre con olio di mandorle, per evitare smagliature e, con la montata lattea, per evitare ingorghi di latte);

– procurarsi la tintura madre di echinacea e calendula per fare impacchi o sciacqui con acqua per rinfrescare e cicatrizzare la parte in cui siano stati dati punti di sutura (nel mio caso dovuti al fatto di non aver potuto scegliere la posizione in cui partorire, anche visto che siamo arrivati in ospedale venti minuti prima che Giogiò uscisse!). Utile anche preparare delle garze sterili imbevute di qualche goccia di olio, essenza di lavanda e tintura madre di calendula da mettere… lì dopo il parto;

– fare massaggi con il famoso olio per il perineo durante le ultime settimane di gravidanza;

– fare ginnastica quotidiana per favorire l’allargamento del bacino e l’elasticità dei muscoli delle gambe, in primis l’esercizio di accucciarsi sui polpacci tenendo i talloni a terra, come spiegato nel “Manuale del parto attivo” di Janet Balaskas;

– lavorare fino all’ultimo, se si può e si riesce, così la testa resta occupata e non elucubra pensieri strani e si ha più tempo dopo per stare con il cucciolo, che è l’unica cosa che si ha voglia o modo di fare;

– leggere solo libri positivi e rassicuranti, possibilmente scritti da ostetriche (fra tutti, io consiglio “Venire alla luce e dare alla vita” di Verena Schmid, “La gioia del parto” di Ina May Gaskin e “L’arte del respiro” di Frédérick Laboyer);

– continuare a mangiare un po’ di tutto – salvo controindicazioni per scongiurare toxoplasmosi o altro, ovviamente – cosicchè il baby riconoscerà e apprezzerà più gusti e sapori durante l’allattamento;

– chiamare un’ostetrica di fiducia che ti stia accanto perlomeno durante il travaglio (se non si opta per il parto in casa, che oggi vedo come la miogliore alternativa in assenza di “case del parto” in zona). A tal proposito, non ringrazierò mai abbastanza Barbara per la sua discreta presenza, i validi consigli e il paziente supporto che mi/ci ha dato;

– non fissarsi sul volere il parto in acqua (come avevo fatto io), perchè in quel momento hai bisogno solo di avere persone positive accanto e tanta concentrazione;

– prima di stimolare il parto con ossitocina artificiale o prostaglandine (il famoso gel) usati negli ospedali, dare una chance all’olio di ricino. Al contrario delle ostetriche, i medici dicono che non c’è alcuna evidenza scientifica (né, per contro, alcun effetto collaterale), tuttavia la mia vicina di letto, oltre termine alla quarantaduesima settimana, ancora mi ringrazia di averle passato sottobanco la mia boccetta di olio;

– respirare “a cagnetto” (avete presente?) quando ti dicono di non spingere perchè la dilatazione non è ancora sufficiente, specialmente se ci si trova in macchina in corsa verso l’ospedale o nel lentissimo ascensore della clinica!

– stare ferme e soprattutto supine durante il travaglio è il modo migliore per sentire dolore e rallentare il tutto. Allora, che fare? Camminare, far ondeggiare il bacino, scambiare quattro chiacchiere con il marito e appoggiarsi a lui quando serve…

– cercare, durante il parto, di rilassare i muscoli della bocca (direttamente collegati con il perineo) ridendo, cantando, muggendo (sì, avete letto bene), ululando…

– visualizzare il perineo che si apre e ripetere un mantra tipo “divento enorme, mi apro come il burro…” o altro;

– fare impacchi caldo-umidi o impacchi di ricotta, quest’ultima debitamente lavorata con un cucchiaio e non applicata a blocchi come invece ho fatto io (la famosa “tettonica a zolle”!). I primi sono utili per disinfiammare il seno dolorante se la montata lattea è improvvisa e troppo abbondante. I secondi possono alleviare strani dolorini quando nessuno sa capirne la causa  (ovvero una volta escluse mastite, candida ecc.);

– se il latte scarseggia o si teme che cali, prima di ricorrere alle famose aggiunte, provare con la tisana di galega (detta anche “erba mucca”, guarda caso), solitamente unita a cumino, finocchio, fieno e anice, tutti ingredienti che aiutano a evitare le coliche per il bimbo e rendono piacevole il gusto. Utilissimo è anche un massaggio shatsu: pare strano, ma può persino stimolare la produzione di latte;

…ma soprattutto non sentirsi né comportarsi mai come se la gravidanza fosse una malattia!

