Inconvenienti

Ieri un piccolo spaventino. Niente di tale, sembra già tutto risolto, ma tanto è bastato per farci provare (almeno a me, mentre Stefania pareva molto tranquilla) l’altro lato dell’attesa. L’ansia, la paura che qualcosa vada storto, la presa d’atto dei possibili inconvenienti. Non che non fossi preparato agli inconvenienti, figurarsi, semplicemente per ora è andato tutto talmente bene e in tranquillità che ci eravamo quasi abituati a questo stato di cose.

Ieri pomeriggio, nella sala d’aspetto del policlinico, pensavo a quante esperienze come la nostra si interrompono bruscamente prima del dovuto e a quante gioie e aspettative si portano dietro. Mi rendo conto che non ho mai ragionato davvero sul vuoto che lasciano e di come, dal di fuori, l’ho sempre sottostimato. Tendiamo a essere terribilmente superficiali sulle emozioni che non viviamo in prima persona.

Ad ogni modo, il pomeriggio si è concluso con una visita di controllo in cui, oltre a una breve ecografia al nostro centimetrino (che sta benone e non mi stupirebbe se avesse fatto le boccacce agli ennesimi ultrasuoni), abbiamo potuto seguire in tempo quasi reale la cronaca di un cesareo alla 42.a settimana da cui è uscito un bimbo da Guinnes: 5,2 chilogrammi. E poi dicevano che io, dall’alto dei miei 4,3 chili ero già un bel campioncino, tsé. Infine, complice un errore di digitazione nel computer, in molti si sono complimentati con Stefania per l’ottima salute del suo utero da arzilla ottantenne.

Pomeriggio bizzarro, insomma.

Un Commento a “Inconvenienti”

  1. Stefania scrive:

    Penso che sia un grande dono essere scelti per dare l’opportunità ad un’anima di vivere un’esperienza terrena e credo che, soprattutto nei primi tempi, sia normale che quell’animella ci ripensi, o che forse vada bene aver vissuto così poco, che quel tempo basti già per apprendere qualcosa. E’ per questo che ero tranquilla: non posso interferire, non è una mia scelta. Ma all’inizio, dentro di me, ho pregato perchè non fosse tutto finito, perchè quell’esserino restasse con noi un altro po’, perchè non ci lasciasse così presto.

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