Tutto è bello

Sento che l’abitudine a trattare la gravidanza come una malattia, a concentrarsi sul piccolo e sul presente, mi sta facendo perdere sempre più quella visione d’insieme che solo pochi mesi fa mi era sembrata tanto a portata di mano.

Ogni tanto cominciamo a pensarci, Stefania e io, a che cosa significherà essere genitori: di fronte alle notizie del telegiornale, per esempio, ci viene quasi istintivo ragionare su che cosa della nostra visione del mondo saremo in grado di trasmettere a centimetrino, quando sarà tra noi; a quanta della fiducia di cui avrà bisogno per fare la sua parte in questo mondo malandato saremo capaci di trasmettergli. Qualche mese fa mi sembrava tutto più semplice. Oggi, invece, mi prende spesso la sensazione di essere entrato in un programma che ha nelle piccole emergenze quotidiane la sua agenda precostituita.

Così ho deciso di ripercorrere, con una generosa spinta da parte del mio inconscio, gli stimoli dei mesi scorsi. L’altro giorno, per esempio, facendo vedere le foto di Bali a Mariuccia e Franco ho risentito mentalmente gli odori dell’isola. Gli odori, a loro volta, sono andati a trovare i cassetti in cui erano andate a nascondersi le sensazioni vissute nel giugno scorso. Oggi, distratto e sconcentrato sul lavoro, mi sono ritrovato sul divano a sfogliare da capo l’ultimo libro di Terzani, che così tanto mi ha aiutato a trovare compromessi sulla misura delle cose al momento del nostro rientro in Italia.

Ci stiamo lavorando, insomma.

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