16 Commenti a “Venti cose che nessuno dice mai”

  1. Miriam Bertoli scrive:

    Grazie che bel post, dovrebbero consigliarlo a tutte le future mamme dopo la visita ‘Eh sì, complimenti, aspettate un bambino’. Ho trovato utile anche ‘Avremo un bambino’ della Red edizioni, e il seguito, ‘Abbiamo un bambino’, dello stesso editore.

  2. giulia scrive:

    stavo facendo una ricerca sul perineo…questo sconosciuto….e vi ho trovati.E’ stato bellissimo leggere i vostri commenti, ed anche divertente, le foto poi sono stupende.
    Sono al 4° mese di gravidanza, mi sono appuntata tutti i tuoi suggerimenti.
    Grazie e Auguri di Buon Anno!

  3. federica scrive:

    Che bello il sito che avete creato!Mi ci sono imbattuta per caso grazie a Google…ho un bimbo che compie oggi cinque mesi!Ho letto i tuoi suggerimenti ma mi permetto di dirti che secondo me il miglior consiglio per una donna in gravidanza è…non seguire consigli ma ascoltarsi!Cio’ che puo’ andar bene per te può non adar bene per me…
    Un abbraccio

  4. Vilma scrive:

    A proposito di ragadi anche io ho usato i paracapezzoli in argento e posso dire che funzionano! Sono un po’ care! 40 euro ma funzione e sono essenziali sia come cura che come prevenzione.
    Io le ho acquistate qui http://www.silverette.com

  5. Benedetta scrive:

    Ti consiglio di non usare il guanto di crine sui capezzoli, favorisce l’insorgere delle ragadi. Solitamente è la prima cosa che le ostetriche sconsigliano, ma va per la maggiore come passaparola

  6. Stefania scrive:

    E allora diciamolo! Grazie, Benedetta. A me ha fatto rafforzare il seno, su consiglio di un’amica, ma ci credo quando dici che in alcune può predisporre alle ragadi.

  7. Sara scrive:

    Complimenti!Sono alla 37 settimana della mia prima gravidanza e anche se non ho ancora partorito ho ricevuto da persone che reputo di fiducia molti dei consigli da te indicati.
    Grazie!!!

  8. Stefania scrive:

    Grazie, Sara, mi fa molto piacere sapere che i consigli che ho ricevuto e riportato sono condivisi e utili ad altre (future) mamme!
    In bocca al lupo per tutto e, mi raccomando: ascoltati sempre, sei il miglior medico che tu possa avere! Un abbraccio.

  9. [...] spunti per approfondire alcune tematiche tipo Apermus e scartare l'olio di ricino ad esempio. Venti cose che nessuno dice mai Un abbraccio ditemi cosa ne pensate Rispondi Citando [...]

  10. clomifene scrive:

    Grazie per articolo! Molto interessante e utile! Avete creato veramente bel post! i consigli sono utile per ogni donna.

  11. Stefania scrive:

    Grazie, clomifene, lo speravo! ;-)

  12. Stefania scrive:

    Grazie!

  13. Sono contenta e ringrazio per gli utili consigli. Sono alla 35 esima sett. Fra poco faccio il tris. In bocca al lupo a tutte

  14. Stefania scrive:

    Che brava, Francesca! L’insonnia di Gea (e quella di Giorgio prima) sono il miglior anticoncezionale che esista! Anche a me sarebbe piaciuto avere tre figli, ma…

  15. Lila scrive:

    Vedo dalle date dei commenti che questo post è coetaneo del mio primo nanetto. Sono arrivata alla ricerca di idee sul ricino, che non mi era servito la prima volta ma comincia a tentarmi visto che sono a 40+6, ed ho trovato un pensiero che sottoscrivo pienamente, relativo al non fissarsi sul parto in acqua ma sullo spirito della squadra che avrai a fianco. Anche questa volta il mio ospedale sarà quello dove sono una persona sana che deve partorire e non un numero da mandare avanti, con vasche e stanze a solo uso di specchietto per allodole quando ti fanno visitare la struttura!

  16. Stefy scrive:

    Non fissarsi con il parto in acqua, a me ha rallentato drasticamente il processo di dilatazione :-(… Vabbè, mi segno tutto per il secondo figlio!

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